"Non ho rimpianti, muoio col sorriso": il testamento di Lorenzo Orsetti

"Sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà". E' il testamento morale di Lorenzo Orsetti, ucciso dall'Isis a Baghouz. Il padre: "Orgogliosi di lui e distrutti dal dolore"

Fonte: Facebook

"Ciao, se state leggendo questo messaggio è segno che non sono più a questo mondo. Beh, non rattristatevi più di tanto, mi sta bene così; non ho rimpianti, sono morto facendo quello che ritenevo più giusto, difendendo i più deboli e rimanendo fedele ai miei ideali di giustizia, uguaglianza e libertà". E' il testamento morale di Lorenzo Orsetti, il giovane toscano di 33 anni ucciso dall'Isis a Baghouz, in Siria, combattendo al fianco dei curdi.  La lettera è una consuetudine per tutti i miliziani.

Il testamento morale di Lorenzo Orsetti, ucciso dall'Isis in Siria

"Nonostante questa prematura dipartita - prosegue Orsetti nel suo messaggio - la mia vita resta comunque un successo e sono quasi certo che me ne sono andato con il sorriso sulle labbra. Non avrei potuto chiedere di meglio".

"Vi auguro tutto il bene possibile e spero che anche voi un giorno (se non l'avete già fatto) decidiate di dare la vita per il prossimo perché solo così si cambia il mondo. Solo sconfiggendo l'individualismo e l'egoismo in ciascuno di noi si può fare la differenza" dice. "Sono tempi difficili - continua Orsetti - lo so, ma non cedete alla rassegnazione, non abbandonate la speranza; mai! neppure un attimo. Anche quando tutto sembra perduto, e i mali che affliggono l'uomo e la terra sembrano insormontabili, cercate di trovare la forza, di infonderla nei vostri compagni. È proprio nei momenti più bui che la vostra luce serve".

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"Ricordate sempre - conclude il testamento - sempre che 'ogni tempesta comincia con una singola goccia'. Cercate di essere voi quella goccia. Vi amo tutti spero farete tesoro di queste parole".

Il testamente è firmato Lorenzo, con accanto il nome di battaglia Orso, Tekoser, termina con "Serkeftin!", che in curdo significa "vittoria".

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Il padre: "Orgogliosi di lui e distrutti dal dolore"

Orsetti militava nelle file delle milizie curde Ypg. Pochi mesi fa era stato intervistato da media italiani come un combattente volontario italiano a fianco dei curdi contro l'Isis. Il 21 dicembre 2018 aveva parlato al microfono di 'Radio Anch'io' su Radio 1 Rai: "Qui la situazione è quella che è. Diciamo che se dovessi tornare in Italia non mi preoccuperei troppo delle conseguenze (si riferiva alla legge Alfano che punisce i foreign fighters). Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo  fino all'ultimo. Un po' perché non c'è nient'altro da fare, un po' perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo".

Al Corriere fiorentino in un'intervista dello scorso anno si raccontava così: "Mi chiamo Lorenzo, sono nato e cresciuto a Firenze. Ho lavorato per 13 anni nell'alta ristorazione: ho fatto il cameriere, il sommelier, il cuoco. Mi sono avvicinato alla causa curda perché mi convincevano gli ideali che la ispirano, vogliono costruire una società più giusta più equa. L'emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l'ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin nel nord della Siria e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi". 

"Siamo orgogliosi di lui, della scelta che ha fatto", "ma ora siamo distrutti dal dolore. Da un anno e mezzo, cioè da quando è partito, stavamo in angoscia, più contenti quando lo sentivamo al telefono, in ansia quando stavamo un periodo senza sentirlo". Sono le parole di Alessandro Orsetti, padre del giovane ucciso in Siria.

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