Più professori nelle università telematiche: l'ultimo decreto del ministro Giannini

Lo scorso 12 dicembre è stato emesso un decreto secondo cui tutti gli atenei telematici dovranno avere - per ogni 150 studenti , quindi "in media" per ogni corso - un corpo docenti composto da almeno sei professori. Nuove opportunità lavorative quindi, ma per gli atenei potrebbero profilarsi all'orizzonte problemi dal punto di vista della sostenibilità economica

Uno degli ultimi atti dell’ex ministro dell'Università, Istruzione e Ricerca, Stefania Giannini ha riguardato le università telematiche e l’intero settore della formazione a distanza. Lo scorso 12 dicembre 2016 è stato emesso un decreto secondo cui tutti gli atenei telematici dovranno avere - per ogni 150 studenti , quindi "in media" per ogni corso - un corpo docenti composto da almeno sei professori. Non è un cambiamento di poco conto rispetto alla situazione attuale, e per i professori si apriranno nuove opportunità lavorative. 

Un'università telematica è un istituto di istruzione superiore di livello universitario che eroga corsi con modalità a distanza, ed è abilitato a rilasciare titoli accademici in base alla legge dello Stato in cui opera. In vari Paesi, tra cui l'Italia, la legge prevede espressamente che le università telematiche debbano tenere esami e sedute di laurea solo nella sede dell'università, senza cioè possibilità di avvalersi della modalità a distanza.

L'effetto del decreto del 12 dicembre influirà in maniera importante sul corpo docente degli atenei. Non solo luci, però, se si analizza la faccenda dal punto di vista delle università telematiche stesse: non è escluso che per alcune di essere si potrebbero profilare all'orizzonte difficoltà dal punto di vista economico. Basta fare i conti. Infatti se la media degli studenti paga 2.000 euro all'anno (cifra indicativa, ogni ateneo ha costi differenti), mentre ogni docente costa in media 60.000 euro all'anno. Se si moltiplicano i 150 studenti per i 2.000 euro (ripetiamo, si tratta di cifre a puro titolo esemplificativo), l'università incasserà al massimo 300.000 euro contro un costo dei soli sei docenti di 360.000 euro.

Sarebbe sbagliato pensare che le università telematiche siano un fenomeno di nicchia, che riguarda poche migliaia di studenti: in Italia sono ormai diventate undici. Nel 2014-15 hanno immatricolato circa 5.500 studenti (il 2 per cento di tutti gli immatricolati), raggiungendo i 63.625 iscritti (4 per cento del totale), con una crescita di circa il 60 per cento negli ultimi 5 anni. E mentre il trend di iscritti delle università telematiche è positivo, nello stesso arco di tempo le università tradizionali invece hanno visto ridursi i propri iscritti del 7,4 per cento.

Nelle università telematiche italiane il corpo docente è costituto prevalentemente da professori a tempo determinato: ben il 71 per cento, rispetto al 6 per cento delle università tradizionali. Come analizza nel dettaglio lavoce.info un ruolo importante nell’organico delle telematiche è rivestito dai cosiddetti “professori straordinari a tempo determinato”, molto spesso docenti in pensione dagli atenei tradizionali. Un decreto ministeriale del marzo 2016 ha infatti permesso di conteggiare questa speciale categoria di docenti in sostituzione dei professori associati e ordinari, ai fini dell’accreditamento dei corsi di studio.

Sul fatto che sia doveroso avvicinare i requisiti minimi di docenza tra le università statali e gli atenei telematici non possono esserci dubbi. Il decreto del 12 dicembre tende chiaramente a uniformare il corpo docente tra le università tradizionali e quelle telematiche, ma potrebbero esserci vere difficoltà economiche per gli atenei specializzati nella formazione a distanza: si tratta infatti spesso di realtà di dimensioni medio-piccole, e l'aumento del numero di professori potrebbe essere un impegno importante dal punto di visto economico. Troppo importante?

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