Italiani armati, la legge italiana è già permissiva: "Servono più controlli"

Dopo l'apertura di Salvini, c'è chi propone una legge più permissiva sul possesso di armi da fuoco. "Ma oggi è più difficile ottenere la patente che una licenza per armi per uso sportivo" dice a Today.it Giorgio Beretta (Opal): "Anzi, servirebbero specifici esami psicologici e clinico-tossicologici. E in Italia la lobby delle armi ha già un'influenza molto forte"

Ansa

E' vivace il dibattito di questi giorni sulla legittima difesa: il ministro dell'Interno Matteo Salvini non esclude una nuova legge più permissiva e il 39% degli italiani sembra essere favorevole all'introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un'arma da fuoco. Il dato è in netto aumento rispetto al 26% rilevato nel 2015. "Una nuova legge che permetta la legittima difesa delle persone perbene nelle proprie case è una nostra priorità" dice Salvini. Un confronto basato sui dati e non sugli umori fluttuanti dell'opinione pubblica non è più rinviabile. E allora partiamo proprio dai dati.

Una gran parte degli omicidi in Italia avviene con armi regolarmente detenute: lo evidenzia Giorgio Beretta, analista del commercio internazionale e nazionale di sistemi militari e di armi comuni, che svolge la sua attività di ricerca per l’Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia. «Oggi in Italia il numero di omicidi causati da armi da fuoco legalmente detenute (più di 45 nel 2017, secondo una nostra indagine di Opal) supera ampiamente quelli, effettuati con ogni strumento, per "furti o rapine" (19 secondo Istat) e i numeri sono molto vicini al numero di omicidi di mafia (48). La vera emergenza, dunque, non sono le rapine a mano armata nelle case private, ma gli omicidi e tentati omicidi fatti da legali detentori di armi: pensare di facilitare l'ottenimento di queste licenze, come quella per il nulla osta o il tiro sportivo, è non solo controproducente ma pericoloso».

In un Paese in cui omicidi e rapine sono in calo costante da anni, ci sono sempre più persone che vogliono avere un'arma da fuoco in casa. Ma più armi non significa più sicurezza. «Avere un'arma in casa rappresenta una formidabile tentazione di usarla e molti assassini sono in possesso di regolare licenza» evidenzia un recente rapporto del Censis.

Italiani a mano armata: licenze "facili", dati opachi e norme da rivedere (in fretta)

Proprio le licenze per uso sportivo sono aumentate in modo esponenziale: erano poco più di 125mila nel 2002, sono cresciute fino 560mila oggi. Spesso sono un modo per poter detenere un’arma (o più armi) in casa anche per coloro che non metteranno mai piede in un poligono. E non stiamo parlando di poche armi visto che la legge prevede che anche con questa licenza si possano detenere 3 armi comuni, 6 armi sportive, 8 armi da collezione ed inoltre 200 cartucce per armi comuni, 1.500 cartucce per fucili da caccia e 5 chili di polveri da caricamento. Un piccolo arsenale. Abbiamo intervistato Giorgio Beretta per fare chiarezza.

Quale peso può avere la nascente "lobby delle armi italiana" su un'eventuale legge più permissiva sulla legittima difesa? Quali pressioni è realmente in grado di attuare?

«Ha un peso e un'influenza molto forti - dice Beretta a Today.it - Innanzitutto perché questa lobby si è attivata già da tempo, in particolare presso gli esponenti dei partiti più conservatori e della destra, per promuovere norme più permissive sul porto d'armi e sulla difesa armata. Ma soprattutto perché, sfruttando i rapporti che intrattiene con i produttori di armi e le loro associazioni di categoria, questa lobby utilizza tutti i canali per fare pressioni, più o meno trasparenti, sui rappresentanti politici». 

Cosa ci si può aspettare dal nuovo governo?

«Il M5s, che nella scorsa legislatura si era espresso in modo molto cauto su questi temi, ha accettato di inserire nel "Contratto di governo" le proposte della Lega per la "riforma ed estensione della legittima difesa domiciliare". Al riguardo va detto che il testo fa riferimento ad un "principio dell’inviolabilità" della proprietà privata che non esiste nella nostra Costituzione: la proprietà privata è infatti "riconosciuta e garantita" dalla Costituzione nella sua "funzione sociale" (art. 42) e non quindi come diritto incondizionato o inalienabile».

Qual è l'aspetto (visite mediche,  assicurazione di responsabilità civile verso terzi , frequenza annuale dei poligoni, comunicazioni a conviventi) su cui è più urgente intervenire per un rilascio delle licenze più attento?

«Sono tutti importanti, ma in particolare dovrebbero essere introdotti specifici esami psicologici e clinico-tossicologici per chi richiede e all'atto del rinnovo di una licenza per armi. Ma soprattutto va tenuto presente un fatto che spesso viene dimenticato: oggi in Italia è più difficile ottenere la patente per guidare l'auto che una licenza per armi per uso sportivo, per la caccia o il cosiddetto "nulla osta". Mentre per la patente di guida è infatti richiesto di superare specifici esami teorici e pratici, queste licenze per armi sono generalmente rilasciate a tutti coloro che ne fanno richiesta; basta essere incensurati, esenti da malattie nervose e psichiche, non alcolisti o tossicodipendenti cronici e aver superato un semplice esame di maneggio delle armi. Non solo: la patente per auto prevede specifiche limitazioni di velocità, di potenza dell'automezzo e di guida per i primi tre anni dalla data di superamento dell'esame, mentre un diciottenne che ottiene una licenza per armi per uso sportivo può detenere tre armi comuni, sei armi sportive, numero illimitato di fucili da caccia e non deve dimostrare di essere iscritto ad alcuna federazione sportiva né frequentare un poligono di tiro. Per gli anziani, il rinnovo della patente è previsto ogni tre anni, mentre per quello della licenza per armi ogni sei. Ed infine per guidare un'auto è necessario che questa sia assicurata, mentre non è prevista alcuna assicurazione per chi detiene armi e relative munizioni». 

Nonostante questo, vi sono diverse proposte di modificare la legge sulla legittima difesa... 

«Se si modifica la legge sulla legittima difesa per introdurre, come si sta prospettando, il concetto di "presunzione di legittima difesa" va contestualmente modificata tutta la normativa sulla detenzione e porto d'armi - ci dice Beretta - Occorre cercare di evitare che la modifica della legittima difesa porti ad una corsa alle armi da parte dei cittadini. Lo si può fare solo a due condizioni: da un lato, introducendo, una specifica licenza per la difesa abitativa e dell'esercizio commerciale che preveda precisi controlli all'atto del rilascio e del rinnovo e limitazioni sui tipi di armi e munizioni consentite e, dall'altro, riportando le attuali licenze per armi alla loro effettiva ragion d'essere. Tranne il porto d'armi "per difesa personale" che ha norme rigorose ed è rilasciato solo a fronte e di una richiesta valutata dal Prefetto, le altre licenze non prevedono particolari controlli e sono per la gran parte richieste in modo strumentale al solo scopo di poter avere armi a disposizione. Un modo molto semplice per prevenire un utilizzo indebito di queste licenze è quello di non permettere ai possessori di tenere in casa munizioni. In sintesi: se vuoi tenerti un'arma in casa perché l'hai ereditata, per andare al poligono o per andare a caccia puoi detenerla, ma niente munizioni. Se invece vuoi avere armi in casa per difenderti, devi richiedere quella specifica licenza».

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