Perché il decreto sicurezza rischia di trasformarsi in una "bomba sociale"

Fuori dalle strutture di accoglienza molti migranti con permesso umanitario. Il problema riguarda tutta Italia, dalla Calabria alla Lombardia. Caritas: "Rischiano di diventare senza tetto per effetto del decreto". Cittadinanzattiva: "Bomba sociale". Salvini tira dritto

Un momento dello sgombero del presidio umanitario di Baobab Experience a Roma, nei pressi della stazione Tiburtina. 13 novembre 2018. ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Quella appena trascorsa è stata la seconda notte fuori dal Centro accoglienza richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto per i 24 migranti in possesso di permesso umanitario. Sono stati allontanati venerdì sera in ottemperanza al decreto Sicurezza: il permesso umanitario  in virtù delle nuova normativa non ha più valore.  Solo una parte di loro è riuscita a trovare un tetto a Crotone. Per il governatore della Regione Calabria, Mario Oliverio: "Donne, bambini privati di accoglienza e buttati sulla strada. Privi di un tetto, di un letto, di un pasto".

La Caritas ospita una giovanissima coppia di origine africana con la loro bambina di cinque mesi, quattro donne, vittime di tratta, sono state accolte provvisoriamente da una cooperativa. Gli altri componenti del primo gruppo - altri ne usciranno lunedì per un totale stimato in 200 che dovranno lasciare la struttura entro la prossima settimana - si sono dovuti accontentare di soluzioni di fortuna. E' tutto "a norma di legge": infatti in base a quanto stabilisce il Dl Sicurezza, i migranti destinatari dei provvedimenti, pur avendo diritto a stare in Italia, non possono beneficiare del diritto all'accoglienza nel sistema Sprar. Né possono restare nel sistema di prima accoglienza. 

Così il decreto sicurezza è diventato soprattutto un decreto immigrazione

Il problema riguarda tutta Italia. Sono circa 500 ad esempio i profughi accolti nei centri di accoglienza gestiti dalle cooperative di Caritas Ambrosiana nella Diocesi di Milano "che rischiano di diventare senza tetto per effetto del Decreto Sicurezza". Lo denuncia la Caritas, evidenziando che "in ragione delle nuove disposizioni, costoro non avranno più la possibilità di ottenere la protezione umanitaria. Inoltre non potranno più essere accolti all'interno del sistema di protezione per richiedenti asilo gestito dai Comuni, lo Sprar. Saranno vanificati gli sforzi fatti per avviare percorsi di integrazione".

Salvini: "Aiutiamo i rifugiati veri"

In tanti quindi parlano di "allarme sociale", perché gli immigrati irregolari non vengono rimpatriati, non vengono tenuti nelle strutture e "ce li ritroveremo in mezzo alle strade e alle piazze" dice il sindaco di Firenze Nardella. "Saranno mesi difficili a causa di questa normativa che è assolutamente inefficace, per non dire dannosa, e che sul piano dell'accoglienza provoca un danno pesantissimo a tutto il mondo del terzo settore".

Salvini tira dritto per la sua strada: ha fortemente voluto quello che lui stesso ha ribattezzato "decreto sicurezza"; il provvedimento restringe le possibilità di accoglienza degli stranieri e introduce una serie di nuove norme sulla sicurezza. Sostiene che il decreto migliorerà la sicurezza dei cittadini e renderà più efficace la gestione dell’immigrazione.  "Da chi contesta il decreto sicurezza non ho capito se l'hanno letto e dove sta il problema: aiuta di più i rifugiati veri, allontana i delinquenti, dà poteri ai sindaci, aumenta la lotta alla mafia, allo spaccio di droga, al racket, quindi non ho capito".

Cittadinanzattiva: "Decreto insicurezza"

'All'indomani della conversione definitiva in legge del 'decreto Salvini', già si manifestano nella loro disumanità i primi paventati effetti di un provvedimento che, a ben guardare le conseguenze, andrebbe ribattezzato decreto insicurezza". Lo dichiara in una nota Laura Liberto, coordinatrice nazionale di Giustizia per i diritti- Cittadinanzattiva. ''Su disposizione delle Prefetture, che hanno optato per una interpretazione delle nuove norme più realista del re, si sbattono fuori da tutte le strutture di accoglienza, Sprar, Cas e Cara, i titolari di protezione umanitaria, comprese famiglie con bambini e persone malate - denuncia - Questi i primi effetti concreti del drastico ridimensionamento del sistema Sprar e dell'eliminazione del permesso di soggiorno per protezione umanitaria adottata senza peraltro prevedere neppure soluzioni provvisorie-che investiranno decine di migliaia di persone in condizioni di vulnerabilità, destinate a rimanere prive di ogni forma di tutela".

"A nulla sono valsi i moniti, le mobilitazioni e gli appelli, che si sono susseguiti nelle ultime settimane durante l'iter di conversione in legge del decreto, rispetto alle gravissime conseguenze in termini di violazione dei diritti ed alla bomba sociale che un provvedimento del genere avrebbe rischiato di innescare - sottolinea - Il vicepresidente del Consiglio con il suo dicastero prosegue per la sua strada, traducendo in provvedimenti ed atti la propaganda sui temi dell'immigrazione e della cosiddetta sicurezza. Il tutto secondo scelte che, in questa fase, pagano in termini di consenso nel breve periodo, e che non vanno certo lette in base a canoni di ragionevolezza o dell'etica e del rispetto dei valori costituzionali''.

''E quindi stop ai corsi di italiano, a quelli di formazione e ad ogni percorso e servizio rivolto all'inclusione per i titolari di protezione umanitaria. E fuori anche dagli alloggi. E via ai tagli economici per il sistema di accoglienza, con l'ulteriore conseguenza di generare nuove sacche di disoccupazione tra le migliaia di operatori del settore e di gettare a mare un patrimonio di esperienze e competenze maturato negli anni. Un disastro - conclude Liberto - di fronte al quale occorre continuare a sostenere e moltiplicare le iniziative di mobilitazione e gli appelli alla disobbedienza civile, rilanciate anche dai Sindaci dei tanti Comuni sui quali ricadranno buona parte dei costi sociali ed economici delle politiche nazionali''.

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