Chi è Cesare Battisti, in fuga dall'Italia dal 1981

Per l'ex terrorista dei Pac potrebbe essere vicino il momento dell'estradizione in Italia dal Brasile. E' latitante dal 1981

Quattro omicidi per i quali si è sempre dichiarato innocente e altrettante sentenze di ergastolo passate in giudicato sulle spalle, Cesare Battisti potrebbe ora essere estradato in Italia dal Brasile. Finirebbe così la sua lunga fuga dall'Italia, iniziata nel 1981. L'attesa è per il pronunciamento definitivo del Supremo Tribunale Federale. "Se il Brasile confermerà la mia estradizione mi consegnerà alla morte", ha fatto sapere Battisti in un'intervista al giornale O Estado de Sao Paulo.

Nato nel 1954 a Cisterna di Latina, Cesare Battisti vive una burrascosa adolescenza, finendo più volte segnalato alle forze dell'ordine per piccoli crimini. Nel 1972 il primo arresto, per una rapina compiuta a Frascati. Tre anni dopo viene nuovamente arrestato e rinchiuso nel carcere di Udine, dove conosce Arrigo Cavallina, dirigente dei Proletari Armati per il Comunismo, formazione terroristica di estrema sinistra attiva soprattutto in Lombardia. Tornato libero, Battisti si unisce ai Pac, responsabili di diversi rapine a banche e supermercati (i cosiddetti "espropri proletari") ma anche degli omicidi di alcuni commercianti e appartenenti alle forze dell'ordine.

Gli omicidi 

La prima vittima attribuita a Battisti è Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria ucciso il 6 giugno 1978 a Udine. Il delitto viene rivendicato dai Pac, che accusavano il graduato di aver maltrattato detenuti in carcere. Secondo i giudici, Battisti fu uno dei due killer di Santoro. Un anno dopo, il 16 febbraio 1979, l'omicidio del gioielliere milanese Pierluigi Torregiani, che un mese prima aveva ucciso un rapinatore nel corso di una tentata rapina, e, poche ore più tardi, quello del macellaio di Mestre Lino Sabbadin, anche lui protagonista di un tentativo di resistenza a una rapina. Battisti è stato condannato come co-organizzatore dell'omicidio Torregiani (il figlio dell'uomo, all'epoca 15enne, rimase ferito e da allora è su una sedia a rotelle), mentre per la morte di Sabbadin secondo i giudici offrì "copertura armata" all'esecutore materiale. Sempre nel 1979, il 19 aprile, la morte dell'agente della Digos, Andrea Campagna, per il cui omicidio Battisti è stato condannato come esecutore materiale.

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La fuga, dal Messico alla Francia

Battisti ha sempre sostenuto di non aver ucciso nessuno. Le accuse contro di lui si basano principalmente sulle testimonianze, spesso contraddittorie, di alcuni membri dei Pac, come quelle del pentito Pietro Mutti. Non si è mai invece pentito della sua militanza nei Pac e nella lotta armata.

In carcere per scontare una condanna per possesso illecito di armi, Battisti riesce ad evadere dal carcere di Frosinone nel 1981. I processi contro di lui per i quattro omicidi non erano ancora iniziati e tutte le condanne sono state in contumacia. La fuga lo porta prima a Parigi, poi in Messico, poi nuovamente in Francia. Nel frattempo ha iniziato a dedicarsi alla scrittura. In Francia viene protetto dalla cosiddetta "dottrina Mitterrand", una politica relativa al diritto d'asilo tesa a non concere l'estradizione a persone imputate o condannate per "atti di natura violenza ma d'ispirazione politica" contro qualsiasi Stato che non fosse quello francese, qualora gli autori rinuncino alla violenza.

Tra gli italiani ad averne beneficiato negli anni anche diversi membri di Potere Operaio (come Toni Negri) e Brigate Rosse. Battisti scrive romanzi noir, pubblicati dalla casa editrice Gallimard, e lavora traducendo in italiano autori francesi. Gli anni Duemila segnano la fine della dottrina Mitterrand e nel 2004, presidente era François Chirac, le autorità francesi autorizzano l'estradizione di Cesare Battisti. Il mondo della "gauche" si schiera con lui, che nel frattempo aveva ottenuto la naturalizzazione: intellettuali come Philippe Sollers, Fred Vargas, Bernard-Henri Lévy, Daniel Pennac, Tahar Ben Joullon. Manifestazioni di solidarietà arrivano anche dall'Italia. 

In Brasile, da Lula a Temer

Poco prima del pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato francese che lo avrebbe estradato in Italia, Battisti fugge in Brasile, dove l'ergastolo è stato abolito ed è in vigore la pena massima di 30 anni. Il 18 marzo 2007 viene arrestato a Rio de Janeiro, ottiene lo status di rifiugiato politico dal governo che però viene considerato illeggitimo dal Supremo Tribunal Federale brasiliano. L'ultimo atto da presidente del Brasile di Ignacio Lula è stato il rifiuto all'estradizione di Battisti in Italia, e la concessione del diritto d'asilo e del visto permamente nel 2010. Battisti torna libero nel 2011. Dilma Rousseff, subentrata a Lula, nega anche lei l'estradizione quell'anno, perché Battisti avrebbe potuto subire "persecuzioni a causa della sue idee". 

Con l'arrivo del nuovo presidente Michel Temer, l'Italia approfitta del cambio di clima politico e torna alla carica chiedendo formalmente, ancora una volta, l'estradizione di Battisti. Temer si era già espresso a favore. 

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Il nuovo arresto

Lo scorso 4 ottobre Battisti è stato arrestato mentre cercava di lasciare il Brasile per entrare in Bolivia. L'accusa per lui è di aver cercato di portare illegalmente della valuta straniera all'estero in quantita superiore al limite previsto dalla legge. Battisti invece sostiene di essere andato in Bolivia a pescare e di aver subito un'imboscata da parte della polizia federale. 

Il 12 ottobre, scrive la Folha de Sao Paulo, il presidente Temer sarebbe pronto a revocare lo status di rifugiato concesso a Battisti. 
 

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