Babbo e mamma Renzi sono stati condannati nel processo per un giro di fatture false

I giudici del Tribunale di Firenze hanno condannato Tiziano Renzi e Laura Bovoli a un anno e nove mesi di reclusione. I genitori dell'ex premier erano finiti a processo per un presunto giro di fattore false

Il giudice monocratico del Tribunale di Firenze Fabio Gugliotta ha condannato i genitori di Matteo Renzi alla pena di un anno e 9 mesi di reclusione al termine del processo per due fatture false. Nel marzo scorso Tiziano Renzi e Laura Bovoli erano finiti agli arresti domiciliari per due fatture ritenute false dall'accusa: una da 20 mila euro, emessa alla società Party srl, e l'altra da 140 mila euro, indirizzata alla Eventi 6 srl.

Il giudice, accogliendo la richiesta di condanna avanzata dal pubblico ministero di Firenze, Christine von Borries, ha concesso ai coniugi Renzi la sospensione della pena. Tiziano Renzi e Laura Bovoli sono inoltre stati interdetti per sei mesi da incarichi direttivi nelle imprese e per un anno dai pubblici uffici e dal trattare con la pubblica amministrazione.

"I signori Laura Bovoli e Tiziano Renzi sono sereni e tranquilli" spiega l'avvocato Lorenzo Pellegrini, difensore dei genitori dell'ex premier Matteo Renzi. "Naturalmente faremo ricorso".

Il tribunale ha inoltre condannato il terzo imputato, l'imprenditore Luigi Dagostino a due anni di reclusione per fatture false e truffa aggravata.

"Faremo appello contro la sentenza e punteremo a un'assoluzione con la formula più ampia" ha annunciato l'avvocato Alessandro Traversi, legale di Dagostino.

Fatture false, i genitori di Renzi condannati a un anno e nove mesi

Secondo la procura la fattura da 140mila euro che aveva per oggetto progetti di fattibilità su aree ricreative e per la ristorazione all'outlet del lusso 'The Mall' di Leccio di Reggello (Firenze) sarebbe stata emesse per consulenze pagate ma non realizzate. L'altra fattura da 20 mila euro risulta emessa dalla Party srl (unica fattura emessa dalla Party nel 2015), società fondata da Tiziano Renzi (con il 40% della quote) e dalla Nikila Invest, srl amministrata da Ilaria Niccolai (60%), compagna dell'imprenditore Luigi Dagostino.

Durante il dibattimento in aula, un consulente tecnico citato dalla difesa, il commercialista Francesco Mancini, rispondendo alle domande di uno dei legali di Laura Bovoli, avvocato Francesco Pistolesi, aveva affermato che le due fatture oggetto del processo furono regolarmente contabilizzate e non provocarono alcun danno all'Erario. D'Agostino, rilasciando dichiarazioni spontanee, aveva detto di non aver emesso "nessuna fattura falsa" e di non aver "truffato nessuno", sostenendo di essere rimasto perplesso per l'importo delle fatture ma di aver "subito la sudditanza psicologica" per il fatto che "i coniugi Renzi erano i genitori del Presidente del Consiglio" e quindi "ho ritenuto di non contestarle". Il legale dei Renzi, l'avvocato Federico Bagattini, aveva replicato affermando che "se avesse ritenuto quelle fatture troppo alte per il lavoro svolto avrebbe dovuto non pagarle".

Il padre e la madre di Matteo Renzi avevano scelto, invece, di non presentarsi in aula ma, tramite i loro legali, hanno depositato due memorie scritte. Nelle memorie difensive "i coniugi Renzi - spiegò Bagattini - hanno sostenuto quello che i loro difensori hanno già anticipato, e cioè che le due fatture sono assolutamente vere, relative a prestazioni effettivamente eseguite, e che tutte le tasse e le imposte relative a questa fatturazione sono state regolarmente versate". "Ho sempre lavorato e dato lavoro: non ho avuto bisogno di avere il figlio premier per lavorare" e "chi dice il contrario mente" scrisse Tiziano Renzi in un passaggio della memoria consegnata al tribunale.

"Non c'è nessuna fattura falsa - proseguiva Tiziano Renzi - solo tante tasse vere, tutte pagate fino all'ultimo centesimo: questo è oggettivamente esistente".

Mentre Laura Bovoli aveva scritto che "non sono abituata alle telecamere e vivo con profondo disagio tutto ciò che è accaduto negli ultimi mesi" in cui "sono passata da cittadina irreprensibile a criminale incallita" e "da nonna premurosa a 'lady truffa'". Il 18 febbraio scorso Tiziano Renzi e Laura Bovoli, accusati di bancarotta fraudolenta e false fatture, erano finiti agli arresti domiciliari nell'ambito di un'altra inchiesta della procura fiorentina sul fallimento di alcune cooperative che facevano capo a loro. Misura poi revocata l’8 marzo dal tribunale del riesame.

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