"Ho sfidato la morte per salvare un disabile, ma non chiamatemi eroe"

Mirko Spanevello, 38 anni, si è tuffato in acqua con il mare in tempesta per salvare un ragazzo disabile che stava annegando. A Today ha raccontato cosa si prova in quei momenti: "Ho dubitato di me stesso, ma lo sport mi ha insegnato l'importanza del sacrificio"

Immagine d'archivio

È scivolato sulla banchina, forse per una folata di vento, ed è caduto in acqua con il mare in tempesta e le onde alte due metri. Pensava di essere spacciato, così si è messo a "fare il morto" e ha affidato la sua vita al destino. E il destino si è materializzato nelle sembianze di un ragazzone di 38 anni, Mirko Spanevello, che si è tuffato in acqua, ha ingaggiato una lotta contro la corrente per quasi mezz'ora, e alla fine è riuscito a portarlo a riva. Altro dettaglio non trascurabile: Mirko è campione italiano amatoriale di nuoto in mare aperto.

L’episodio si è verificato intorno alle 23 di venerdì sera al porto di Pesaro quando alcune ragazze hanno notato tra le onde e nelle bufera una persona in difficoltà, che si è poi scoperto essere un uomo con disabilità.  

Mirko era lì per caso (era a Pesaro per trovare i genitori) e si stava concedendo qualche momento di pace sul molo, canna e lenza pronte per la pesca: "Pioveva, c’era vento, il molo era deserto", racconta il 38enne a Today. "Sono stato avvicinato da una ragazza che mi ha detto che c’era qualcosa in mare. All’inizio pensavo fosse un cadavere, poi ho visto che la sua mano si muoveva. Ho tolto i vestiti e mi sono tuffato in acqua. Quando l’ho raggiunto lui era in ipotermia, rantolava ma era ancora vivo. Ho capito che forse potevo salvarlo".

E per metterlo in salvo Mirko ha rischiato di suo: "Avevo due paure - dice - quella di perderlo e quella di non farcela. Ho dubitato di me stesso perché in quei casi l’adrenalina ti porta a dare il massimo ma non ti rendi conto di ‘come sei messo’, finché la luce non si spegne all’improvviso". Per fortuna non è successo: "Ho dovuto costeggiare il molo perché lui si trovava in mezzo ad un canale e c'era una scaletta a cento metri di distanza. Andavo contro corrente, ho raggiunto la banchina e una ragazza mi ha dato una mano a tirarlo su".

Mirko Spanevello-2

Lì hanno aspettato i soccorsi: "Lui, rantolava, sputava acqua e sangue, ma era vivo". Solo il giorno dopo, parlando con il papà, ha scoperto che il ragazzo messo in salvo aveva una grave disabilità provocata da una caduta in bicicletta. Forse venerdì sera il destino gli ha restituito ciò che gli aveva tolto: "È stata una fortuna per tutti, non so se un nuotatore meno esperto sarebbe riuscito a salvarlo", ammette Mirko. Che da questa storia ha tratto una morale tutta sua: "Non voglio fare l’eroe, ma far capire alle persone l’importanza del sacrificio, un valore sempre più raro. Il nuoto è uno sport semplice che costa tanta fatica. Ma a me ha dato la possibilità di salvare una vita umana". 
 

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