Il mais diventa blu: rifiuti pericolosi utilizzati come fertilizzanti

Pannocchie color indaco nei terreni della Toscana a causa di uno sversamento di rifiuti al posto dei fertilizzanti: oltre al cromo sono stati trovati anche consistenti livelli di idrocarburi. Composti chimici che sono finiti anche nella falda acquifera. 

Mais al cromo, in concentrazioni tali da rendere le pannocchie color indaco. I carabinieri hanno scoperto concentrazioni di cromo esavalente fino a quasi venti volte il limite consentito nei terreni di una vasta area agricola toscana. L'operazione condotta dai carabinieri forestali insieme alla polizia municipale dell’Unione dei Comuni Empolese Valdelsa ha interessato un'area di 150 ettari di terreno a cavallo tra le province di Firenze e Pisa.

Quattro gli indagati finiti agli arresti domiciliari, tra cui tre amministratori di un importante consorzio di gestione rifiuti del distretto conciario di Santa Croce sull'Arno. Le misure emesse dal giudice per le indagini preliminari Antonio Pezzuti sulle basi delle indagini che avrebbero riscontrato lo smaltimento illecito di 24mila tonnellate di rifiuti speciali, contenenti sostanze nocive ed inquinanti, attraverso il loro utilizzo come fertilizzante per la concimazione di terreni agricoli coltivati a granoturco e girasole. Prodotti, anche a chilometro zero, che venivano venduti e potevano quindi finire in tavola.

Oltre al cromo esavalente sono stati trovati anche consistenti livelli di idrocarburi. Composti chimici che sono finiti anche nella falda acquifera. 

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L'operazione, denominata Blu Mais, ricalca un'operazione analoga del 2016 sullo smaltimento di fanghi su un'area di 800 ettari nel medesimo territorio. Le attività organizzate dagli indagati prevedevano, in sintesi, l’illecito recupero di ingenti quantità di rifiuti speciali, sia conferiti da più imprese conciarie sia derivanti dalla lavorazione di sottoprodotti animali che, sulla base di certificati di analisi falsificati, venivano inquadrati come fertilizzanti e pertanto idonei alla concimazione. Poi vi era la fittizia vendita del presunto ammendante ad imprese agricole che ricevevano perfino un compenso sulla quantità di prodotto “acquistato”.

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