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Ilaria Cucchi: "Dedico il film su mio fratello a Salvini, voglio incontrarlo e fargli abbassare lo sguardo"

Con un post su Facebook al termine della proiezione del film "Sulla mia pelle" alla Mostra del Cinema di Venezia, Ilaria Cucchi attacca il ministro dell'Interno Matteo Salvini

 

La proiezione del film su Stefano Cucchi "Sulla mia pelle" è stata accolta da sette minuti di applausi nella sala Darsena durante la proiezione alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia. Oltre al cast, era presente anche Ilaria Cucchi, che ha dedicato il film sul fratello al ministro dell'Interno Matteo Salvini. 

"Chiedo a lui un incontro pubblico che non accetterà mai perché in campagna elettorale ha affermato che gli faccio schifo - ha detto Ilaria Cucchi - Dopo aver visto il film e rivissuto quello che Stefano ha subito, non posso dimenticare quando Salvini ha detto che una eventuale legge sulla tortura avrebbe legato le mani alle forze dell’ordine e che in caso di fermo qualche sberla ci sta e se qualcuno si fa male pazienza. Una frase del genere detta dal ministro degli Interni è inaccettabile". 

La sorella di Cucchi ha poi condiviso su Facebook il video degli applausi finali dopo la proiezione, mentre la si vede alzarsi e abbracciare il regista Alessio Cremonini e gli attori protagonisti: Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora e Milvia Marigliano. 

Il video è accompagnato da un lungo test, nel quale Ilaria Cucchi si rivolge ancora una volta a Matteo Salvini:

Sono profondamente commossa.
Provata. Guardo il cielo sperando di poter incontrare il tuo sguardo.
Non vedo nulla. Solo le luci accese della sala Darsena dove è appena terminato il film sulla tua morte. Sento gli applausi della gente. Prendo l’abbraccio di Alessandro e Jasmine e poi anche quello di Max. Le 1500 persone che stipano il cinema si stringono tutte intorno, quasi tutte in lacrime.
Questa è la gente intorno a noi.
Qualcuno ha detto che dopo un fermo ci può scappare qualche schiaffo, qualche pugno.
E se poi il fermato cade e si fa male pazienza. Niente legge contro la tortura perché lega le mani alla Polizia.
Ma la Polizia non sente il bisogno di avere quelle mani libere che sarebbero sporche di sangue. Forse magari il sindacato di Tonelli la pensa diversamente ma la Polizia del comandante Gabrielli è altra cosa.
Ste ti sei preso qualche schiaffone. Qualche pugno. Qualche calcio. Sei caduto e ti sei fatto male. Molto male. Ma ce ne dobbiamo fare una ragione io te mamma e papà.
In fin dei conti questo qualcuno è ora il ministro dell’interno. Ora, ironia della sorte, sta facendo passerella e cene di gala a Venezia.
Voglio incontrare questo famoso ministro Salvini. Pubblicamente. Guardarlo negli occhi.
Senza dire nulla. Fargli abbassare quello sguardo freddo ed inespressivo.
A Ste, questo non avrà mai il coraggio. E poi lui si che fa parte della casta.
Non abbiamo giustamente preso un euro da questo film ma la soddisfazione è tanta. 
Tu sei un atto d’accusa vivente, sì, vivente, contro quel modo di pensare ignorante e violento. Tu che di violenza sei morto.
Ti abbraccio forte forte. Come hanno abbracciato me.
Notte

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