Neofascisti, monarchici e nobili contadini: ecco la 'corte' dei Forconi

Destra radicale in piazza ma senza bandiere. Da Milano arriva l'incitamento a "Marciare su Roma come nel 1922". Con i Forconi anche i Monarchici Tradizionalisti

Una mobilitazione diversa e diversificata che ha creato spaccature, dubbi, paure ma che ha anche risvegliato interessi e partecipazioni di monarchici tradizionalisti e malinconici di tempi andati. Piazza del Popolo a Roma ha almeno cinquanta sfumature del tricolore: avvolti in bandiere non ci saranno soltanto i Forconi che hanno bloccato le strade del paese il 9 Dicembre. L'Italia ferma di quei giorni ricordava forse i tempi in cui "i treni arrivavano in orario"? Ma in qualche modo ha suscitato vecchie emozioni e resuscitato personaggi d'altri tempi. Ma andiamo con ordine.

Le spaccature all'interno dei Forconi iniziavano a sentirsi anche tra i movimenti neofascisti. Calvani, leader e organizzatore della protesta, aveva parlato chiaro: “Casapound e Forza Nuova non manifesteranno assolutamente con noi”. Mariano Ferro e Lucio Chiavegato, del Coordinamento nazionale 9 dicembre, avevano paura di infiltrazioni e tensioni. Tutti gli organizzatori della protesta avevano poi preso le distanze da Andrea Zunino, che aveva espresso opinioni antisemite su cui era scattata una polemica con l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

All'estrema destra il dibattito altrettanto acceso: “Andremmo a manifestare anche se Casapound non esistesse” ha detto il vicepresidente di dell'organizzazione Simone Di Stefano, condannato pochi giorni fa a tre mesi per avere sostituito la bandiera Ue dalla sede romana della Commissione europea durante un blitz. Come movimento Casapound non andrà in piazza in via ufficiale e non porterà le sue bandiere, ma i militanti saranno in piazza per questa "giornata festosa” ha sottolineato Di Stefano.

Non è d'accordo Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, che ha le stesse paure di alcuni leader dei Forconi: "Il rischio sono le infiltrazioni da parte di persone e ambienti che mirano a destabilizzare il Movimento e che possano anche solo lontanamente portare a provocazioni di tipo golpistico-massonico”. Ma comunque se si va in piazza a titolo individuale un tricolore nello zaino lo si mette.

Intanto arriva il commento sulla di Roberto Jonghi Lavarini, detto "barone nero", militante della Destra di Milano. Jonghi Lavarini ha partecipato attivamente al presidio milanese dei Forconi in piazzale Loreto ma è stato vicino anche ai coltivatori che hanno manifestato nelle campagne varesotte. Così incita alla partecipazione: “Marciamo su Roma come nel 1922. Dobbiamo pacificamente assediare e assalire i palazzi del potere politico ed economico”. Infine nel giorno della protesta a piazza del Popolo maliconicamente ammette: "Un colpo di stato militare? Magari fosse possibile, come quelli dei Colonnelli in Grecia o di Pinochet in Cile ma i tempi sono cambiati ed i veri colpi di stato oramai li fanno solo le banche private, le borse, le agenzie di rating, l'alta finanza senza volto che, giustamente e con grande lungimiranza, Benito Mussolini denunciava e definiva come plutocrazia internazionale". Infine l'augurio d'incontrare in piazza il generale Antonio Pappalardo, militare in congedo candidatosi alle elezioni regionali del 2008 in Sicilia con il Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo.

Ma chi è il malinconico "barone nero"? Ce lo spiegano Daniele Nalbone e Giacomo Russo Spena, autori di "Ripuliti: postfascisti durante e dopo Berlusconi", edito con Castelvecchi.

Roberto Jonghi Lavarini è stato tra i soci fondatori di Cuore Nero, circolo neofascista milanese, e si è vantato pubblicamente di essere membro della Fondazione internazionale generale Augusto Pinochet. Tra il 1997 e il 1998 è stato presidente di Alleanza Nazionale del consiglio di zona 3 e passò alle cronache per aver esercitato il suo mandato istituzionale con un ritratto di Mussolini, in uniforme e con il braccio teso nel saluto romano, in bella mostra nel suo ufficio, oltre che per aver inutilmente tentato di rimuovere all'entrata dello stesso consiglio una lapide in memoria dei caduti partigiani e dei "deportati antifascisti ed ebrei nei campi di sterminio nazisti". Organizzatore dei "festeggiamenti fascisti" per la Marcia su Roma e dei "torpedoni neri" per Predappio, in un suo blog Roberto Jonghi Lavarini si vantava di aver intrattenuto, nel corso degli anni, rapporti con i neonazisti tedeschi e "contatti ufficiali" con le Destre sudamericane, cilene e paraguaiane, ma anche in Sudafrica con i razzisti boeri di Eugène Terre'Blache. Un personaggio decisamente sopra le righe, Jonghi Lavarini. amico personale della famiglia La Russa, passato dal Fronte della gioventù, di cui fu anche segretario provinciale agli inizi degli anni novanta, ad Alleanza Nazionale, alla Fiamma Tricolore e al Movimento sociale europeo dell'eurodeputato Roberto Bigliardo. Sua la sigla Destra per Milano, fondata nel 2000. Nell'ultimo periodo, riscoperte le proprie origini nobiliari, si è attivato, si dice su mandato del principe Emanuele Umberto di Savoia, per organizzare una corrente di aristocratici nell'ambito del Pdl.

Forse sull'onda della sua riscoperta origine nobiliari Jonghi Lavarini dice che andrà in piazza del Popolo con il centro Studi Storici e Politici "Patria e Libertà" che annuncia nobili adesioni: "Sua Altezza Imperiale la Principessa Silvia Comeno d'Otranto (discendente dagli Imperatori di Bisanzio)" e "Sua Eccellenza il Principe Lilio Marescotto Sforza Ruspoli di Cerveteri, esponente della nobiltà nera papalina e della destra più tradizionalista e reazionaria, da sempre difensore del mondo agricolo".

Insomma il mondo della nobilità vuole partecipare: pronti a scendere anche i Nobili Contadini e al loro fianco i Monarchici Tradizionalisti (Sabaudi ma anche Borbonici, Asburgici e Papalini...quindi anche le discendenze precedenti al 17 marzo 1861 saranno presenti!). Con loro anche il Conte "Grappa" Alessandro Romei Longhena, imprenditore e allevatore di cavalli, che deve il suo soprannome alla passione che lo lega alla bevanda.

E c'è pure chi fa l'occhilino all'uomo dell'anno, Papa Francesco: "Da sempre l'autentica aristocrazia è legata alla propria terra e difende la propria comunità. Partecipare a questa legittima protesta, popolare e patriottica, legale e pacifica, è per noi naturale. Oggi saremo con Calvani ma, domenica, accompagneremo gli altri Forconi in Piazza San Pietro. Forte è la componente cattolica del movimento che si riconosce nella Dottrina Sociale della Chiesa e Papa Francesco si è sempre dimostrato attento al mondo del lavoro ed al disagio degli ultimi, lontani e vicini, e darà loro la sua paterna benedizione" come ricorda Patrizio Romano Conte Cavaliere di Gran Croce Prof. Fernando Crociani Baglioni di Serravalle di Norcia.

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