Scandalo dell'olio extravergine: si indaga su provenienza olive

Aperta l'ipotesi della provenienza estera. Sette aziende italiane coinvolte: accertamenti dei Nas in corso. L'Agenzia dei Monopoli ha rilevato che il problema sarebbe a livello di produzione e non una questione di etichettatura

Va avanti l'inchiesta sull'olio venduto come extravergine ma in realtà di categoria inferiore: spunta ora l'ipotesi che le olive possano provenire dall'estero. Una pista in corso di verifica da parte del procuratore Raffaele Guariniello e dei Nas. Il magistrato aveva già iscritto nel registro degli indagati per frode in commercio diversi rappresentanti legali di sette aziende italiane: Carapelli, Bertolli, Santa Sabina, Coricelli, Sasso, Primadonna e Antica badia.

I campionamenti effettuati sulle confenzioni attestano che l'olio veniva venduto come "extravergine" quando in realtà sarebbe stato soltato "vergine". Ma già all'inizio delle indagini l'ipotesi sulla provenienza estera delle olive, almeno nell'annata passata, quella in cui i produttori nostrani hanno vissuto l'epidemia della xylella e di conseguenti raccolti inesistenti o miseri. 

Gli accertamenti dei Nas e dei laboratori dell’Agenzia dei monopoli hanno rilevato che il problema sarebbe a livello di produzione, non quindi un semplice problema di etichettatura delle bottiglie. Ora l'obiettivo è comprendere la provenienza delle olive: anche per questo la procura torinese ha aggiungo il reato di frode in commercio che punisce la vendita di prodotti industriali con segni mendaci previsto dall’articolo 517 del codice penale. Le pene possono arrivare a due anni di reclusione per "chiunque pone in vendita o mette altrimenti in circolazione opere dell'ingegno o prodotti industriali, con nomi, marchi o segni distintivi nazionali o esteri, atti a indurre in inganno il compratore sull'origine, provenienza o qualità dell'opera o del prodotto". 

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I controlli dei Nas sono proseguiti quindi presso le aziende produttrici e sono in corso calcoli e verifiche sugli spostamenti di carichi di olii tra Italia ed estero. Intanto l'inchiesta è stata trasferita, con un provvedimento del procuratore capo Armando Spataro, alle procure di Firenze, Genova, Spoleto e Velletri. Il motivo della decisione riguarda la competenza territoriale: "La maggiore gravità di tale reato determina la competenza delle Procure della Repubblica sopra indicate in quanto i luoghi di produzione degli oli oggetto delle indagini si trovano nei loro rispettivi circondari, quattro in quello di Firenze e uno per ciascuno negli altri tre circondari" spiega Spataro in un comunicato stampa. 

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