Presunto pestaggio in carcere, quattro agenti sospesi: contestato reato di tortura

Indagati (e sospesi) agenti in servizio presso la Casa di Reclusione di San Gimignano, in provincia di Siena: indagine molto complessa, il detenuto non aveva denunciato nulla

Foto: Ansa (repertorio)

E' scattata la sospensione immediata per i quattro poliziotti penitenziari indagati per il presunto pestaggio ai danni di un detenuto tunisino.  I quattro sono destinatari di provvedimento di interdizione da parte dell'autorità giudiziaria. Inoltre doverose valutazioni disciplinari per i quindici agenti che hanno ricevuto un avviso di garanzia.

E' la reazione del Ministero della Giustizia-Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, informato dalla Procura della Repubblica di Siena della conclusione di una attività di indagine svolta in collaborazione con la stessa Polizia Penitenziaria, riguardante presunti maltrattamenti ad opera di agenti in servizio presso la Casa di Reclusione di San Gimignano, in provincia di Siena, ai quali è stato contestato, fra gli altri, il reato di tortura.

Presunto pestaggio carcere San Gimignano: contestato reato di tortura

Nell’ordinanza si parla di "trattamento inumano e degradante". Secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Repubblica  il detenuto tunisino non ha mai denunciato il pestaggio e ha persino rifiutato di farsi visitare dai medici. Gli inquirenti ritengono che lo abbia fatto per paura.

L'indagine, complessa e delicata, ha iriguardato 15 poliziotti penitenziari in servizio presso l'istituto toscano e trae origine dalla denuncia fatta da alcuni detenuti su presunti pestaggi avvenuti all'interno del carcere. Le accuse formulate dalla Procura di Siena vanno dalle minacce alle lesioni aggravate, al falso ideologico commesso da un pubblico ufficiale, alla tortura.

Nell'avviare l'iter dei provvedimenti amministrativi di propria competenza, il Dap confida in un accurato e pronto accertamento da parte della magistratura, ma al tempo stesso esprime la massima fiducia nei confronti dell'operato e della professionalità degli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria che svolgono in maniera eticamente impeccabile, in tutte le carceri italiane, il loro difficile lavoro.

Antigone (Gonnella): a San Gimignano si accerti subito verità

"Nei casi di tortura l'accertamento della verità è una corsa contro il tempo. Una corsa che deve essere facilitata dalle istituzioni. Una corsa che richiede la rottura del muro del silenzio da parte di tutti gli operatori che hanno visto gli abusi e le violenze. In questo caso siamo rinfrancati dalla prontezza del lavoro della magistratura e dalla collaborazione del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. In Italia finalmente i giudici dal 2017 hanno a disposizione una legge (seppur migliorabile) che proibisce e punisce la tortura. E' stata questa una battaglia ventennale di Antigone. Siamo ai primi casi di applicazione di questa legge"

"Nelle scorse settimane Antigone aveva presentato un esposto alla procura di Monza per fatti analoghi avvenuti nel carcere della città brianzola. Anche in quel caso abbiamo assistito a un immediato intervento delle istituzioni (garante nazionale delle persone private della libertà e provveditorato regionale dell'amministrazione penitenziaria). Anche in quel caso decisive potrebbero essere le registrazioni delle telecamere nelle sezioni di isolamento. Chiediamo, dunque, che a San Gimignano come a Monza si arrivi rapidamente alla definizione del processo nell'interesse della giustizia e della legalità."

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