Militari all'uranio, sedici anni di silenzi: "Ci dicevano tutto ok, ora stiamo morendo"

L'uranio impoverito ha fatto ammalare oltre 7600 militari malati e causato 340 vittime tra i nostri soldati: numeri di un "conflitto" passato alla storia come "sindrome dei Balcani" ma che ha assunto i contorni dell'ennesimo grande scandalo italiano: una nuova inchiesta fa breccia sul muro di omertà costruito da militari e politici

Militari italiani controllano le postazioni usate dai militari della Serbia per cingere d'assedio Sarajevo

Andrea è morto a 26 anni sconfitto da un tumore al rientro dalla missione di pace nei Balcani. Sedici anni dopo la Giustizia ha riconosciuto ai genitori il risarcimento: ad ucciderlo erano state le polveri di uranio impoverito, il materiale radioattivo contenuto all'interno del munizionamento della Nato.

"Cari genitori, è il 180° giorno che sono a Sarajevo" scrive Andrea a casa in una lettera datata 26 febbraio 1999. Rimane in zona operazioni dal 1° settembre 1998 al 28 febbraio del 1999. Il suo reparto si sistema nella caserma "Tito Barak ", un'ex caserma bosniaca tra le più bombardate, anche perché si trattava dell’Accademia Militare. Ed è proprio tra i militari che alloggiano alla "Tito Barak " che si riscontra, poi, la più alta concentrazione di malati e di decessi a causa dei linfomi.

Andrea comincia ad accusare colpi di tosse, senza capirne la causa. Dopo gli esami la diagnosi non lascia dubbi:  "Linfoma". Andrea si sottopone, così, alla chemioterapia e alla radioterapia. Nel frattempo muore Salvatore Vacca. E' il 9 settembre del 1999, la prima delle vittime della "sindrome dei Balcani"

Andrea Antonaci denunciò le strane morti dei colleghi ma le sue parole furono smentite da Sergio Mattarella che all'epoca era il titolare del Ministero della Difesa. L'attuale presidente delle Repubblica dovette poi rettificare dopo le precisazioni della Nato: come ricostruisce l'osservatorio militare l’uranio impoverito era stato utilizzato nei Balcani e i nostri soldati lo hanno respirato. 

militari italiani in bosnia

Sotto accusa il Governo che adotta solo da novembre del 1999, le misure di sicurezza. Gli Stati Uniti replicano che sin dal 1993 gli alleati erano informati dell’uso di munizionamento DU (depleted uranium). Ma cosa fa un proiettile all’uranio impoverito? All’impatto di un proiettile DU sulla corazza di un carro armato, per esempio, si sviluppa una temperatura che supera i tremila gradi centigradi. Tutto quello che è lì vaporizza, diventa aerosol, il quale, naturalmente, si disperde nell’ambiente. E può essere inalato respirando l’aria circostante, oppure ingerito anche se solo si mangia la carne di un vitello o di una pecora che prima pascolava nei campi vicini.

Gli americani consegnano ai nostri comandi le mappe delle zone bombardate ma spesso le nostre truppe, vestite delle comuni mimetiche, si imbattono in militari che indossano tute adeguate alla guerra NBC (nucleare, batteriologica, chimica)

Quella di Andrea è solo una della decine e decine di sentenze che vedono i nostri soldati fare causa allo Stato che gli ha condannati a morte tra atroci sofferenze senza rimborsi: se la patologia non rientra nelle cause di servizio, il Ministero della Difesa non può pagare ciò che è collaterale alle cure. Spesso, anzi quasi sempre, il ministero si appella alle sentenze, i tempi della giustizia si dilatano, e nel caso di Andrea Antonaci, militare di Martano, vicino Lecce, sono trascorsi più di 16 anni prima di poter avere giustizia. 

Sono circa 76 le sentenze favorevoli ottenute dall’avvocato Angelo Tartaglia dell’Osservatorio militare, 76 storie contenute nel libro "Militari all’uranio" scritto dalla giornalista d'inchiesta Mary Tagliazucchi proprio insieme ad un ex pilota militare e ora Responsabile del centro studi del Comparto Difesa Osservatorio Militare.

"Spesso si pensa che i militari non siano lavoratori e che non abbiano diritto alle stesse tutele, una assurdità. I militari devono avere le medesime tutele di ogni lavoratore" commenta l'ex magistrato Raffaele Guariniello, in veste di avvocato "a fianco dei più deboli".
"In alcuni ambiente militari la Commissione è vista come un soggetto ostile,  quando invece noi ci battiamo per tutelare e salvaguardare la loro salute", ha spiegato il Presidente della Commissione Parlamentare di Inchiesta Giampiero Scanu.