Schiavi moderni: 25 euro per turni di lavoro di 13 ore al giorno

Operai costretti ad accettare, anche con minacce, retribuzioni molto inferiori di quelle previste. Per loro anche un vademecum su cosa dire in caso di ispezioni

Foto di repertorio Ansa

Fino a 13 ore di lavoro al giorno per una paga di 25 euro a fronte di quella, pari a 65 euro, riportata nella busta paga, nessuna maggiorazione per il lavoro notturno e straordinario e continue minacce di licenziamento. Un uomo di 53 anni di Valledolmo (in provincia di Palermo) è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi. Deve rispondere di sfruttamento del lavoro, caporalato ed estorsione in concorso con un proprio collaboratore, al momento indagato in stato di libertà. I militari hanno dato esecuzione a un'ordinanza di arresti domiciliari emessa dal gip di Termini Imerese su richiesta della locale Procura.

Meno di 2 euro l'ora: lo "stipendio" degli operai sfruttati

A far scattare le indagini, avviate lo scorso luglio e andate avanti fino al mese di gennaio, è stata la presenza a Valledolmo e in altri Comuni limitrofi di alcuni operai agricoli "sistematicamente sfruttati nel loro lavoro in campagna e costretti ad accettare, anche con minacce, retribuzioni molto inferiori di quelle previste", spiegano gli investigatori dell'Arma.

Io, bracciante a tre euro l'ora: per i miei figli spero in un futuro migliore" 

Le indagini hanno consentito di scoprire come l'uomo, gestore di un'azienda agricola formalmente intestata all'anziana madre con terreni sparsi a Valledolmo, Caltavuturo, Sclafani Bagni e Vallelunga Pratameno, assumesse manodopera per lavori nei campi sottoponendo i lavoratori a "condizioni di sfruttamento" (fino a 12/13 ore al giorno, senza maggiorazioni per il lavoro straordinario, notturno o festivo). Inoltre, approfittando del loro stato di bisogno a causa delle scarsissime opportunità di lavoro nel territorio, il 53enne avrebbe corrisposto ai lavoratori impiegati nei campi una paga giornaliera effettiva di soli 25 euro "assolutamente sproporzionata rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato - spiegano i carabinieri - e, in ogni caso, molto al sotto degli standard della contrattazione collettiva vigente nel comparto agricolo".

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Minacciandoli di licenziamento, l'uomo avrebbe costretto i lavoratori a restituire in contanti parte delle somme loro corrisposte con gli assegni mensili, solo formalmente rispondenti alle previste buste paga. E per essere certo di riavere il proprio denaro li faceva accompagnare in banca dal suo fidato collaboratore al momento dell'incasso degli assegni, spiegano gli investigatori. Per essere certo di sfuggire alle sanzioni degli organi di vigilanza, l'uomo arrestato consegnava ai propri dipendenti un foglio di carta in cui erano riportate le notizie da fornire in caso di controlli ispettivi da parte degli organi di vigilanza.

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