"Metalli cancerogeni nel cibo": la denuncia di un ricercatore

Stefano Montanari, medico nanopatologo, ha esaminato una serie di alimenti acquistati da un supermercato. In molti ha riscontrato la presenza di micro e nanoparticelle di metalli pesanti altamente pericolosi per l'organismo umano

La premessa, necessaria, è che si tratta di uno studio con "rilevanza statistica zero", come ci tiene a precisare il dottore che ha portato avanti le ricerche, Stefano Montanari. La conclusione, necessaria anch'essa, è che la "fotografia" scattata dal medico testimonia come gli alimenti abbiano un potenziale di "tossicità" altamente pericoloso per l'organismo umano. 

MARCHE DELLE "FARINE" CONTAMINATE

Stefano Montanari, che insieme a sua moglie Antonietta Gatti ha "scoperto" le nanopotologie, nel 2005 ha acquistato una serie di prodotti, uno per ogni tipo, da un supermercato di Modena e li ha analizzati. Il risultato è di quelli che spaventano: micro e nanoparticelle di metalli chimici, molti dei quali pesanti, "contaminano" i cibi. La lista è lunga: alluminio, ferro, cromo, nichel, silicio, stronzio, sodio e magnesio. Tutti elementi che "infestano" i prodotti sottoforma di particelle grandi fra 10 -8 e 10 -5 metri, micro e nano particelle appunto. 

MARCHE DEI "PRODOTTI DA FORNO SALATI" CONTAMINATI

"Più la particella è piccola, più questa è capace di penetrare nei tessuti" si legge nello studio. E le conseguenze potrebbero essere drammatiche. "Il progetto Europeo QLRT-2002-147, avvalendosi di studi di microscopia elettronica a scansione di tipo ambientale, secondo una metodica originale ed innovativa, ha permesso di accertare come tessuti patologici relativi a malattie criptogeniche di natura oncologica o infiammatoria presentino un contenuto di particelle inorganiche di dimensioni micro e nanometriche, un reperto non rinvenibile, invece, nei tessuti sani.". In sostanza, spiega il dossier, esiste una correlazione fra la presenza di micro e nanoparticelle inorganiche nel corpo umano e il presentarsi di patologie di natura oncologica, quindi tumorali. 

MARCHE DEI "BISCOTTI" CONTAMINATI

"L'origine di queste particelle è prevalentemente ambientale - continua lo studio - dovuta a forme d'inquinamento sia antropiche sia, in modo meno rilevante, naturali. La via d'ingresso nell'organismo umano e animale è attraverso l’inalazione e l'ingestione". Motivo per cui il dottore Stefano Montanari ha deciso di concentrare la propria attenzione sugli alimenti, pur a fronte di un budget limitato. 

MARCHE DEGLI "OMOGENEIZZATI" CONTAMINATI

Come se non bastasse, però, c'è un'ulteriore caratteristica che preoccupa. Le micro e nanoparticelle in questione non sono biodegradibili: il corpo umano non è assolutamente in grado di eliminarle, nè di riconoscerle. Il che dà il via ad un circolo molto pericoloso. "Le particelle vengono trasportate a vari organi interni dove vengono sequestrate e dove si comportano come corpi estranei, inducendo la formazione di granulomi e uno stato infiammatorio. È noto come una flogosi cronica - chiarisce lo studio - possa costituire uno stato precanceroso. La fagocitosi macrofagica appare inefficace nell'eliminazione di questo particolato, dato che la particella è in ogni caso non biodegradabile e, di conseguenza, morto il macrofago, questa resta presente nell'organismo che non pare possedere vie d'eliminazione efficienti".

MARCHE DEI "DOLCI" CONTAMINATI

A supporto delle tesi del dottore Montanari anche una casistica "rispettabile". "Nei circa cinquecento casi patologici finora indagati, oltre a risultare non biodegradabili, le particelle sono anche state classificate come non biocompatibili, e quindi, per definizione stessa, patogeniche. La patogenicità del particolato inorganico micro e nanometrico è stata confermata - si legge sul sito della nanodiagnostics - in vitro su cinque tipi diversi di particelle, presso il laboratorio francese Biomatech". 

MARCHE DI "INTEGRATORI" CONTAMINATI

La lista dei prodotti analizzati è vasta, così come è ampia quella degli alimenti in cui sono state trovate tracce di micro e nanoparticelle inorganiche di metalli. "Questo mio studio non va preso come un'accusa a questa o a quella marca - sottolinea Stefano Montanari - è semplice da capire che un pacco di biscotti può essere contaminato al supermercato di Modena e non esserlo da altre parti. O, magari, essere comunque contaminato ma da altri agenti inquinanti". Questo perchè i macchinari utilizzati per le produzioni alimentari, la maggior parte composti da ferro, hanno un impatto considerevole sulla "contaminazione" o meno di un cibo. Così come la farina o gli altri elementi "primari". 

MARCHE DI "PRODOTTI VARI" CONTAMINATI

Ed è, naturalmente, impensabile credere che tutti gli stabilimenti di produzione usino macchinari identici e materiali identici. Ecco perchè "il dossier voleva essere una semplice fotografia di quello che mangiamo". Fotografia che, nonostante tutto, mette i brividi.

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