Coronavirus, l'intuizione di un medico ha contenuto il contagio: aperta un'inchiesta

A una settimana dall'inizio dell'epidemia emergono nuovi particolari di cosa sia successo a Codogno, focolaio del coronavirus in Italia. Il "paziente 1" era tornato a casa nonostante i sanitari avessero consigliato al 38enne un "ricovero prudenziale"

La città di Codogno, focolaio del Coronavirus in Italia. FOTO ANSA / Andrea Fasani

L'intuizione clinica di un rianimatore dell'ospedale di Codogno, intervenuto quando le condizioni del paziente 1 erano in peggioramento, ha consentito un primo iniziale contenimento del contagio. A raccontarlo è Massimo Lombardo, il direttore generale dell'Asst di Lodi, nella sua ricostruzione di quanto accaduto nel presidio di Codogno dal momento dell'arrivo del 38enne che ha svelato la presenza del nuovo coronavirus in Italia.

È stato questo medico a decidere di fare il tampone e di attivare le procedure di protezione degli operatori nonostante secondo i protocolli del ministero - puntualizza il Dg - i fatti e le informazioni raccolte fino a quel momento non permettessero ancora di classificare il caso come sospetto o probabile".

Intanto sono state sequestrate dai Carabinieri del Nas le cartelle cliniche del paziente 1 su disposizione della procura di Lodi che ha aperto un'inchiesta conoscitiva contro ignoti.

Coronavirus, come è iniziato il contagio

È stato proprio il direttore generale dell'Asst di Lodi a decidere di fare chiarezza sul 'paziente 1', il caso indice da cui è partito l'effetto domino dei contagi da coronavirus in Lombardia.

Il 38enne, riferisce Massimo Lombardo, si è presentato al Pronto soccorso dell'ospedale di Codogno una prima volta il giorno 18 febbraio senza presentare alcun criterio che avrebbe potuto indentificarlo come 'caso sospetto'' o 'caso probabile' di infezione da coronavirus secondo le indicazioni della Circolare ministeriale del 27 gennaio 2020: durante l'accesso in Pronto soccorso è stato sottoposto agli accertamenti necessari e a terapia; tuttavia era tornato a casa nonostante i sanitari avessero consigliato al 38enne un "ricovero prudenziale".

"Nella notte tra i giorni 18 e 19 febbraio", ricorda ancora il Dg dell'azienda socio sanitaria territoriale lodigiana, il 38enne "si ripresenta al Pronto soccorso dello stesso ospedale (Codogno, ndr) per un peggioramento dei sintomi: viene quindi ricoverato nel reparto di Medicina dove il peggioramento delle condizioni cliniche ha determinato l'intervento del rianimatore la mattina del 20 febbraio e il contestuale ricovero in Rianimazione.

A questo punto, parlando con la moglie, il rianimatore viene informato di una cena, svoltasi a fine gennaio, alla quale avrebbe partecipato il Caso 1 e dove era presente un amico rientrato dalla Cina". "Ma anche quest'ultimo fatto, secondo i protocolli del ministero - tiene a puntualizzare Lombardo - non classificava il Caso 1 come 'caso sospetto' o 'caso probabile'. Ciò nonostante, evidenzia il manager, il rianimatore ha eseguito il tampone sul giovane, permettendo l'attivazione delle misure di protezione per il personale sanitario".

"Procedure di protezione individuale dei medici e degli infermieri che hanno consentito un primo iniziale contenimento dell'infezione, dimostrando un'intuizione clinica per la quale merita l'ammirazione di tutti".

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Lombardo rivolge "il mio ringraziamento e apprezzamento a tutti i professionisti degli ospedali di Lodi, Codogno, Sant'Angelo Lodigiano e Casalpusterlengo per lo straordinario impegno e la dedizione dimostrata in queste difficili ore e la nostra vicinanza alle famiglie dei malati".

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