Concordia, via il capitano De Falco: "Schettino in cattedra e io..."

L'uomo del "salga a bordo cazzo" trasferito in ufficio. Da oggi, dopo dieci anni, non sarà più operativo. "Pago l'impegno di quella notte, questo è mobbing. Questo è un Paese storto"

Il comandante De Falco

ROMA - Lui intimò a Schettino di tornare a bordo, con una frase divenuta ormai celebre. Qualcuno gli ha "intimato" di tornare in ufficio. Il capitano di fregata Gregorio De Falco, l'uomo che al momento del naufragio della Costa Concordia era a capo della sezione operativa della direzione marittima di Livorno, non sarà più operativo ma da oggi sarà trasferito in ufficio. 

Dopo dieci anni nel settore operativo, il comandante del "salga a bordo cazzo" sarà trasferito in altri uffici, dove svolgerà mansioni di carattere amministrativo. Un lavoro da scrivania, insomma, che non sembra entusiasmare De Falco. Anzi. 

"L'ho saputo solo ora", dice l'ex capitano a Repubblica. "Ho avuto notizia dal comandante Faraone che lascio il servizio operazioni e vengo destinato ad un ufficio di carattere amministrativo. Sono abbastanza amareggiato - ammette - perché da dieci anni la mia ragione professionale è l’operativa, ma sono un militare. Eseguirò gli ordini". Anche se l'intenzione è di non arrendersi senza lottare: "Sono convinto di essere vittima del mobbing. Dunque - annuncia - valuterò azioni legali. Questo Paese storto punisce i suoi servitori".

"Sto riflettendo su molte cose, comprese le stellette che porto addosso - dice non senza delusione - Il 28 settembre mi presenterò al nuovo ufficio che deve ancora probabilmente essere individuato dal comando. Sono molto amareggiato, sto riflettendo su tante cose".

La convinzione, anche se De Falco non lo ammette mai trincerandosi dietro un amaro "non chiedetemi altro", è che quella tragica notte del naufragio della Concordia abbia avuto il suo peso. L'allora comandante della direzione di Livorno fu l'unico a esporsi in prima persona per cercare di salvare uomini e mezzi. Un'esposizione, anche mediatica, che potrebbe aver scontentato qualcuno che, almeno in teoria, avrebbe dovuto "muoversi" al posto di De Falco. 

Il documento-beffa, rivela il "Corriere della Sera", è stato firmato da Ilarione Dell’Anna, già responsabile della Capitaneria di porto di Livorno durante il naufragio, promosso e spedito a Roma. De Falco non l’ha mai detto pubblicamente ma tutti sanno che tra lui e l’ammiraglio i rapporti si erano deteriorati dopo la notte del naufragio. Forse, quando il comandante parla di "mobbing" è a questi rapporti che si riferisce. 

Anche se l'amarezza più grande resta sempre per il destino che ha diviso lui da Schettino. Il comandante, l'uomo che fuggì dalla Concordia che colava a picco, è diventato una sorta di star. E a De Falco non resta altro che recriminare: "Se penso che sale in cattedra...". 

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