Ilva, il governo in campo per evitare lo stop della produzione

Dopo la decisione presa ieri dal gip di Taranto Patrizia Todisco, che ha imposto all'Ilva di Taranto il blocco della produzione e ha tolto all'ex prefetto Ferrante l'incarico di commissario, scende oggi in campo il governo

Dopo la decisione presa ieri dal gip di Taranto Patrizia Todisco, Ilva, il gip impone: "Prima il risanamento, poi si torna a produrre"
che ha imposto all'Ilva di Taranto il
blocco della produzione e ha tolto all'ex prefetto Ferrante l'incarico di commissario, scende oggi in campo il governo.

Il governo ricorrerà alla Corte costituzionale contro la decisione del tribunale di Taranto, una decisione che sembra sproporzionata. Lo ha affermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, in un'intervista al Gr Rai. "Alcune volte - ha detto Catricalà - queste sentenze non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire e quindi chiederemo alla Corte costituzionale di verificare se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale".

Dal canto suo il ministro dell'Ambiente Corrado Clini ha ribadito: "Non condivido affatto la posizione del Gip, che non è per il risanamento ma per lo spegnimento degli impianti". "Vanno rispettate le leggi e l'autorità competente è il ministro dell'Ambiente, insieme con la regione. C'è una distinzione di ruoli molto chiara" con la magistratura "e credo che vada rispettata".

Il premier Mario Monti inoltre manderà a Taranto il 17 agosto i tre ministri competenti - Passera, il collega dell'Ambiente Corrado Clini e il ministro della Giustizia Paola Severino, la quale ha chiesto gli atti ai pm. E intanto si è pronunciato sullo scottante tema proprio Corrado Passera, ministro per lo Sviluppo economico, che in un'intervista rilasciata a La Stampa ha affermato che la chiusura dell'Ilva rappresenterebbe un "danno irreparabile".

L'esecutivo, dichiara il ministro Passera nell'intervista, "farà di tutto per evitare la chiusura dell'Ilva, per questo bisogna andare oltre la sterile contrapposizione tra istituzioni e magistratura. Ciascuno agisce nell'ambito delle sue competenze e trovare una via d'uscita che coniughi sostenibilità e lavoro è doveroso e possibile". Insomma, risanare la situazione ambientale sì ma l'Ilva, qualunque cosa dicano i magistrati, deve restare aperta. Altrimenti, ammonisce Passera, "il costo sociale che si creerebbe sarebbe molto maggiore di quello che si vorrebbe evitare, e che è evitabile, seguendo la strada del risanamento ambientale, sia delle aziende coinvolte che dell'intera area urbana".

Una posizione condivisa anche dai partiti della maggioranza, dalla stessa Ilva e dai sindacati, che temono per i posti di lavoro.



Intervistato da La Repubblica, parla oggi anche l'ex prefetto Ferrante, che risponde alla decisione del gip di Taranto che lo ha rimosso dal suo incarico di commissario per "manifesta incompatibilità", stante il suo "palese conflitto di interessi".
"Ho rispetto nei confronti della magistratura, preferisco non commentare" dice Ferrante, ma aggiunge "Non dimentichiamo che siamo in una fase cautelare. Non c'è una sentenza. Non si uccide un'azienda mandando a casa migliaia di lavoratori".

Sempre secondo Ferrante, il suo incarico come custode giudiziario (inizialmente deciso dal Tribunale del Riesame) aveva un senso perché "era un modo per mantenere un collegamento fra il lavoro svolto dagli altri custodi e l'attività della società", che doveva risanare l'Ilva in base alle indicazioni dei periti e con "un pacchetto di iniziative condivise con governo e Regione".



E il rischio ambientale? "Le responsabilità ci sono state, ma riguardano il passato. Omissioni, anche da parte dell'Ilva, che ha comunicato male, si è mostrata litigiosa". Ora serve "un clima più sereno" e il Riesame "ci aveva dato una prospettiva, utilizzare gli impianti per metterli in sicurezza". A una domanda su quando però gli impianti dell'Ilva potrebbero essere considerati non più tossici, Ferrante replica "Non so né quando né che costi abbia tutto ciò. Bisogna leggere la nuova autorizzazione ministeriale. Ma alcune emissioni sono state abbattute. Molto è stato già fatto e molto si può ancora fare". Oggi, Ferrante incontrerà i sindacati perché l'ipotesi di chiusura degli impianti mette a rischio il lavoro di tutto gli operai dell'Ilva. "Sono agitati. Il momento è difficile ma l'ipotesi di licenziamento non rientra nel nostro orizzonte. Non ne abbiamo neanche parlato".

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