Terrorismo, la sorella della foreign fighter italiana: "Fatima è morta in Siria"

Maria Giulia Sergio, la prima combattente italiana dell'Isis condannata a 9 anni, sarebbe morta nei territori del Califfato. E' quanto ha spiegato la sorella Marianna durante la deposizione nel processo d'appello in cui è accusata di terrorismo internazionale alla fine del quale è stata condannata a 5 anni e 4 mesi

MILANO - Maria Giulia Sergio, la prima foreign fighter italiana condannata a 9 anni di carcere per aver lasciato, nel settembre 2014, la sua residenza di Inzago, nel Milanese, ed essere andata in Siria insieme al marito, l'albanese Aldo Kobuzi, per arruolarsi nelle milizie dell'Isis con il nome islamico di "Fatima", potrebbe essere morta nei territori del Califfato. A ipotizzarlo è stata la sorella della donna, Marianna Sergio, durante una serie di dichiarazioni spontanee rese nell'aula del processo d'appello che la vede imputata insieme ad altre quattro persone per terrorismo internazionale.

LA CONDANNA PER MARIANNA SERGIO - La Corte d'Assise d'Appello di Milano ha quindi confermato la pena di 5 anni e 4 mesi di reclusione inflitta in primo grado e con rito abbreviato a Marianna Sergio, la sorella di Maria Giulia Fatima, la prima foreign figher italiana condannata in contumacia per terrorismo internazionale.

IL PROCESSO - "Non credo che mia sorella sia ancora viva perché era malata", ha detto Marianna Sergio collegata in videoconferenza dal carcere milanese di San Vittore, dove si trova detenuta dal 2015. A differenza della sorella, Marianna ha scelto insieme ad altri quattro imputati il processo con rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. Il giudizio di primo grado si era chiuso a febbraio 2016 con quattro condanne e un'assoluzione: 5 anni e 4 mesi per lei e pene comprese tra i 3 anni e 8 mesi e i 2 anni e 8 mesi per gli tre altri imputati. Tutte condanne che il sostituto procuratore generale di Milano, Nunzia Ciaravolo, ha chiesto di confermare anche in appello.

L'ACCUSA - Pene "adeguate", ha detto il magistrato nel corso della sua requisitoria, "per l'adesione ai principi dell'Isis, per la messa a disposizione totale di questa ideologia e per la piena partecipazione all'organizzazione terroristica. C'era la disponibilità a uccidere in Italia".

LA DIFESA - Tutte accuse che Marianna Sergio ha respinto, proclamandosi innocente: "Sono contro qualsiasi atto di matrice terroristica o politica. Il terrorismo non c'entra con l'Islam. Guardandomi indietro, mi rendo conto di essere stata ingenua. Io e la mia famiglia volevamo solo riunirci pacificamente a Maria Giulia che era in Siria per starle vicino e per completare la nostra fede. Mai avrei pensato che andare in Siria fosse un reato. Oggi non credo che rifarei quello che ho fatto".

IL VIAGGIO IN SIRIA - Secondo l'accusa, la giovane avrebbe pianificato il viaggio in Siria per lei e i suoi genitori. La madre, Assunta Bonfiglio, morì a ottobre 2015, prima dell'inizio del processo, mentre il padre, Sergio Sergio, sotto processo con rito ordinario insieme a "Fatima", venne condannato a 4 anni assieme a Fatima ordinario.

"NON SONO UNA TERRORISTA" - Nel corso delle sue dichiarazioni in aula, Marianna ha chiarito che l'intenzione sua e dei suoi genitori era davvero quella di andare in Siria, non per abbracciare la causa dello Stato Islamico, ma proprio per poter vivere insieme a Maria Giulia, colpita da tempo da una malattia che, ha detto, "le aveva impedito di realizzare i suoi sogni, come laurearsi in Medicina".

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