Né pensione né congedo: deve lasciare sola la moglie malata per non perdere il lavoro

Vorrebbe accudire la moglie malata di sclerosi ma non può permettersi di perdere il lavoro. Perché Enrico a 56 anni è troppo "giovane" per l'ape sociale nonostante i 30 anni di contributi necessari già versati. Ora rivolge un'appello: "Lo Stato metta i disabili in condizione di essere assistiti dai familiari."

Enrico Cameranesi e Doriana Luconi sono una di quelle coppie che andavano a comprare il pane mano nella mano e una volta hanno girato mezza Italia in moto. Poi quei sintomi, cominciati nel lontano 1989 con un sospetto tunnel carpale, sono proseguiti tra labirintite e problemi posturali: la scienza ha dato a tutto ciò un nome lapidario: sclerosi multipla a placche. Oggi Dorina ha dovuto lasciare il lavoro da collaboratrice scolastica e ora è sdraiata su un letto in salotto nella sua casa di Castelbellino in provincia di Ancona.

Enrico Cameranesi è una guardia giurata che dopo 14 anni di battaglie non trattiene più la rabbia. Ad Aprile ha scoperto che non poteva rientrare nei requisiti della pensione anticipata: l'Ape social -per cui occorrono occorrono i 63 anni di età e almeno 30 anni di contributi- non è ancora per lui. L’agevolazione spetta anche a chi assiste persone affette con disabilità grave, ma benché lui di contributi ne abbia versati a sufficienza, per lo Stato i suoi 56 anni lo qualificano ancora come troppo giovane.

La battaglia di Enrico e Doriana per la dignità

Come racconta a Gino Bove di AnconaToday Enrico per stare accanto alla moglie ha ottenuto due anni di congedo straordinario, che però scadranno il prossimo dicembre. E dopo?

"Dopo dovrò tornare al lavoro, non posso permettermi il rischio di perderlo" spiega Enrico che attacca uno Stato che "non mette in condizione i disabili di essere assistiti in modo continuativo dai familiari".

"Il discorso della pensione è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, se lo Stato mette questi paletti per situazioni come la nostra allora tanto vale non farla quella legge» è sbottato Enrico."

"Sono stanco di combattere contro la burocrazia, pago le tasse eppure devo lottare per ottenere dei diritti che mi spettano, tutto questo è illogico". 

La donna assume 4 tipi di farmaco al giorno tra cui un composto galenico preparato in farmacia: "Due pacchi costano 43,36 euro e ci facciamo due mesi -spiega Enrico- dovrebbe fare lo stesso effetto di un farmaco che, almeno nel 2012, costava 982 euro".

Malati in lotta contro bandi scritti male e burocrazia

Oggi Doriana beneficia dell’assegno di accompagnamento, un contributo per il 100% di invalidità per gli under 65 e un ulteriore contributo di assistenza per disabilità gravissima (l’ex domiciliare indiretta): "Per quest’ultima ho dovuto combattere due mesi e mezzo- racconta ancora Enrico- tra i requisiti occorreva avere un punteggio EDDS uguale o maggiore di 9, stiamo parlando di uno stadio che è vegetativo. Doriana aveva un punteggio di 7,5 e non ci rientrava".

enrico doriana ancona-2

Così sembrava: "È stata una dottoressa di Perugia a spiegarmi che c’era un altro articolo che dava diritto anche a Doriana, il problema è che questi bandi sono scritti in modo incomprensibile, vanno quasi a interpretazione. Alla fine è bastata una dichiarazione del fisiatra per avere quel sussidio, ma lo avessi capito prima avremmo risparmiato due mesi e mezzo". 

Tra le difficoltà con cui Enrico e Doriana si scontrano periodicamente ci sono le sedute di fisioterapia: "Per lei sono fondamentali- spiega Enrico- ma il problema è che le strutture per legge possono offrire solo un tot di cicli. Mi sta anche bene- continua Enrico- solo che quando finiscono ti devi mettere di nuovo in lista e ripetere tutto l’iter. Il problema è che non puoi farlo finché non finisci il ciclo in corso e nel passaggio puoi aspettare anche 2 o 3 mesi". 

Le bollette da 400 euro al mese

Doriana utilizza un impianto che tiene caldo il letto durante i mesi invernali, ma anche due materassi antidecubito. Tutto questo, per funzionare, ha bisogno dell’elettricità: "Abbiamo dei sussidi, ma non per questo tipo di consumi perché non sono riconosciuti come necessità vitali - spiega Enrico- le nostre bollette elettriche partono dai 200 euro e d’estate, con il deumidificatore, arrivano a 400 euro mensili".

Non sono lussi: "Doriana è costretta a letto e dentro casa d’estate non riesce a respirare".

Poi con la mano stretta in quella della moglie: "Mi rendo conto che la mia strada non può essere dritta - conclude Enrico- Non chiedo soldi, voglio solo che vengano rispettati i nostri diritti senza che io perda la testa e senza che mia moglie perda la sua dignità". 

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Commenti (5)

  • Avatar anonimo di Giovanni
    Giovanni

    e no ! il nostro" caro " stato non può spendere soldi nella sanità nelle persone bisognose come questo caso ,i soldi servono per mantenere stelle stellette che ho messo in causa in un' altra notizia di Brindisi report ,i soldi servono per i vitalizi di personaggi che non oso manco nominare ,i soldi servono per le pensioni d'oro di chi quando era a potere già lo raccoglieva l ' oro con stipendi da capogiro ,invece noi esseri non privilegiati dobbiamo combattere ogni giorno per il diritto di vivere ,questa e' l' Italia questi siamo noi pronti a scendere in piazza per le parate che vengono organizzate con il nostro sudore il nostro sangue camuffato dalle tasse .dire vergognatevi non serve a niente perché alla fine il guadagno entra sempre in "cassa " .

  • Che tristezza, ogni caso dovrebbe essere analizzato e non generalizzato, possibile che nel 2019 si sia rimasti così indietro?

  • no delint: delinquenti.

  • che paese di @#?*%$,paga miliardi di euro l'anno per mantenere minorenni stranieri migranti e clandestini di queste categorie granparte delint,ma non ha i soldi per la DIGNITÀ del popolo italiano..VERGOGNATEVI

  • E/o anche mettere in condizioni gli ammalati di poter essere assistiti dai servizi preposti.

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