Basta un figlio per essere poveri

Addio ai vecchi poveri. La crisi "uccide" le famiglie, senza lavoro o precarie: per i genitori è quasi impossibile crescere un figlio. Più colpiti i giovani e i padri separati

Persone che hanno perso il lavoro perché la "loro" fabbrica ha chiuso. Imprenditori che hanno dovuto liquidare l'attività perché le spese sono diventate più dei ricavi. Giovani, magari laureati, che non riescono ad inserirsi nel mondo dell'occupazione. E ancora, padri separati o coppie di ragazzi con un figlio in arrivo. Tante storie diverse. Differenti fra loro per età, "ceto sociale", come si diceva un tempo, o per semplice percorso di vita. Racconti così distanti, eppure legati da un unico filo rosso: sono loro i nuovi poveri. 

Non più soltanto persone nate "sfortunate", senza possibilità economiche. La crisi, che dal 2008 uccide e "fa uccidere", non risparmia più nessuno. I dati sono allarmanti. L'Istat conta in Italia oltre nove milioni e mezzo di poveri. La Caritas conferma: ai centri di ascolto non si rivolgono piu' solo i "vecchi poveri" del passato, ma tanti giovani e padri separati. E i numeri non lasciano spazio a dubbi: uno su tre fra coloro che si rivolgono all'associazione hanno meno di 35 anni. L'incidenza dei padri separati o divorziati è del 22,6%: la metà ha richiesto beni primari per la sopravvivenza, mentre il 10,2% ha gravi problemi abitativi. Come è facile immaginare, padre separato vuole dire "alimenti" che spesso significa fatica ad andare avanti. 

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Ancora più spesso, però, basta un figlio per diventare poveri. Gianni e Marta vivono nell'hinterland di Milano: lei fa l'estetista, lui un lavoro di rappresentanza "molto precario". Hanno due figli, gemelli, che frequentano la seconda elementare. Ora è arrivato il terzo, Giacomo. Marta ha finito i mesi di maternità obbligatoria ed è costretta "a usufruire di quella facoltativa, con ulteriore riduzione di stipendio, perchè i soldi per pagare una baby-sitter in casa non ci sono". 

La crisi? Tanto, troppo lontana dai banchi di Montecitorio

In questa situazione, guardare al domani con speranza è impossibile. "Il mio lavoro - aggiunge Gianni - non è sicuro e il futuro ci spaventa. In questi ultimi anni di crisi non siamo riusciti a risparmiare molto e ora dovremo tirare la cinghia". Gianni e Marta non vogliono mollare e hanno deciso di "vivere alla giornata". Non senza rinuncie: niente vacanze, niente extra. Tutto sarà usato per pagare la rata del mutuo, per spesa e bollette. "Sperando di non andare mai in rosso. Ormai - dicono amari - anche noi siamo una delle tante famiglie a rischio povertà". 

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Povertà che è sempre più vicina anche per Massimo e Anna: due cinquantenni, sposati da tempo, con due figli vicini al diploma. Lo scorso anno Massimo viene colpito da un ictus. E' costretto a lasciare il lavoro. La moglie, impiegata, riduce le sue ore per assistere il marito. I soldi in casa cominciano a mancare e, anche per loro, la paura per il futuro "si fa sentire sempre più insistente". 

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Giovani e precari: uno su due non ha un lavoro fisso

"Mio marito non è anziano - spiega Anna - e per tutto il resto della sua vita avrà bisogno di assistenza". Assistenza che, naturalmente, andrà pagata: "L'assegno di accompagno è arrivato, è importante, ma non sono neanche 500 euro. La crisi economica ha peggiorato la nostra situazione e ora ci sentiamo una famiglia a rischio povertà. Avevamo da poco finito di pagare il mutuo - dice Anna  a breve potremmo essere costretti a vendere la casa per sostenere le spese". E in tutto questo, i figli hanno già capito tutto: i giorni in cui si andava in vacanza tutti insieme sono finiti e, terminata la scuola superiore, dovranno cercare subito un lavoro per contribuire in casa. Perchè la povertà è dietro l'angolo. 

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