Carlo, il cadavere tenuto in un sacco per oltre un mese: la compagna ha confessato

Orrore a Maceiò, Brasile. La compagna ha confessato di aver ucciso l'avvocato torinese Carlo Cicchelli e di aver tenuto il corpo in un sacco per oltre un mese

Foto tratta dal profilo Facebook della vittima

Una donna brasiliana, Cléa Fernanda Máximo da Silva, ha confessato di aver ucciso l'avvocato italiano Carlo Cicchelli a Maceiò, capitale dello Stato brasiliano di Alagoas. La polizia - dopo la confessione della donna che con la vittima aveva da anni una relazione - ha trovato il corpo di Cicchelli nella casa in cui la coppia viveva. La famiglia dell'avvocato 48enne non aveva avuto sue notizie da quasi due mesi: solo strane richieste di denaro via messaggi scritti: la compagna così era riuscita a ottenere 5mila euro su un conto bancario brasiliano.

Carlo Cicchelli ucciso in Brasile

Cléa Fernanda Máximo da Silva ha detto alla polizia di aver assassinato Chicchelli il 27 settembre: da allora viveva con il suo cadavere in casa, nascosto in una sacca dietro ad un divano. È stato un amico italiano ad indirizzare la polizia brasiliana  sulle tracce della donna, spiegando che il comportamento tenuto dall’uomo era del tutto anomalo.

Secondo il sito brasiliano Alagoas 24 horas, l'avvocato Carlo Cicchelli aveva conosciuto Cléa Fernanda Máximo alcuni anni fa quando era sua vicina di casa a Torino. Poi aveva lasciato la carriera e si era spostato con Cléa in un'altra città italiana, dove aveva aperto un ristorante. Poi il trasferimento in Brasile la scorsa estate. Poi il tragico epilogo. La scomparsa dell'avvocato, che aveva lo studio in corso Sebastopoli a Torino e abitava a Mirafiori, era stata denunciata dai familiari lo scorso 31 ottobre 2018 ai carabinieri della stazione Pozzo Strada. Carlo Cicchelli lascia due figli di 11 e 13 anni.

Il fratello: "Lo avevamo avvisato"

"Uno si innamora e poi finisce morto in un sacco di plastica. Noi glielo avevamo detto che quella donna non era normale, ma quando uno è innamorato non vuole sentire ragioni". Lo dice all'Ansa Antonio, il fratello di Carlo Cicchelli. "L'ultima volta che l'ho sentito a voce per telefono - racconta - è stato il 25 settembre. Poi più nulla. Solo messaggi in cui mi si chiedevano dei soldi. Intorno al 28 settembre voleva 2.500 euro: un episodio che mi aveva insospettito, perché due giorni dopo mio fratello sarebbe dovuto tornare a Torino. Aveva già i biglietti. Ma a Torino non è mai arrivato". Antonio è convinto che la fidanzata brasiliana "lo avesse già ucciso e che fosse lei a mandare i messaggi spacciandosi per lui". "Sono anche venuto a sapere - precisa - che, scrivendo dalla pec di Carlo, lei tentò di sbloccare un conto bancario a Palermo. Mio fratello aveva un'attività in Sicilia e, a giugno, era stato laggiù proprio con lei. Loro due stavano insieme da circa cinque-sei anni. Carlo l'aveva presa dalla strada".

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