"Tabulati telefonici conservati fino a 6 anni", è polemica: "Rischio per la privacy"

Non si placano le polemiche per l'approvazione alla Camera di un emendamento che triplica da 2 a 6 anni i tempi della conservazione dei dati telefonici e telematici. Il Movimento Difesa del Cittadino denuncia: "Proposta devastante per la privacy dei cittadini"

Durante l'ultima seduta della Camera prima delle "ferie", lo scorso 19 luglio, sono stati discussi ed approvati una serie di emendamenti al disegno di legge sulle Disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea — Legge europea 2017 (DDL 4505-A). Mentre di discuteva in materia di adeguamento per la sicurezza degli ascensori, ne è passato uno che estende a sei anni il periodo di conservazione dei dati di traffico telefonico e telematico per finalità di contrasto al terrorismo. La legge in questione dovrà ora passare al Senato ma la notizia dell'approvazione è stata accolta dalle polemiche.

Oggi arriva anche la presa di posizione del Movimento Difesa del Cittadino, che ha diffuso una nota in cui ha fatto sapere la propria contrarietà in merito a quanto accaduto alla Camera in materia di conservazione indiscriminata dei dati dei cittadini italiani e di poteri amministrativi di cancellazione di contenuti sul web, la cosiddetta "Data Retention".

Il primo emendamento approvato prevede due modifiche alla disciplina sulla Data Retention per contrastare il fenomeno del terrorismo. “Si tratta una proposta devastante per la privacy dei cittadini, in grado di interferire in modo consistente sui loro diritti fondamentali di protezione dei dati personali, che può far gola solo agli amanti del tecno-controllo sociale”, denuncia il presidente nazionale del Movimento, Francesco Luongo, che spiega: “La prima modifica propone di estendere a 6 anni il periodo di conservazione dei dati di traffico telefonico, triplicandolo rispetto al limite attualè di due anni peraltro stabilito dalla normativa europea. La seconda modifica, ancora più grave per la privacy  riguarda l'equiparazione dei dati Internet a quelli telefonici, cosa che farebbe automaticamente scattare una serie di adempimenti legislativi, già in essere da tempo, molto onerosi anche per i provider che sarebbero obbligati a conservare tutti i dati di traffico generati per 6 anni".

Inoltre nella stessa seduta, ricorda il Movimento, è stato approvato un emendamento che conferisce all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) il potere di sostituirsi alla magistratura nel controllo delle attività in rete, in violazione esplicita delle norme comunitarie, fornendo anche a quest’ultima, come già sottolineato dalle Associazioni internazionali di tutela dei diritti civili anche gli strumenti più invasivi quali il deep packet inspection, ovvero le intercettazioni preventive delle comunicazioni degli utenti degli Internet Servicer Provider.

“Fa specie che proposte di portata così rilevante non solo siano state inserite nel contesto di una discussione avente ad oggetto la sicurezza degli ascensori e discusse in totale per non più di due minuti, come dimostrano i resoconti parlamentari, ma che le stesse siano state approvate in mancanza della dovuta trasparenza e cooperazione con il Garante per la protezione dei dati personali, che peraltro ha già manifestato il suo parere contrario all’emendamento sulla data retention - prosegue Luongo - Il Garante ha sottolineato come la norma sia in palese contrasto con l’ordinamento dell’Unione Europea, che ha più volte sottolineato che la conservazione dei dati di traffico non deve essere generalizzata, ma sempre proporzionata alle specifiche esigenze delle investigazioni. Se il Senato dovesse approvare questi emendamenti  scatterebbe subito un richiamo da Bruxelles e l’Italia sarebbe costretta a fare marcia indietro". 

"A mio parere – conclude in presidente del Movimento Difesa del Cittadino - i cittadini vogliono sicurezza ed investimenti in grado di prevenire gli attentati e non un tecno-controllo indiscriminato su telefonate e dati di navigazione sempre più invasivo che oltretutto, come dimostrano le troppe vittime si è rivelato ad oggi perfettamente inutile. La possibilità conferita all’AGCOM di entrare nella 'vita dei cittadini' con la scusa del diritto d’autore, costituisce a sua volta il preludio per un controllo generalizzato del web pernicioso per le libertà fondamentali dei cittadini. A meno che l’obiettivo non sia quello di ridurre la libertà dei cittadini. Ma in questo caso l’unico vincitore sarebbe proprio il terrorismo, riuscendo nel suo fine ultimo di stravolgere le nostre abitudini e i nostri diritti”.