Baby-pusher usavano WhatsApp per spacciare droga

Spaccio 2.0: tracciate le comunicazioni che hanno incastrato il clan di minorenni, tutti tra i 15 e i 17 anni

Tecnologia amica-nemica. Apparentemente normali ragazzini, in realtà veri e propri pusher “fregati” dalla tecnologia utilizzata per spacciare. Un gruppo di minorenni di Rho (Milano) tra i 15 ed i 17 anni sfruttava l'applicazione WhatsApp per commercializzare droga tra i coetanei.

Le comunicazioni, tracciabili attraverso i messaggi, hanno permesso alle forze dell'ordine di incastrare i baby-pusher. Principalmente spacciavano sostanze stupefacenti, perlopiù marijuana e per farlo si servivano delle moderne tecnologie: dei veri e propri pusher 2.0. L'operazione è partita grazie a notizie confidenziali ricevute dagli uomini del comando Savarino.

Gli agenti hanno subito iniziato ad investigare sul giro di spaccio, ma a consentire l'individuazione dei due principali responsabili dello spaccio, due ragazzi di 16 e 17 anni, sono stati i messaggi che si scambiavano tramite la messaggistica istantanea di WhatsApp. Tracciando tali comunicazioni gli agenti sono riusciti ad individuare non solo la rete di distribuzione, ma anche i clienti che li contattavano. Agendo in questo modo pensavano probabilmente di farla franca, ma grazie alle intercettazioni degli agenti di polizia locale del comandante Frisone il giro di droga è stato scoperto e sventato.

Con le prove in mano sono poi partite scattate le perquisizioni domiciliari. Le abitazioni degli adolescenti, grazie all'aiuto dei cani antidroga in dotazione alla polizia locale di Milano, sono state passate al setaccio: trovate circa cinquecento dosi di marijuana, cellulari e denaro contante provento delle attività illecite. Successivamente i fatti sono stati riferiti alla procura della Repubblica del tribunale per i minori di Milano e alla procura della Repubblica del tribunale. (da MilanoToday)

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