Il figlio del capitano della Moby Prince: "Facciamo luce: Renzi apra gli archivi"

Dopo Ustica, passeggeri e familiari delle vittime del disastro della Moby Prince chiedono al premier di accedere ai documenti chiusi negli archivi di Stato. L'appello sul web

Una petizione on-line per chiedere di desecretare il materiale ancora rinchiuso negli archivi di Stato sul disastro Moby Prince e la costituzione di una commissione d'inchiesta. Perché il 10 aprile 1991, quando nei pressi del porto di Livorno il traghetto entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, morirono 140 persone e ancora non si sa chi siano i colpevoli.

L'appello è stato lanciato da Luchino Chessa, figlio del comandante della Moby Prince, che in quel disastro perse padre e madre. Lui si rivolge direttamente al premier Matteo Renzi, che qualche tempo fa ha autorizzato la desecretazione dei documenti sulla strage di Ustica.

A poche ore dalla pubblicazione sul sito Change.org, erano già oltre 6mila le firme raccolte e il ritmo è serrato: decine di utenti ogni minuto stanno continuando a sostenere telematicamente la causa di Chessa, di passeggeri e familiari delle vittime del disastro.

Non è la prima volta che Chessa si appella alle istituzioni per spingerle a rendere pubblici i documenti che possono contribuire alla ricostruzione storica della sciagura. Un processo e due inchieste non hanno ancora risposto a tutti i quesiti. I familiari delle vittime hanno anche consegnato un dossier a vari gruppi parlamentari e ai ministri della Giustizia Annamaria Cancellieri e Andrea Orlando. Ma ancora sul caso non c'è neppure una commissione d'inchiesta, altra richiesta di Chessa nella petizione.

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