Maltrattamenti sui bambini: quali sono le Regioni più a rischio

Cesvi ha realizzato un'Indagine regionale sul maltrattamento dell'infanzia in Italia, incrociando i fattori di rischio con i servizi offerti per curare e prevenire questo fenomeno

Foto di repertorio

Per ogni caso di violenza sui bambini che viene denunciato, ce ne sono almeno altri nove che rimangono segreti. Lacrime inascoltate che restano nel silenzio, maltrattamenti sia fisici che psicologici che non vengono alla luce e continuano a logorare quei bambini che un giorno saranno uomini e donne. Un fenomeno preoccupante che non riguarda soltanto l'Italia, ma il mondo intero. Basta pensare che nel 2015, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, 1,7miliardi di minori, praticamente tre bambini su quattro, ha vissuto almeno una forma di violenza. Si va dalla semplice punizione corporale alla violenza tra coetanei, fino alle oltre 100mila vittime di omicidio. Stringendo lo sguardo soltanto sull'Europa, i dati del WHO-European Region evidenziano come siano 55 milioni i bambini maltrattati nell'Unione europea: nel 9,6% dei casi il maltrattamento assume la forma di abuso sessuale, nel 16,3% dei casi di trascuratezza fisica, nel 18,4% dei casi di trascuratezza emotiva, ed infine nel 22,9% dei casi di maltrattamento assume la forma di abuso fisico, nel 29,6% dei casi quella di abuso emotivo. 

E in Italia? Dalle nostre parti la situazione non migliora. Secondo le stime contenute nell'Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini e degli adolescenti in Italia, nel nostro Paese sono 47,7 minorenni su 1.000 sono seguiti dai servizi sociali. Da qui si arriva ad un ulteriore stima, la più preoccupante, che vede circa 100mila bambini ( 91.272 per la precisione) vittime di maltrattamento. 

Il maltrattamento dell'infanzia in Italia

Ma esistono delle soluzioni per arginare questo fenomeno? Cosa si può fare per prevenire? Partendo proprio da questi quesiti il Cesvi, un organizzazione umanitaria che si occupa di promuovere i diritti umani, ha realizzato “l'Indice regionale sul maltrattamento dell'infanzia in Italia”. Il rapporto è stato presentato questa mattina a Roma presso la sala conferenze di Palazzo Theodoli Bianchelli, nei pressi della Camera dei deputati, con il presidente del Cesvi che, prima di entrare nei particolari dell'Indice, ha spiegato da dove nasce questa idea: ''Avevamo bisogno di un approccio al problema basato sui dati. Costruire una base informativa che ponga le basi su criteri scientifici è importante''. Un sentimento condiviso anche da Filomena Albano, Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza: ''L'Indagine del Cesvi ci mostra una fotografia di una situazione che vive in assenza di dati, ossia quella del maltrattamenti sull'Infanzia. In questo caso la parola chiave è fiducia: dobbiamo avere fiducia nella possibilità di invertire le tendenze e cambiare le situazioni. Purtroppo quando si parla di abusi parliamo sempre del post e mai dell'ante, quindi senza poter attuare politiche di prevenzione''. 

Ma come prevenire un maltrattamento, che già fa fatica ad emergere anche dopo essere stato attuato? In aiuto arriva proprio l'Indice realizzato da Cesvi, che incrociando alcuni parametri riesce a fotografare la situazione nelle diverse regioni italiane. Lo studio è stato realizzato prendendo in considerazione due componenti chiave: il rischio di maltrattamento all’infanzia e  i servizi e le politiche implementate per prevenire e curare questo fenomeno. Per la prima componente vengono presi in esame i principali fattori di rischio, decine di voci che variano dalla sfera personale, come l'uso di droghe, eventuali disabilità, violenze pregresse, fino ai rischi relazionali o sociali, come la povertà, non soltanto economica, ma anche educativa. La seconda componente prende invece in esame il livello dei servizi assistenziali nelle diverse regioni. L'incrocio di questi dati mostra un'Italia a due velocità, dove viene rimarcata ancora una volta una sostanziale differenza tra Nord e Sud

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Maltrattamenti sui bambini, quali sono le Regioni più a rischio

Partendo dal basso, la Campania risulta l'ultima di questa speciale classifica sia per contesto che per servizi, preceduta da Sicilia, Calabria, Puglia. Lazio e Abruzzo, tutte Regioni rispetto all'Indice del 2018, perdono punti, mentre viene registrato un miglioramento per il Molise. Osservando invece la testa della classifica troviamo l'Emilia Romagna, la regione con maggiore capacità di fronteggiare il problema del maltrattamento infantile, sia in termini di contesto ambientale che di sistema dei servizi. Segue poi il Trentino Alto Adige, in crescita rispetto all'anno precedente, poi il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. 

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Pur dividendo la classifica generale in due: una soltanto sui rischi e l'altra dedicata ai servizi, la situazione non cambia di molto. I fattori di rischio sono sempre minori al Nord, dove però spicca il Trentino, seguito da Friuli Veneto ed Emilia Romagna. Ultima sempre la Campania, preceduta da Sicilia, Puglia e Calabria.

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Osservando invece l'offerta di servizi assistenziali, l'Emilia riconquista la vetta, con un grande distacco rispetto alla seconda classificata, il Veneto. Terzo posto per la Sardegna che, nonostante l'alto rischio, può contare su dei buoni servizi. Cosa che non cambia invece per Campania, Puglia, Sicilia e Calabria, sempre agli ultimi posti anche in questa particolare graduatoria.

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Trasformando queste tabelle in una matrice, è stato anche possibile dividere in quattro aree le regioni italiane: le più virtuose, Friuli, Veneto, Trentino ed Emilia, in cui ci sono bassi rischi ed un alto livello di servizi; le 'stabili', con bassi rischi ma anche pochi servizi, come Lombardia e Piemonte; le reattive, come Umbria e Sardegna, in cui l'alto livello di servizi compensa il rischio elevato, fino ad arrivare a Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata, Abruzzo e Molise, tutte regioni da alta criticità in cui scarsi servizi devono far fronte ad un territorio in cui i fattori di rischio sono al massimo. 

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''Abbiamo cercato di capire il contesto dei territori nei quali si può manifestare il maltrattamento, cosi da trovare le chiavi di lettura su cui riflettere per intervenire – ha spiegato Giovanna Bandalassi, ricercatrice Cesvi -Si tratta di un fenomeno combina diverse cause scatenanti, in cui entrano in gioco una moltitudine di fattori. Per questo non è facile trovare una chiave univoca per un fenomeno complesso e multidimensionale. Questo indice ha l'obiettivo di valutare il contesto socio-economico delle famiglie, analizzando non le cause che producono la violenza, ma quei fattori che la possono favorire''.

Maltrattamenti dell'infanzia: cosa c'entra la povertà

L'Indice regionale sul maltrattamento dell'infanzia in Italia contiene un focus sulla povertà, considerata come uno degli aspetto più critici. Ovviamente, non sta né in cielo e né in terra pensare che una famiglia povera sia violenta, ma va considerata come un elemento che può creare le basi per il verificarsi di un maltrattamento. Per povertà non si intende infatti soltanto la mancanza di denaro, ma anche la difficoltà ad accedere a servizi, tenendo conto che non esiste soltanto la povertà economica, ma anche quella educativa e culturale. Ma, alla luce di questi dai, quali possono essere le soluzioni? Su questo argomento è intervenuta Roberta Gaeta, rappresentante dell'Anci e assessore alle Politiche Sociali di Napoli: ''Lavorare con questi numeri ci permette di realizzare una programmazione a medio-lungo termine, cercando anche di coinvolgere le istituzioni locali. Programmare è sicuramente una soluzione, ma non basta, serve anche fare informazione, sia nelle scuole che in luoghi meno formali. A questo vanno aggiunte delle linee guida precise e una moltitudine di attività e servizi socio-educativi''.

Si tratta soltanto di un primo passo verso la conoscenza di un fenomeno terribile quanto diffuso come quello dei maltrattamenti sui bambini ma, come confermato nelle conclusioni del Cesvi, c'è ancora molto lavoro da fare. Servono ancora più dati e informazioni per poter conoscere l'argomento in ognuna delle sue sfaccetature, magari istituendo un sistema informativo specifico. Servono servizi più puntuali che vadano in soccorso delle famiglie, visto che la maggior parte dei casi di maltrattamento avviene tra le mura domestiche, senza dimenticare l'enorme gap tra settentrione e Mezzogiorno. Infine sono fondamentali politiche, atti e procedure dedicate alla sicurezza dei bambini, considerando gli effetti nefasti che queste violenze hanno sui piccoli, la cui vita viene sconvolta e rovinata anche da un singolo episodio. Investire sulla prevenzione, alla luce di questi dati, non dev'essere vista come una battaglia politica, ma soprattutto umana, perché i bambini di oggi, saranno gli uomini e le donne di domani. 

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