Lampedusa, l'Italia piange i migranti che non ha aiutato

L'ultimo, drammatico naufragio porta sotto gli occhi di tutti il fallimento delle politiche italiane ed europee in tema di "accoglienza". Ma emerge un altro flop: quello di un'informazione che non sa leggere e raccontare la realtà

LAMPEDUSA - "Sembra un film dell'orrore, là sotto c'è una massa di corpi incastrati, uno sull'altro nella stiva, mentre tentavano di fuggire. Altri sono aggrappati alla fiancata del peschereccio". E' il racconto atroce di Rocco Canell, il primo sub sceso laggiù, in fondo al mare dove è naufragato ieri il barcone davanti a Lampedusa. 

Rocco racconta di aver visto almeno una ventina di corpi tutti attorno al relitto e altri ammassati nella stiva. "Due di loro - racconta - sono aggrappati alla fiancata della barca, sono affondati con lei".

Partiamo da qui. Dal racconto di chi è sul posto e ha visto con i propri occhi la morte di decine di persone. Persone. Non migranti. Soprattutto, non clandestini. E qui entra in gioco la grande contraddizione di un paese che, vuoi o non vuoi, è e dovrebbe saper essere la "porta dell'Europa" per chi viene dal Mediterraneo. E' la storia, prima ancora della geografia, ad aver dato all'Italia questo ruolo. Un ruolo ormai abdicato. Da "porta", l'Italia è diventata "recinzione". E' diventata "ostacolo". E' diventata "cimitero".

Un cimitero che questa mattina dovrà fare di Lampedusa un obitorio: sono infatti in arrivo non una, non due, ma 120 (centoventi!) bare che serviranno a ricomporre (ricomporre!) i cadaveri delle persone (persone!) morte nel naufragio di ieri. L'annuncio è stato dato ieri sera dallo stesso ministro dell'Interno Angelino Alfano, che è atterrato (atterrato!) sull'isola per rendere omaggio alle vittime. E ai superstiti? Una visita, poi dritti in quelle carceri note come centri di accoglienza.

IL PIANTO DEL SINDACO - "L'isola è attonita e c'è rabbia. I lampedusani come me, ma anche una parte importante dell'opinione pubblica nazionale, si aspettano che succeda qualcosa". Queste le parole del sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini che ha voluto ricordare come "dopo la visita del Papa ci aspettavamo qualcosa. Ma nulla è successo. Che il governo sia qui è un fatto importante, come il lutto nazionale. Alcune cose sono cambiate ma si deve dare corpo a cambiamenti completi perchéi risultati di queste politiche sono i morti che hanno numeri da guerra".