Perché serve una "legge Mastrogiovanni" per cambiare il Tso

"Questa è un'emergenza culturale". I Radicali italiani propongono una legge che porti il nome del "maestro più alto del mondo", morto dopo essere rimasto legato al letto per quasi quattro giorni, per tutelare malati e familiari che si trovano in situazioni analoghe e garantire la massima trasparenza delle condizioni di cura all'interno dei reparti psichiatrici

Franco Mastrogiovanni è il maestro elementare di Castelnuovo Cilento sottoposto nel 2009 a trattamento sanitario obbligatorio nell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania e morto dopo essere rimasto legato mani e piedi per tre giorni e mezzo ininterrotti nel suo letto. Di fronte allo "spaccato" dei reparti di psichiatria italiani che il caso Mastrogiovanni rivela, e con il moltiplicarsi dei casi di "morte per Tso" di cui sempre più spesso si ha notizia, i Radicali italiani chiedono una legge che porti il nome del "maestro più alto del mondo", come lo chiamavano affettuosamente i suoi alunni. Una proposta di legge di iniziativa popolare per riformare l'istituto del Trattamento sanitario obbligatorio che "a 39 anni dalla legge Basaglia nella sua applicazione concreta ha perpetuato una concezione manicomiale del trattamento psichiatrico".

Non esistono statistiche specifiche e precise sull'applicazione dei Tso disposti dal sindaco quando una persona con problemi psichici diventa "pericolosa" per sé o per gli altri. Gli unici dati disponibili sono quelli relativi alle dimissioni, che descrivono un fenomeno enorme: quasi 11mila solo nel 2015. Trenta al giorno.

A chiedere una riforma in tal senso, per arginare le violazioni dei diritti dei malati che troppo spesso caratterizzano i trattamenti di contenzione obbligatori, sono stati i Radicali italiani, in una conferenza stampa alla Camera dei deputati, insieme ai familiari di cittadini morti proprio nell'ambito di una procedura di Tso. Tra questi, Grazia Serra, nipote di Franco Mastrogiovanni, al quale i radicali hanno intitolato simbolicamente l'iniziativa, Osvaldo Esposito e Adele Malzone, rispettivamente padre di Marcello e sorella di Massimiliano, entrambi deceduti nell’ambito di una procedura di Tso.

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Perché una "legge Mastrogiovanni"? Lo avevamo chiesto a Michele Capano, tesoriere dei Radicali e avvocato della famiglia Mastrogiovanni. 

Vogliamo una legge che per in primis preveda un'assistenza legale obbligatoria per i malati che si trovino in queste situazioni: chi è sottoposto a Tso deve avere immediatamente un avvocato, così come accade per l'assegnazione di un legale a un arrestato. Il secondo punto, invece, è sulla disciplina del reparto in cui si svolge il trattamento sanitario obbligatorio: va garantita la massima trasparenza delle condizioni di cura all'interno dei reparti psichiatrici. Perché ai parenti non viene consentito di entrare in una stanza d'ospedale? Nel caso del maestro di Vallo della Lucania ai familiari non è stata permessa neppure una visita in reparto per sincerarsi delle condizioni del congiunto. Soltanto dopo l’apertura dell’inchiesta poterono rendersi conto di quanto fosse avvenuto tra le mura del reparto attraverso le immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza. Video che furono anche resi pubblici. Cose del genere non devono mai più accadere.

COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI RIFORMA 

Ecco i punti al centro della proposta di riforma avanzata da Radicali: l'introduzione di una "difesa tecnica" (cioè dell'assistenza di un avvocato per il paziente "come presidio utile ad approfondire e rendere effettivo il controllo di legalità della procedura") e quindi di diritto di informazione e ricorso a beneficio di chi è sottoposto a Tso; il divieto di utilizzare strumenti di contenzione meccanica; la garanzia del diritto di visita all'interno dei reparti psichiatrici di poter comunicare con l'esterno; il limite al numero di rinnovi, oggi non previsto dalla legge; la segnalazione di ogni rinnovo al Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. 

Spiega Michele Capano: "Siamo di fronte a un'emergenza culturale. Psichiatri e giuristi tra i più illuminati segnalano come il ricorso al Tso sia spesso disposto con superficialità e sottovalutando la privazione della libertà che esso determina. Per questo vogliamo rafforzare il sistema di garanzie, introducendo per chi è sottoposto a tso le stesse tutele previste per le persone in stato di arresto".

Sulla stessa linea l'avvocato Gioacchino Di Palma, riferimento dell'associazione Telefono Viola: "Le persone sono trattate pregiudizialmente come malati, è una battaglia culturale". Una battaglia che il dottor Giorgio Antonucci, classe 1933, ha ingaggiato circa mezzo secolo fa al fianco di Franco Basaglia all'allora manicomio di Gorizia e che ancora oggi combatte nella convinzione che la "libertà è terapeutica", come ha ribadito intervenendo telefonicamente a sostegno della "legge Mastrogiovanni".

TSO, LE 4 CONDIZIONI DA RISPETTARE

Gilda Losito dell'ufficio del Garante nazionale dei detenuti ha elencato le quattro condizioni da rispettare: "Il Tso deve rispondere a sintomi ben precisi, essere proporzionato alle condizioni di salute e definito un progetto terapeutico scritto e monitorato, e deve concludersi nel più breve tempo possibile". Secondo il segretario di Radicali Italiani Riccardo Magi, "bisogna sottrarre questo tema allo scontro tra avvocati e psichiatri: le maggiori garanzie previste da questa riforma non pregiudicano l'efficacia della cura, a comprometterla sono invece gli automatismi burocratici e spersonalizzanti che ledono anche il lavoro dei medici. L'obiettivo fondamentale è aprire il dibattito nel paese su una questione trascurata da politica e media e la strada potrebbe essere una legge d'iniziativa popolare. Lo stiamo valutando", conclude Magi. Non solo. "Da quando abbiamo sollevato la questione abbiamo ricevuto diverse richieste di sostegno da parte di cittadini sottoposti a Tso, per questo stiamo anche pensando a un progetto di "soccorso civile" per aiutare la verifica della legalità delle procedure", annuncia Michele Capano.

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