Migranti, la solidarietà europea rischia di essere un "grande bluff"

Più le incognite che le certezze a proposito della possibile ripartizione automatica delle persone salvate fondata su quote per ogni Stato. Oggi Macron da Conte, il 23 summit a Malta, tanti ostacoli. Ma un accordo che non tenga conto degli sbarchi autonomi è inefficace

In una immagine pubblicata sul profilo twitter di 'Msf Sea', operazione di soccorso della Ocean Viking di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere che ha salvato 61 migranti da un gommone in avaria

Il dossier migranti è aperto, anzi spalancato: più le incognite che le certezze, oggi come oggi, a proposito della possibile ripartizione automatica delle persone salvate fondata su quote per ogni Stato. Il patto sui migranti basato sulla solidarietà tra gli stati membri è molto lontano dall'essere definito nei dettagli, ancor più lontano dall'essere messo in pratica.

Il prossimo appuntamento in programma è quello del 23 settembre, quando i ministri dell'Interno di Francia, Germania, Italia, Malta, Finlandia (in qualità di presidenza di turno del Consiglio dell'Ue) e Commissione si riuniranno alla Valletta in cerca dell'intesa. Poi ci sarà il consiglio Affari interni dell'Ue, a Lussemburgo, il 7 e 8 ottobre, con i 28 più i Paesi associati Schengen, come Svizzera e Norvegia. 

Migranti, tutti gli ostacoli verso la ripartizione automatica

Il piano del presidente del Consiglio Giuseppe Conte è quello di fare accettare ai partner europei l'adozione di sanzioni per chi non vuole accogliere. E' vero che Francia e Germania hanno per la prima volta teso la mano e mostrato disponibilità a parlare di automatismi. Avrebbero accettato di accogliere il 25 per centi dei migranti sbarcati sulle coste dell'Europa meridionale: un patto a 4, inclusa Malta. La Francia è  la prima a tentennare, e secondo indiscrezioni Parigi parrebbe impuntarsi ad accettare quote automatiche solo per i rifugiati e non per i cosiddetti migranti economici (con altri paletti in aggiunta). Ma sono solo voci.

Uno dei punti ancora da chiarire sarà però proprio questo: come funzionerebbe la redistribuzione di tutti i migranti salvati lungo la rotta del Mediterraneo centrale, quindi anche i migranti economici, che sono la percentuale più alta? Se Berlino ha mostrato segnali confortanti, non lo stesso si può dire di Parigi. Grossi interrogativi anche su quali saranno gli altri paesi europei eventualmente pronti a unirsi ai "quattro volenterosi". Nessuno si è fatto avanti. Dal Nord Europa e soprattutto dal blocco orientale d'altra parte in passato non c'è mai stata alcun tipo di apertura su questo tema né di attenzione a quel che avviene nel tratto di mare che separa Libia e Italia.

La solidarietà europea potrebbe "valere" molto meno di quanto preventivato dal governo italiano. "Le prospettive non sono rosee: i ricollocamenti potrebbero riguardare solo il 2%-15% degli sbarcati" scrive su Twitter Matteo Villa (Ispi)

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Migranti, un accordo che non tenga conto degli sbarchi autonomi è inefficace

Un accordo del genere di fatto incentiverebbe i salvataggi in mare, anche se non in maniera ufficiale. Perché si può fare un'affermazione del genere? Se non ci sono salvataggi in mare, da parte di navi umanitarie o di altro tipo, e tutti gli arrivi sono tramite sbarchi autonomi, l'Italia deve farsi carico di tutti i migranti arrivati sul suo territorio. Invece "se tutti gli sbarchi sono con salvataggio, sono tutti redistribuibili" spiega su Twitter Villa. "Con un accordo simile, l'Italia avrebbe un incentivo a soccorrere tutti e dichiarare tutti ricollocabili. Germania, Francia e tutti gli altri stati che partecipano avrebbero un incentivo a 'scoraggiare' il salvataggio in mare".

E' stato però proprio il governo italiano negli ultimi mesi ad avere messo al centro dell'attenzione mediatica soltanto gli sbarchi assistiti: si continua a parlare poco o nulla degli immigrati che sbarcano senza controlli, ovvero gli sbarchi "autonomi", che sono numericamente la maggior parte e che si sono verificati anche nelle scorse 24 ore, tanto a Lampedusa quanto nell'Agrigentino, fino al Sulcis.

Un'intesa che non tenga conto degli sbarchi autonomi (e si starebbe andando proprio in quella direzione) è destinata a non incidere in maniera decisiva. Si delinea uno scenario pericoloso perché incerto, con distinguo che non mettono indiscutibilmente al primo posto la cosa più importante: l'umana necessità di salvare la vita di coloro che si troveranno a percorrere la rotta del Mediterraneo centrale. Se questo è il massimo della solidarietà europea, c'è poco da sorridere. 

La prima prova dei fatti è adesso: la Guardia costiera italiana ha salvato e soccorso 90 persone in zona SAR maltese che erano partite da Zuwara, in Libia. Le autorità di La Valletta hanno accettato lo sbarco a Malta dei 90 migranti. In un primo tempo Malta aveva rifiutato lo sbarco, affermando che Lampedusa era il porto sicuro più vicino. Le persone ora saranno redistribuite tra i partner europei? Eventuali tentennamenti e incertezze e lunghe attese non sarebbero un buon segnale.

Migranti, Open Arms: "Vuoto di soccorso delle istituzione europee"

All'incontro internazionale "Pace senza confini" promosso dalla Comunità di Sant'Egidio si parla anche di "Migrazioni oggi". Intervenendo a questo panel il capo missione di Open Arms, Riccardo Gatti ha denunciato "il vuoto di soccorso delle istituzioni europee" nel Mediterraneo: "In mare, con le nostre 65 missioni, prima davanti Lesbo poi nel canale di Sicilia, non salviamo solo le persone ma anche i diritti umani. La criminalizzazione delle Ong ha favorito e in qualche modo istituzionalizzato tanti abusi. Salvare una vita non è una scelta ma un obbligo".

D'accordo Regina Catrambone, direttore di Moas ("nessuno merita di morire in mare"), che ha spiegato come dal 2017 la sua associazione abbia spostato la sua attenzione sul dramma del popolo Rohingya in Bangladesh. Padre Alejandro Solalinde, di "Hermanos en camino" (Messico) ha raccomandato di "guardare alle migrazioni con una visuale diversa" perché "alcuni uomini sono considerati irregolari per le leggi di qualche stato, ma nessun uomo è illegale".

Visita di Macron da Conte: si parla (anche) di migranti

Oggi arriva a Roma il presidente francese Emmanuel Macron. E' il primo leader europeo ad incontrare il premier Giuseppe Conte dopo la nascita dell'esecutivo Pd-M5s. Dopo l'incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - con il quale il filo non si è mai interrotto, "garante della continuità e della qualità del rapporto franco-italiano", hanno sottolineato dall'Eliseo - Macron alle 20 sarà ricevuto a Palazzo Chigi per una cena di lavoro, durante la quale il dossier principale sarà quello della migrazione. E su questo, dicono all'AdnKronos fonti qualificate, "siamo fiduciosi che ci possa essere un ulteriore passo avanti" in direzione di una soluzione europea al problema.

"La visita di Macron rappresenta uno dei tanti tasselli del lavoro dei prossimi giorni, che comprende la visita del ministro dell'Interno Luciana Lamorgese a Berlino, i suoi contatti con il collega francese Christophe Castaner e poi la riunione di lunedì a Malta dei ministri degli Interni" di Italia, Francia, Germania, Malta, Cipro e Spagna. "Siamo sicuri di poter trovare soluzioni comune nelle prossime settimane con l'Italia", fanno eco fonti dell'Eliseo, secondo cui la priorità resta quella di costruire "una soluzione duratura e stabile" tra i Paesi europei.

Con Francia e Germania c'è, di fatto, una convergenza, ma ci sono almeno due nodi che ostacolano il via libera a un meccanismo di redistribuzione automatica che metta d'accordo l'Europa su uno dei temi più annosi per il Vecchio continente: da un lato la distinzione tra migranti economici e richiedenti asilo, che l'Italia mira a superare; dall'altro la rotazione dei porti di approdo, per coinvolgere altri Paesi e non lasciare l'Italia sola a gestire l'emergenza. Sul punto Parigi ribadisce di volere "un meccanismo stabile, prevedibile e automatico di ripartizione delle persone salvate in mare, senza rimettere in discussione il principio dell'approdo più vicino".

Immigrazione, la Lega all'attacco delle Ong

In tutto questo, la propaganda leghista torna a spingere sull'immigrazione. "Per la prima volta da un anno e mezzo, tornano ad aumentare gli sbarchi. Pazzi, questi sono pazzi e pericolosi. Ma tutti insieme li fermeremo". Così Matteo Salvini in diretta Facebook.

"Per la serie via il gatto e i topi improvvisamente ballano. La Ocean Vikings e le altre navi delle ONG hanno ripreso il loro servizio nelle acque libiche, gli sbarchi si sono impennati e il centro di accoglienza di Lampedusa è al collasso. Che strano...". Lo dichiara in una nota il leghista Roberto Calderoli, vice presidente del Senato.

Solo un'Europa forte e unita sui migranti può reggere l'urto populista che, con Salvini all'opposizione, sarà caratterizzato da toni ancora più aspri che in passato, almeno in Italia.

Porto sicuro e prima accoglienza: l'intesa europea sui migranti è possibile

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