Bossetti trasferito: nel nuovo carcere potrà lavorare

Andrà a Bollate. Condannato all'ergastolo per l'omicidio di Yara Gambirasio, Massimo Bossetti è andato via da Bergamo proprio per l'assenza di programmi lavorativi

Massimo Bossetti. Foto Ansa

Massimo Bossetti è stato trasferito nel carcere di Bollate. Il muratore di Mapello, condannato in Cassazione all'ergastolo per l'omicidio della 13enne Yara Gambirasio, è stato trasferito nel carcere milanese dall'istituto di Bergamo dove si trovava. Attraverso un'istanza dei suoi avvocati, nei mesi scorsi l'uomo aveva chiesto di lasciare la struttura di via Gleno a causa dell'assenza di programmi di lavoro per i detenuti.

Perché Bossetti è stato trasferito nel carcere di Bollate

Nella prigione milanese Bossetti potrà lavorare, prendendo parte alle attività previste per i detenuti, così da aiutare economicamente la sua famiglia. Nella struttura l'uomo verrà destinato al reparto dei condannati considerati a rischio per la tipologia di reati commessi, come pedofili e violentatori.

Massimo Bossetti è in carcere dal giugno 2014. Il 12 ottobre scorso era stato condannato all'ergastolo in via definitiva, dopo che la cassazione aveva rilevato la piena coincidenza tra il profilo genetico catalogato come "Ignoto 1", rinvenuto sugli slip di Yara Gambirasio, e quello di Massimo Bossetti, come si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna all'ergastolo per l'imputato nel processo sull'uccisione della ragazzina. L'evidenza scientifica, frutto di "numerose e varie analisi biologiche effettuate da diversi laboratori", era stata ritenuta "valore di prova piena".

Era il 26 novembre 2010 quando la 13enne Yara Gambirasio era scomparsa da Brembate di Sopra, comune in provincia di Bergamo. La giovane ginnasta era andata in palestra per consegnare uno stereo. Poi sarebbe dovuta tornare a casa, ma non era mai arrivata. Tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, il corpo era stato trovato in un campo incolto a Chignolo d'Isola. L'autopsia aveva svelato colpi alla testa, coltellate alla schiena, al collo e ai polsi. Nessuna mortale: il decesso era arrivato quando alle ferite si era aggiunto il freddo.

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Ad inchiodare Bossetti per l'omicidio della ragazzina è stato il test del Dna - una prova scientifica che fa coincidere al 99,999% il profilo di Ignoto 1, assassino di Yara Gambirasio, con quello di Massimo Giuseppe Bossetti - ma anche altri indizi, quali il passaggio del suo furgone in un orario "compatibile" con l'uscita di Yara dal centro sportivo e il ritrovamento sulla vittima di fibre 'compatibili' con la tappezzeria dei sedili del furgone di Bossetti e di sferette metalliche riconducibili a chi lavora nell'edilizia. Elementi che hanno concorso a dimostrare la colpevolezza dell'imputato.

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Sono "più tranquillo" e ho "molta fiducia nella giustizia". Sarebbero queste secondo il suo legale, Claudio Salvagni, le prime parole di Massimo Bossetti, il muratore accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, uscito dall'aula dopo la prima udienza in tribunale a Bergamo del processo sul delitto della tredicenne che fu trovata uccisa tre mesi dopo la sua scomparsa dalla palestra di Brembate di Sopra, il 26 febbraio del 2011

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