Nessun "sabato nero": lo spazio per feste commemorative del fascismo in Italia non c'è

Stop del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica all'iniziativa dell'estrema destra a Milano per sabato 23 marzo in occasione del centenario dei fasci di combattimento

Un gruppo di "simpatizzanti" di CasaPound a Roma, foto Ansa (Repertorio)

Non c'è spazio per il fascismo, in alcuna forma. No a manifestazioni commemorative il prossimo 23 marzo, in coincidenza con il centenario della fondazione dei "fasci di combattimento". E' quanto deciso dal Comitato Provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è riunito in Prefettura a Milano, dopo le indiscrezioni di un possibile raduno a Milano di gruppi di estrema destra.

"Per evidenti e gravi ragioni di ordine e sicurezza pubblica non sarà comunque consentita alcuna iniziativa in luogo pubblico che abbia carattere commemorativo o rievocativo", si legge nella nota della Prefettura che però precisa che "al momento, non è stato presentato alcun preavviso di manifestazione per il 23 marzo".

Milano, no a manifestazioni neofasciste il 23 marzo 2019

Beppe Sala, sindaco di Milano, si era espresso contro l'ipotesi di raduni o manifestazioni di estrema destra il prossimo 23 marzo. "La manifestazione che CasaPound sta organizzando a Milano è oltremodo oltraggiosa. Auspico che il prefetto e il questore la vietino", aveva detto il primo cittadino solo pochi giorni fa: "La manifestazione che CasaPound sta organizzando a Milano è oltremodo oltraggiosa. Auspico che il Prefetto e il Questore la vietino. Non accetteremo mai alcun tipo di raduno, corteo o iniziativa che inneggi e celebri il fascismo nella nostra città. Milano è e resterà sempre una città profondamente antifascista."

L'Anpi era stata la prima a denunciare tutto, attraverso le parole di Roberto Cenati, presidente della sezione provinciale: "Il 23 marzo a Milano numerose organizzazioni neofasciste si preparano a celebrare la nascita dei fasci di combattimento. Oltre al preannunciato concerto nazi-rock di Casa Pound, è prevista una manifestazione in via San Damiano, dove aveva sede il quotidiano socialista “Avanti!”, presa d'assalto e incendiata da un gruppo di fascisti e arditi il 15 aprile 1919. Infine, sempre il 23 marzo, al Cimitero Monumentale ci sarà un omaggio alla cripta degli squadristi fatta erigere da Mussolini nel 1925. Nel giro di poche settimane, tra il 23 marzo prossimo e il 15 aprile, Milano rischia di diventare teatro di manifestazioni “commemorative” e di esaltazione del nascente squadrismo fascista". 

Aggrediti due giornalisti de L'Espresso: “Presi a calci e schiaffi dai neofascisti”

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L'apologia del fascismo in Italia è un reato

Milano, capitale della Resistenza, "anche nei momenti più bui della repressione fascista seppe resistere" dicono dall'Anpi. "La Costituzione repubblicana consente la più ampia libertà di espressione, di pensiero, di parola, ma non l'apologia del fascismo, condannata dalle leggi Scelba e Mancino. Milano e l'intero nostro Paese non possono accettare questo gravissimo sfregio alla democrazia e alla memoria di coloro che hanno combattuto per la libertà di tutti noi".

L’apologia del fascismo è un reato introdotto nel 1952 dalla legge Scelba, allo scopo di attuare la XII disposizione transitoria della Costituzione, che recita: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. La legge non punisce soltanto la riorganizzazione ma anche tutti quei comportamenti che esaltano il fascismo. La norma sanziona chiunque “promuova oppure organizzi sotto qualsiasi forma, la costituzione di un'associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista”. La pena prevista è da cinque a dodici anni. La legge Scelba punisce inoltre chiunque “pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”. Anche la propaganda per la costituzione di associazioni, movimenti o gruppi per la riorganizzazione del partito fascista viene sanzionata dalla legge Scelba, nell’articolo 4

In seguito la legge Mancino (1993) è servita a specificare ulteriormente la questione: punisce la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico, e l’esaltazione di esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche. La pena prevista è la reclusione fino a tre anni per la propaganda o per chi "incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi"; mentre è da sei mesi a quattro anni per chi "incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi".

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