Migranti, quando la buona accoglienza è un investimento (e non un costo)

Storie di successo. Più della metà dei migranti esclusi dall’accoglienza pubblica, ospiti della Caritas Ambrosiana, oggi lavora ed è pronta a diventare autonoma: "Abbiamo dato a loro un’opportunità. E oggi a conti fatti possiamo dire di aver avuto ragione"

Migranti, foto Ansa

Più della metà dei migranti esclusi dall’accoglienza pubblica, ospiti della Caritas Ambrosiana, oggi lavora ed è pronta a diventare autonoma. Un successo che sta a dimostrare qualcosa di cui si parla pochissimo: ovvero, i soldi per l’integrazione sono un investimento, non un costo. Ma procediamo con ordine.

Il bilancio del primo anno di vita del Fondo di Solidarietà nato per mitigare gli effetti del Decreto Sicurezza è fondamentalmente positivo secondo la Caritas. Cambia l’accoglienza dei migranti in diocesi, con due canali: uno convenzionato con il pubblico, uno interamente privato. Per effetto del cosiddetto Decreto Salvini (decreto legge 4 ottobre 2018, n.113), convertito nella legge 132/18, i titolari di permesso per motivi umanitari e coloro che hanno ricevuto il nuovo permesso per protezione speciale non possono più essere accolti nel nuovo sistema di accoglienza (ex Sprar).

Migranti, storie di buona accoglienza

I segnali sono davvero positivi. In un solo anno, oltre la metà dei migranti ospiti della Caritas Ambrosiana che avrebbe dovuto lasciare i centri di accoglienza in virtù del primo Decreto sicurezza, ha raggiunto l’autonomia grazie alle scelte della Diocesi di Milano. È quanto emerge dal primo bilancio del Progetto a favore degli esclusi dal sostegno pubblico varato dall’ente diocesano per mitigare gli effetti negativi del provvedimento governativo dell’ottobre 2018, poi convertito in legge a dicembre di quell’anno.

Nella sola Diocesi di Milano, hanno potuto beneficiare dall’intervento 77 persone (di cui 29 minori), tutte titolari di permesso di soggiorno per ragioni umanitarie in carico alle strutture gestite per conto delle Prefetture dalle cooperative sociali della Caritas Ambrosiana e del territorio. Migranti dunque cui lo Stato aveva riconosciuto il diritto a restare sul territorio nazionale ma che avevano perso il diritto all’accoglienza con l’entrata in vigore del decreto voluto dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini all’inizio di ottobre del 2018. Grazie, invece, all’iniziativa della Caritas Ambrosiana tutti gli ospiti hanno potuto proseguire i precorsi di integrazione che avevano intrapreso o iniziarne di nuovi negli stessi centri o in altri del sistema diocesano.

Ad un anno di distanza da questa decisione, su 48 adulti rimasti nelle strutture 20 hanno già trovato un lavoro alcuni in modo autonomo, altri al termine dei corsi di formazione e delle borse lavoro che sono state offerte loro all’interno del progetto. Inoltre tutti i 14 migranti single ospiti e più della metà delle famiglie (14 su 24) si stanno preparando a lasciare i centri di accoglienza grazie a percorsi di autonomia ben avviati.

"I soldi per l’integrazione dei migranti, se spesi bene, sono un investimento"

"Se avessimo dato seguito alle disposizioni del Decreto sicurezza, queste persone sarebbero oggi molto più deboli, più esposte al ricatto di sfruttatori di ogni risma e probabilmente le avremmo viste in coda ai centri di ascolto delle parrocchie. Con il nostro piccolo gesto, abbiamo dato a loro un’opportunità. E oggi a conti fatti possiamo dire di aver avuto ragione. Sommessamente crediamo che questa piccola storia possa aiutare a far capire più in generale che i soldi per l’integrazione dei migranti, se spesi bene, sono un investimento non un semplice costo", commenta Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana.

"Mi piacerebbe che fosse questo il livello del dibattito pubblico – aggiunge Gualzetti facendo riferimento alla circolare emanata dal Viminale nei giorni scorsi con la quale si ridefiniscono i compensi giornalieri per gli enti che si occupano di accoglienza -. Non si può svilire la discussione ad una mera questione di quattrini: il punto sono i servizi che devono essere offerti, perché è da quelli che dipende l’efficacia dell’intervento. Se lo scopo è l’integrazione, non ci si può limitare a fornire un alloggio. Occorrono corsi di alfabetizzazione, corsi di formazione professionale agganciati al territorio, accompagnamento sociale. Come altri soggetti seri del terzo settore noi abbiamo sempre voluto mantenere questo livello di proposta. Al di sotto del quale non ha senso la nostra collaborazione. Per questa ragione abbiamo già oggi rimodulato il nostro impegno, rivedendo la nostra partecipazione ai bandi pubblici e promuovendo un sistema privato di accoglienza. Valuteremo attentamente le novità introdotte dalla circolare per capire come procedere in futuro".

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E poi ci sono i corridoi umanitari. Grazie ai protocolli siglati dalla Conferenza Episcopale Italiana e dal governo italiano 600 persone provenienti dai campi profughi dell’Etiopia e del Niger sono accolte nel nostro Paese e inserite in percorsi di integrazione affidati a 24 Diocesi, tra cui anche quella di Milano. Nella diocesi ambrosiana l’accoglienza è affidata a 5 cooperative e a gruppi di volontari presso le parrocchie.  Le persone vivono in appartamenti messi a disposizione da parrocchie e privati. I costi sono coperti da fondi CEI 8X1000 e dal contributo di Caritas Ambrosiana.

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