L'uso scorretto del cellulare causa il tumore: dal tribunale di Ivrea una sentenza storica

Il giudice del lavoro del Tribunale di Ivrea ha riconosciuto che il neurinoma che ha colpito un dipendente di una azienda che per lavoro utilizzava il cellulare più di 3 ore al giorno, è stato causato proprio dall'uso scorretto del telefonino

L'inchiesta de Le Iene andata in onda 4 anni fa

IVREA (Torino) -  Per la prima volta al mondo un Tribunale ha riconosciuto il nesso di causa tra uso improprio del cellulare e tumore al cervello. La sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea ha stabilito la correlazione tra il prolungato utilizzo del telefono cellulare e la comparsa di un neurinoma.

Il cancro, nella fattispecie un neurinoma, ha colpito un dipendente di una azienda di telecomunicazioni che, per quindici anni, ha utilizzato dalle tre alle quattro ore al giorno il cellulare. Il tumore è stato diagnosticato nel 2010, dopo una persistente sensazione di orecchio tappato.

 "Per quindici anni ho utilizzato il cellulare anche 3-4 ore al giorno, a casa e in macchina, senza gli auricolari. Poi, nel 2010, ho cominciato ad avvertire una persistente sensazione di orecchie tappate - racconta Roberto Romeo, 57 anni - Per fortuna si tratta di un tumore benigno, ma comunque invalidante. Ho subito l'asportazione del nervo acustico e oggi non sento più dall'orecchio destro".

Il verdetto è stato emesso dal giudice Luca Fadda del tribunale di Ivrea l’11 aprile che ha condannato l'Inail a corrispondere una rendita vitalizia da malattia professionale al dipendente di circa 500 euro al mese per tutta la vita della vittima a cui Il consulente tecnico d'uffici ha riconosciuto un danno biologico permanente del 23%. "Ora crediamo sia necessario riflettere su questo problema e adottare le giuste contromisure" affermano gli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone. L’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino era già stato riconosciuto sin dal 2011 dalla Iarc che aveva inserito questo dispositivo nella categoria 2b.

Lo studio legale degli avvocati Ambrosio e Commodo, esperti in risarcimento del danno, avevano già intentato una causa alcuni anni fa “che è ancora giacente al Tar” per imporre al ministero una campagna di informazione sui rischi legati al cellulare. "Sono soprattutto i bambini e le donne in gravidanza a essere più vulnerabili” spiega ancora l’avvocato Bertone. "La popolazione deve essere avvisata perché basta usare il telefono con l’auricolare o a una certa distanza per poter abbassare i rischi".