"Non baciare il poliziotto": le nuove regole per i cortei

Nella nuova "tavola dei valori", le regole alle quali gli agenti devono attenersi durante i cortei, il dipartimento di pubblica sicurezza ha inserito il bacio a un poliziotto tra gli "atti provocatori". Nella stessa categoria rientrano le forme di resistenza passiva

ROMA - A provocazione si risponde con la calma. Non con la violenza. Il dipartimento di pubblica sicurezza, ancora di più dopo gli scontri durante il corteo dei lavoratori Ast di Terni a Roma, lo sta ripetendo come un mantra. L'obiettivo è "ripulire" l'immagine della polizia, e di tutte le forze dell'ordine in genere, finite sul banco degli imputati per alcune scelte in piazza evidentemente non perfette. E, naturalmente, evitare corpo a corpo pericolosi tra agenti e manifestanti. 

Se da un lato, la bozza presentata ai sindacati sulle "regole di ingaggio" prevede minori possibilità di reazione dei poliziotti - il contatto fisico, si dice, deve essere "extrema ratio" -, dall'altro il dipartimento sta cercando di evidenziare e mettere nero su bianco tutti quei comportamenti che possono portare all'interruzione della manifestazione e a un intervento, leggero, delle forze dell'ordine. Anche se, a quanto pare, quei comportamenti sono passivi. 

Tra gli altri "atti provocatori", proprio quelli che in alcuni casi giustificano lo stop forzato al corteo o una presenza più decisa degli agenti, figurano "la ricerca del contatto fisico blando, i fischi, le sfide verbali, le manifestazioni sonore e fragorose, i gesti scurrili". La relazione parla anche di altre forme di resistenza passiva quali la "catena umana", persone che impediscono materialmente il transito di persone e veicoli, il "sit in", un gruppo di persone in un determinato luogo in modo tale da non consentire il libero transito. Ma, soprattutto, forse in memoria di una manifestazione no Tav in val di Susa del 16 novembre 2013, anche baciare il casco di un agente è elencato tra gli "atti provocatori". 

Chiariti gli "oneri" dei manifestanti, il dipartimento di pubblica sicurezza nella "tavola dei valori" presentata ai sindacati ha anche confermato, e sottolineato, che l'uso della forza "è legittimo" da parte della polizia se caratterizzato "dalla assoluta necessità, adeguatezza e proporzionalità".  L’insieme delle nuove norme a cui ciascun agente deve uniformarsi, fanno sapere dal dipartimento, mira a "orientare la condotta dei poliziotti verso comportamenti improntati al rispetto dei diritti fondamentali, primo tra tutti la sacralità della persona".

Nella stessa "tavola dei valori", viene chiarita meglio la fascia di sicurezza tra polizia e manifestanti, ideata per ridurre al minimo i contatti fisici. La distanza sarà "non inferiore ai quindici metri" e l'inosservanza di tale limite "non determina alcuna reazione automatica delle unità operative". La responsabilità di scelta, in questo caso, ricade sul funzionario dirigente che è il responsabile per valutare "strategie di dialogo appropriate ed esperisce tutti i tentativi possibili di mediazione, avvalendosi principalmente di personale della Digos". 

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