Caccia a Messina Denaro sul web: Facebook "apre" i server ai pm antimafia

Dopo un lungo iter burocratico la procura di Palermo può accedere ai server del social network per recuperare i messaggi scambiati dalla sorella con il superboss latitante

L'identikit del superboss Matteo Messina Denaro

L'iter burocratico è stato lunghissimo. Facebook "apre" i suoi server ai pm di Palermo per aiutare a dare la caccia al boss superlatitante Matteo Messina Denaro. 

Salvo Palazzolo oggi su Repubblica ricostruisce tutti i singoli step del complicato percorso che ha portato, tramite una rogatoria internazionale con un tribunale californiano, la procura di Palermo diretta da Francesco Lo Voi a riuscire ad accedere ai server del social network per recuperare i messaggi scambiati dalla sorella forse proprio con il boss di Cosa Nostra.

Tutto inizia quando il marito della sorella di Messina Denaro, detenuto, chiese come dovevano comportarsi con un imprenditore che minacciava di collaborare con in magistrati. La donna tornò qualche giorno dopo con il messaggio del boss latitante: l’uomo non doveva essere toccato, “perché poteva fare danno”. Ma non c'era stato alcun movimento sospetto, nessun arrivo di pizzini cartacei: si era passati a una nuova fase di pizzini social?

La sorella del boss mafioso aprì all'epoca una serie di profili per parlare con Matteo Messina Denaro che, è questo il sospetto molto concreto, nascosto dietro un indirizzo Ip le rispondeva, le forniva consigli e ordini. Anna Patrizia Messina Denaro è stata arrestata nel dicembre del 2013 e poi condannata a 13 anni di carcere per associazione mafiosa. La sorella di Messina Denaro cancellò i profili su Facebook poco prima dell'arresto : il sospetto è che le arrivò una soffiata.

Matteo Messina Denaro, 53 anni, latitante, è stato condannato all’ergastolo per le stragi di Roma, Milano e Firenze: è uno dei latitanti più ricercati al mondo, oltre che il boss più influente di tutta Cosa Nostra siciliana.

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Duro colpo al clan del numero uno di Cosa nostra Matteo Messina Denaro. Ci sono anche cinque parenti, tra cui la sorella, fra le trenta persone finite in manette nell'ambito della maxioperazione che tra Palermo e Trapani ha sgominato una rete di insospettabili. Secondo gli inquirenti proteggevano la latitanza dell'imprendibile capomafia condannato all'ergastolo per le stragi del 1993.Il blitz ha coinvolto Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Dia che hanno eseguito le ordinanze di custodia cautelare in carcere

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