Migranti, crollano gli sbarchi: -67% negli ultimi sei mesi del 2017

Da luglio a dicembre sulle coste italiane sono arrivati 'solo' 35.615 richiedenti asilo contro gli 111.214 del 2016. Merito del patto stretto la scorsa estate tra Minniti e Sarraj costato non poche critiche al titolare del Viminale

Immagine d'archivio

Sono 35.615 i migranti sbarcati da luglio a dicembre 2017 sulle coste italiane. Negli stessi mesi dell’anno precedente, il 2016, ne erano arrivati 111.214. In termini percentuali il dato salta ancora di più agli occhi: in sei mesi gli sbarchi sono crollati di oltre i due terzi facendo registrare un impressionante -67,97%.

Intendiamoci: nel rielaborare i numeri forniti dal Viminale nel consueto 'Cruscotto statistico giornaliero' abbiamo scelto l’intervallo di tempo che ci sembrava più significativo: quello, appunto, che ha avuto inizio a metà dell’estate scorsa con il patto tra Minniti e Sarraj ed è proseguito nei mesi successivi non senza polemiche nei confronti del Viminale accusato da sinistra di avere scelto la linea della tolleranza zero a scapito di chi fugge da guerra e miseria.

Certo, se prendiamo in considerazione l’intero arco dell’anno le cose stanno molto diversamente: in tutto il 2017, stando sempre alle cifre fornite dal ministero, sono sbarcati in Italia 119.310 migranti contro i 181.436 del 2016, in diminuzione del 34,24%. Un calo rimarchevole ma pure sempre poca cosa rispetto al crollo degli ultimi sei mesi. 

Va poi sottolineato che nei primi giorni del 2018 gli arrivi sono tornati a salire: dal 1° al 16 gennaio sono sbarcati in Italia 974 migranti, contro i 1073 dello stesso periodo del 2016 e i 2393 del 2017. È ancora presto però per parlare di una inversione di tendenza. L’unico dato certo, finora, è che da metà dello scorso anno il calo degli sbarchi è stato drastico e forse anche superiore alle attese dello stesso governo. 

Migranti, una scommessa vinta dalla politica?

E dire che il 2017 non era partito sotto i migliori auspici: lo scorso febbraio, per citare altri numeri, erano sbarcati in Italia 8971 migranti contro i 3828 dello stesso mese del 2016. Un trend poi proseguito anche nei mesi successivi. È sufficiente dare un’occhiata al grafico in basso per intuire che, se a metà anno non ci fosse stata l’inversione di tendenza che si è poi verificata, nel 2017 gli arrivi avrebbero superato di slancio quota 200mila.

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Così non è avvenuto: per ora, questo va riconosciuto, il Viminale ha vinto la sua 'sfida' (se ci passate il termine). Ed è doveroso rimarcare il fatto che si tratta di una sfida vinta dalla "politica" con i mezzi della politica, non ultima la capacità di prendere decisioni, anche scomode, ma ritenute necessarie in un dato momento  e in una data situazione. 

La cura Minniti e il crollo degli sbarchi

Minniti ha battuto più volte su questo tasto: "Ad un certo momento - ha detto lo scorso agosto alla Festa dell’Unità di Pesaro - ho temuto che, davanti all'ondata migratoria e alle problematiche di gestione dei flussi avanzate dei sindaci, ci fosse un rischio per la tenuta democratica del Paese. Per questo dovevamo agire come abbiamo fatto non aspettando più gli altri paesi europei". Un concetto ribadito solo pochi giorni fa al Corriere della Sera: "Se avessimo aspettato l'Europa, come chiedeva qualcuno, non avremmo avuto alcun risultato concreto e avremmo ceduto ai populisti. Vorrei ricordare il clima di quest'estate: l'Austria minacciava di schierare i carri armati e bloccare la frontiera del Brennero con danni gravissimi per la nostra economia".

"Decisivo l’accordo con la Libia"

Secondo Minniti quella ottenuta sul fronte immigrazione “è una vittoria dell’Italia che ormai tutti ci riconoscono. Siamo riusciti a governare i flussi perché siamo stati i primi a credere che un accordo con la Libia rappresentasse una svolta. E abbiamo avuto ragione. Quando abbiamo firmato l’accordo con Sarraj ci hanno accusato di essere scesi a patti con un signor nessuno".

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Sia chiaro: in merito alla diminuzione degli sbarchi, "non sono soddisfatto - ha affermato ancora Minniti - fino a che ci sarà anche una sola vittima noi continueremo a lavorare, però rivendico che nessuno prima di noi era riuscito a raggiungere un simile risultato" . 

Le critiche all’operato del Viminale

Va detto che il titolare degli Interni non ha raccolto solo elogi nella sua lotta senza quartiere all’immigrazione. Sotto accusa in particolare il patto stretto con la Libia per fermare i trafficanti definito "disumano" dall'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad al Hussein. Al Hussein si è detto "disgustato dal cinismo europeo" perché, ha spiegato, "la sofferenza dei migranti detenuti nei campi in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità". 

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"Far costruire gabbie non è da Stato civile"

La critica più inaspettata a Minniti è arrivata però da un calabrese come lui, il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri, che l’altro ieri su La7 ha parlato a lungo di immigrazione stigmatizzando l'operato del governo. "La strategia di Minniti non mi è piaciuta – ha detto Gratteri - perché non è da Stato civile e occidentale far costruire delle gabbie sulle coste della Libia per impedire che gli immigrati partano. Quello è un tappo". "Ogni sera – ha aggiunto - sentiamo ai Tg che gli sbarchi sono diminuiti del 3, del 15, del 20%, ma mentre noi parliamo so che ci sono delle donne che vengono violentate o bambini che vengono bastonati a sangue e non sto tranquillo perché ne arrivano 2mila in meno".

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