L'Italia nega il ricongiungimento di una coppia gay: condannata dall'Ue

Nuovo caso di condanna da parte della Corte europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo nei confronti del governo italiano per "discriminazione". Ha negato il permesso di soggiorno a un cittadino neozelandese, marito di un italiano

Roberto e Douglas

STRASBURGO (FRANCIA) - La Corte europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato oggi l'Italia per non aver consentito il ricongiungimento familiare di una coppia gay, negando il permesso di soggiorno a Douglas McCall, marito neozelandese di un cittadino italiano, Roberto Taddeucci: i due si sono sposati in Olanda l'8 maggio del 2010 e da allora è iniziata la loro battaglia per avere la possibilità di vivere insieme anche in Italia. 

LA SENTENZA - Secondo la Corte di Strasburgo, decidendo di trattare una coppia omosessuale negli stessi termini di una coppia eterosessuale non sposata, le autorità italiane hanno violato due articoli della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo - l'art. 14 che vieta le discriminazioni (in questo caso basata sull'orientamento sessuale) e l'art. 8, che impone il rispetto della vita privata e familiare - perché non hanno tenuto conto del fatto che Taddeucci e il suo compagno, Douglas McCall, non avrebbero potuto comunque ottenere lo status maritale a causa dell'impossibilità legale di sposarsi in Italia.

Douglas e Roberto, dopo aver vissuto per anni in Nuova Zelanda, nel 2003 avevano deciso di trasferirsi in Italia: il cittadino neozelandese, nel nostro paese con permesso di studio temporaneo, ha poi chiesto un permesso di soggiorno per motivi familiari, ma il 18 ottobre 2004 le autorità di Livorno avevano respinto la richiesta sostenendo che non sussistessero i criteri previsti. Dopo che il tribunale civile di Firenze aveva dato ragione alla coppia, il ricorso del Ministero degli Interni ha portato il caso in Cassazione: qui i magistrati dell'alta corte hanno respinto l'appello della coppia includendo nei limiti del concetto "familiare" solo sposi e figli minorenni o non indipendenti. 

LA CONDANNA -  Contro la visione dei togati italiani si è espressa la Corte europea per i diritti dell'uomo, alla quale la coppia, che ora vive ad Amsterdam, aveva fatto ricorso nel 2009. La sentenza è stata decisa con l'approvazione di sei giudici contro uno e prevede un risarcimento di 20.000 euro. Diventerà definitiva tra 3 mesi se le parti non ricorreranno in appello.


 

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