"Ma che belle son le foibe da Trieste in giù": cori choc al corteo antirazzista di Macerata

Circa 50mila i partecipanti, pullman arrivati da tutta Italia per dire no al fascismo e al razzismo dopo la tentata strage di Traini. Ma qualche manifestante ne ha approfittato per inneggiare all'eccidio degli italiani compiuto da Tito

Foto Askanews

Circa 50mila i partecipanti alla manifestazione antirazzista e antifascista di Macerata, organizzata dopo i tragici fatti dei giorni scorsi (dalla morte della giovane Pamela al raid vendicativo di Luca Traini che ha sparato a 6 nigeriani ferendoli). I pullman sono arrivati da tutta Italia. 

Tra bandiere dell’Anpi, di Libera, dell’Arci, della Fiom, di Emergency e di formazioni politiche come Potere al Popolo e Rifondazione Comunista, il corteo partito dai Giardini Diaz si sta snodando senza alcun incidente, pacificamente.

I cori sulle foibe

Durante la manifestazione si è potuto sentire qualche coro inneggiante alle Foibe, tragedia a cui oggi è dedicato il Giorno del Ricordo. "Ma che belle son le foibe da Trieste in giù". Così, riprendendo il tema della famosa canzone di Raffaella Carrà, alcuni manifestanti hanno inneggiato al massacro degli italiani ad opera del regime comunista di Tito. 

Già questa mattina,  davanti alla sede del circolo identitario la Terra dei Padri di Modena, era apparso uno striscione contro le vittime dell'eccidio: "Maresciallo siamo con te. Meno male che Tito c'è".

Serracchiani: "Cori scandalosi"

I cori inneggianti alle foibe sono stati duramente condannati dal presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani: "Sono scandalosi – ha detto -, calpestano morti innocenti e tradiscono gli ideali della Resistenza". Serracchiani oggi ha parecipato alle celebrazioni del Giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza. Per la presidente del Fvg "è agghiacciante che, proprio nel Giorno del Ricordo, qualcuno abbia il coraggio di esibire approvazione per un massacro. L’antifascismo su cui si fonda la nostra Repubblica è democrazia e tolleranza, non violenza cieca e furore ideologico". 

"Da presidente di una Regione che ha sofferto in carne e sangue la tragedia delle foibe e dell’esodo – ha sottolineato Serracchiani – condanno fermamente queste manifestazioni incompatibili con i principi della Costituzione".
 

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