Tra Saviano e la "camorra" troppe giacche e cravatte: parola di boss

Da domani in liberia "Camorra. Confessioni inedite di Mario Perrella, boss pentito del rione Traiano di Napoli" di Antonio G.D'Errico. Dalle parole di un pentito il ritratto di una terra che oggi, come ieri, vive in preda a interessi economici. Poi criminali

Mario Perrella non è un nome qualsiasi. E' il nome di uno dei boss di camorra che molti anni fa dettava legge nel napoletano e che oggi, da 20 anni, è un uomo pentito recluso in carcere. Non ha mai parlato con nessuno tranne che con uno scrittore, che per caso ha conosciuto la moglie di Perrella. Lei, la moglie del boss, ha fatto da tramite tra le domande dello scrittore e le pesanti confessione di Perrella. Così Antonio D'Errico ha scritto “Camorra”, libro che uscirà in tutte le librerie il prossimo 27 febbraio.

“Camorra. Confessioni inedite di Mario Perrella, boss pentito del rione Traiano di Napoli” (ed. Anordest). Questo il titolo del libro rivelazione che dà voce ad un uomo che è stato a capo di un sistema mafioso che vive ancora oggi. Al centro dell'inchiesta il business dei rifiuti. Oggi si parla molto della Terra dei Fuochi. Da questo libro emerge come la Terra dei Fuochi non sia una novità e soprattutto come la bella Italia dell'arte e dei palazzi storici possa essere un involucro sotto cui celare il marcio di decenni di business sui rifiuti tossici. Ultimo dato prima di lasciare la parola all'autore: parte dei proventi di questo libro saranno devoluti all'associazione "Libera" di Don Ciotti.

autore Antonio Gerardo D'Errico-2Antonio tu dai voce a quello che è stato il capo di un grosso clan camorrista di decenni fa. Inizamo dalla Terra dei Fuochi, da alcuni mesi finalmente su tutti i media.

L'Italia è un paese strano in cui ogni volta si scopre qualcosa di nuovo. Ma se la gente "normale" non sa nulla dei rifiuti, gli imprenditori del nord sono consapevoli di cosa producevano e a chi li consegnavano. Perrella dice che lui faceva il capo clan, prima si occupava di droga e poi di rifiuti, di come ha comprato la terra ai contadini, che si sono presi i soldi e lì i Perrella hanno potuto fare la discarica. Lui pensava di fare qualcosa che portasse soldi e non si poneva il problema dei rifiuti tossici perchè ai tempi andava bene per tutti. Per Perrella i rifiuti erano solo business, un modo per mettere mano ai fondi pubblici. Bastava avere l'aggancio politico giusto e il gioco era fatto. Perrella addirittura nega di aver mai immaginato che quei rifiuti fossero tossici. Per lui un sacchetto di umido o un vagone di scarto industriale, erano la stessa cosa. Fonte di profitto.

Prima hai citato i politici. Cosa ti ha raccontato il boss a riguardo?

Semplice. Il fatto che un politico sia vicino alla camorra significa assicurarsi il consenso di migliaia di persone. Da quello che Perrella racconta nel mio libro la politica campana ne esce molto male: in pratica era la politica stessa il vertice criminogeno della Campania.

 
camorra-4Il tuo libro si intitola Camorra. Ma non è la stessa camorra di cui ci ha parlato Saviano in Gomorra.        

C'è una contraddizione evidente nella definizione che Saviano fornisce di camorra. Lui ne parla come un sistema che si è normalizzato fino ad entrare in un circolo economico "quotidiano" che va dal contrabbando fino alla moda. Per Perrella Saviano è fuoristrada perchè non esiste un sistema camorra: oggi tutto è uguale a prima. Non c'è nessuna differenza e nessuna normalizzazione. La camorra risponde "semplicemente" alla necessità di dominio di alcuni settori socio-economici. Lo fa oggi come lo faceva 50 anni fa.

Tu la pensi così?

I camorristi oggi vanno in giro in giacca e cravatta, sono colti e preparati. Io nel mio libro non posso smentire Saviano ma al tempo stesso non posso smentire Perrella perchè lui ha vissuto quello di cui parla e pone dei dubbi. Saviano ha guardato e ha scritto. Io ho ascoltato una voce che era "dentro" e ho riportato quello che ha fatto "da dentro".

Ultima domanda: perchè - oggi - un libro sulla camorra, sul business dei rifiuti e perchè proprio su Perrella?

Ho detto sì a questo libro perchè secondo me il problema non sono solo i rifiuti, che oggi sono il lato pubblico della criminalità campan. Questo libro, attraverso la voce del protagonista, racconta la storia sommersa italiana che è anche in parte scritta nei tribunali, ma con un linguaggio burocratico e gelido. Io gli ho voluto dare una forma diversa, quella di chi guarda alle cose con l'animo romantico della scrittura. Ma soprattutto mi ha convinto il fatto che lui fosse pentito. Mi ha colpito che lui ad un certo punto abbia abbandonato tutto senza avere benefici perchè lui, a differenza di molti, è ancora in carcere. Questo mi ha convinto a dare peso alle sue parole, che non significa fare l'elogio alla camorra. Piuttosto significa dare credito a lui come lo Stato ha dato credito a tanti altri pentiti. E' stato un personaggio chiave per quello che ha fatto. E questo è - "solo" - un fatto.

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