La crisi c'è ed è reale: cronaca di una settimana tutta italiana

Mentre la classe politica discute e si interroga su come continuare sulla strada delle "larghe intese" il paese reale è sempre più in difficoltà. Ecco cosa è accaduto negli ultimi sette giorni lontano da Montecitorio

Crisi. Una parola breve, cinque lettere. Dal 2007 al 2013, sei anni passati in compagnia di un cortocircuito economico impressionante, di portata storica. Qualcosa paragonabile alla grande depressione del ’29. Un crepaccio talmente profondo da determinare sul piano sociale una sorta di status quo: l’abitudine alla vertigine del baratro. Non è certo la prima volta che l’uomo fa i conti e si ‘adagia’ dentro le avversità storiche. La sopravvivenza psicofisica passa anche da queste logiche di pensiero. Da qui, tuttavia, una domanda: come sta realmente l’Italia e gli italiani? Qual è il fermo immagine reale del Paese?

LA CRISI? A MONTECITORIO NON SE NE PARLA MA SI DISCUTE DI...

Sette giorni, dal 13 al 20 luglio. Sette giorni di articoli di Today.it con l’idea di sviluppare lo scatto che racconti un pezzo dello Stivale. Le notizie fredde a far da termometro sociale, magari per provare a scrollarci proprio dalla fenomenologia dello status quo. Un breve, fatta di giorni, che tuttavia parte da quel che è successo quest’oggi. Due notizie particolari che danno il polso del generale.

La prima, un’agenzia battuta dall’Ansa: “Il tasso di disoccupazione in Toscana è salito al 9,7% nel primo trimestre 2013 (oltre 161mila disoccupati), contro l’8,4% dello stesso periodo del 2012: lo afferma il Focus sull’economia regionale realizzato da Ires Toscana per la Cgil, secondo cui la crescita delle ore di Cassa integrazione per il primo semestre dell’anno si attesta al +13,5%, ma è del +39% considerando le ore di Cig in deroga non approvate per mancanza di risorse, fenomeno che secondo il sindacato oggi riguarda circa ventimila lavoratori”. La seconda, presa dal Sole 24 Ore: “Crescono i compensi dei super manager di Piazza Affari”. Andando a guardare la classifica, nessuna sorpresa per quanto riguarda le prime due posizioni. In testa, infatti, c'è il numero uno di Fiat, Sergio Marchionne, con 47,9 milioni di euro complessivi (al lordo delle tasse). Secondo Luigi Francavilla, vicepresidente Luxottica, con 28.8 milioni di euro mentre la medaglia di bronzo va a Federico Marchetti, fondatore, presidente e amministratore delegato di Yoox con 22,61 milioni. Per inciso, stando ai dati del 2012, il rapporto tra il compenso di un lavoratore dipendente e un top manager è ari a 1 a 64 nel settore del credito, 1 a 163 in campo economico. Nel 1970 era di 1 a 20.

GIOVEDI’ 18 LUGLIO 2013 Gli italiani percorrono meno chilometri in autostrada. Da Today.it: “Un 3% con il segno meno davanti che non lascia spazio a riflessioni o giustificazioni. Una contrazione, l’ennesima, registrata nei primi sei mesi del 2013 che preoccupa. Il primo semestre dell’anno si è chiuso con un calo del traffico sulle autostrade del 3% appunto. Il mix: crisi, costo del carburante e costo dei pedaggi, insomma, è micidiale. Il prezzo della “verde” ormai non sorprende più e con la “scusa” dell'effetto Egitto, le medie nazionali di benzina e diesel sono arrivate, al quindici luglio, rispettivamente a 1,836 e 1,739 euro al litro. Le stime, se possibile, peggiorano la situazione e parlano di un prezzo pronto a sfondare nuovamente quota due euro al litro. Per non essere da meno, però, anche i pedaggi autostradali sono aumentati con una certa regolarità, seppur in maniera più silenziosa. L'ultimo rincaro è datato 12 aprile 2013, quando le tariffe salirono dello 0,07%: con aumenti fino a un massimo di dieci centesimi. Una cifra insomma trascurabile, anche perché il decreto interministeriale stabiliva la possibilità di arrotondare per eccesso o per difetto ai dieci centesimi di euro. Peccato, però, che solo quattro mesi prima, con esattezza il 31 dicembre 2012, le tariffe erano già state adeguate con aumenti, sempre in riferimento ad Autostrade per l’Italia, del 3,47%. Centodue giorni e un aumento di più di tre punti percentuali: sicuri che la colpa sia solo della crisi?”

MERCOLEDI’ 17 LUGLIOLa crisi che falcia lavoro, famiglie e spesso, troppo spesso, si porta via con sé l’intero, la vita. Pescara: “Un idraulico di 61anni si è tolto la vita a causa delle difficili situazioni economiche in cui si trovava. Il corpo senza vita è stato trovato in viale De Gasperi, nel paese di Montesilvano, all'interno della sua automobile. L’uomo si è suicidato con il gas dell’auto. Stando ai primi accertamenti il 61 enne è arrivato a togliersi la vita a causa della mancanza di lavoro. Nell’aprile scorso era anche stato sfrattato dall’appartamento in cui viveva con la famiglia e negli ultimi tempi era ospitato da alcuni parenti”. A proposito di suicidi. C’è uno studio, ‘Le vittime della crisi’, curato da Vincenzo Maria Mastronardi, docente di Psicopatologia forense alla ‘Sapienza’ di Roma, e un numero: “In Italia il 6,3% dei suicidi ha un movente economico. A togliersi la vita per problemi legati ai soldi sono quasi esclusivamente uomini, per lo più di età compresa tra i 45 e i 64 anni. I più “a rischio” sono i disoccupati, seguiti da imprenditori e liberi professionisti”.

SEMPRE 17 LUGLIO – I numeri della crisi, quelli che dovrebbero spaventare, quelli che rendono bene l’idea della morsa micidiale in cui è piombato il sistema Italia. Da Today: in soli tre anni la quota degli indigenti è incrementata “del 33%. Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base dal rapporto ‘La povertà in Italia’ diffuso dall'Istat. Le famiglie italiane sempre più povere e la situazione è in caduta libera. L’aumento dal 2010 al 2012 equivale oggi a circa 3,7 milioni di italiani costretti a rivolgersi ad enti caritativi per un pasto gratuito o un pacco alimentare. Una delle conseguenze riguarda i consumi della famiglie: il 62,3% ha infatti ridotto quantità e qualità del cibo acquistato e una famiglia su due compra quasi esclusivamente prodotti in promozione, scontati e in offerta speciale, mentre una su quattro ritorna a riciclare gli avanzi”. Sempre secondo i dati Istat: “Sono 9,5 milioni gli abitanti dello stivale in difficoltà, equivalenti al 15,8%”, oltre due punti i più di come si era chiuso il 2011 (13.6%) .”Di questi 9,5 milioni di poveri italiani, ben 4,8 milioni vivono in condizioni di povertà assoluta, pari cioè all'8% della popolazione (5,7% invece nel 2011).  Per quanto riguarda le famiglie il 12,7% è relativamente povero per un totale di 3 milioni e 232mila, il 6,8% delle quali lo è in termini assoluti pari a un milione e 725mila”.

MARTEDI’ 16 LUGLIOL’allarme questa volta lo lancia l’Ocse: “Nel nostro Paese oltre un giovane su due ha un lavoro precario: lo si legge nel rapporto sull’occupazione relativo al 2012. In particolare, i giovani tra i 15 e i 24 anni che hanno un lavoro precario sono il 52,9%. Erano, nel 2011, il 49,9% e nel 2012 il 42,3%. Nel 2000, la percentuale era molto più bassa e cioè il 26,2%. Nel rapporto si evince anche che in Italia, nel 2012, la quota complessiva di chi ha un lavoro precario è del 13,8% e che la quota delle donne è del 48,4%.

LUNEDI’ 15 LUGLIOUna storia personale, intima, di quelle fuori dal circuito dei grandi nomi. Quei racconti che si ascoltano magari in silenzio, e che due minuti dopo passano via: “In tre mesi ha perso trenta chili. Nello stesso arco di tempo ha visto fallire la sua azienda a causa dei mancati pagamenti delle fatture da parte degli enti pubblici. L’imprenditore edile di Gela, Emilio Missuto, 39 anni, si dice “sconfitto”: dopo novanta giorni di sciopero della fame ha deciso di interrompere la sua protesta. L'imprenditore lo scorso 18 aprile ha iniziato il disperato digiuno posizionando una tenda davanti al palazzo di giustizia di Gela, “luogo simbolo della legalità”. Una protesta estrema “contro uno Stato che esige puntualità nel pagamento delle tasse, ma lascia trascorrere anni per pagare i fornitori, riducendoli sul lastrico”.

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Ebbene, questa la cronaca di una settimana di crisi e dei suoi effetti collaterali. Ma in definitiva, senza troppi giri di parole, questa è la crisi: che arriva nei bar e nelle chiacchiere da bar; attorno alle tavole apparecchiate delle famiglie italiani, la sera, all’ora del telegiornale; nelle fabbriche che chiudono o che conoscono solo il turnover; nelle solitudini delle cartelle esattoriali e delle bollette che improvvisamente diventano impossibili; nel privarsi di un pezzo di quotidiano, nel tagliarlo ai figli. Nell’abituarsi a stare in apnea.

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