Nave Diciotti, migranti chiedono i danni a Conte e Salvini

Quarantuno dei migranti che erano a bordo della nave Diciotti hanno presentato un ricorso d'urgenza al tribunale civile di Roma per chiedere al governo italiano un risarcimento dei danni subiti per la privazione della libertà personale

I ministri e vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. FOTO ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Un ricorso d'urgenza per chiedere il risarcimento dei danni per privazione della libertà personale. È quello che uno studio legale ha presentato al tribunale civile di Roma, per difendere le ragioni di 41 immigrati, compreso il figlio minore di una coppia, che si trovavano a bordo della Diciotti. Gli stranieri si erano poi rifugiati da Baobab Experience, il centro sociale romano che si occupa di accoglienza e tutela legale dei migranti.

I ricorrenti chiedono al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell'Interno Matteo Salvini, una cifra a titolo di risarcimento che oscilla tra i 42 mila e i 71 mila euro.

"L'Italia ha rispettato ogni convenzione internazionale e dato cura ed assistenza a tutti i migranti della Diciotti, come hanno confermato gli stessi organismi internazionali" dichiara in una nota Sabrina De Carlo, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Esteri della Camera.

"Spiace per loro ma i 41 migranti che hanno chiesto un risarcimento si sono fatti strumentalizzare dai 'soliti noti' della politica che ha favorito il business dell'immigrazione".

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Intanto è stata depositata al senato la relazione della vicenda Diciotti-Salvini firmata dal presidente della giunta per le immunità Maurizio Gasparri. Nella relazione che chiede all'aula di non concedere l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini si legge come non vi sia stata una limitazione della libertà personale ma solo della libera circolazione:

"Una volta sbarcati, gli immigrati non sarebbero stati liberi di circolare sul territorio italiano ma sarebbero stati accompagnati nei centri hotspot per le procedure di identificazione. In altre parole, il diritto compresso nel caso di specie non sembra essere quello della libertà personale tout court, ma quello della libera circolazione (ove in astratto sussistente)". 

A pagina 14 del documento - su cui l'Aula di Palazzo Madama dovrà esprimersi in seguito al voto della Giunta - il forzista evidenzia che in ogni caso "il diritto degli stranieri ad accedere e circolare sul suolo italiano non è un diritto assoluto ed inviolabile, potendo prevedere una compressione a fronte del diritto-dovere dello Stato di identificare gli stranieri e disciplinarne e limitarne gli accessi. Lo stesso articolo 5 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo prevede la possibilità della compressione del diritto fondamentale della libertà personale per impedire gli accessi illegali nel territorio di uno Stato straniero".

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