Quanti sono (davvero) gli immigrati in Italia

L'incidenza degli irregolari sul totale della popolazione straniera presente è dell'8,2%. Per quanto riguarda le provenienze, anche per il 2016, si conferma il primato dei rumeni, che, con quasi un milione e 169mila residenti, rappresentano il 23,2% del totale, cui seguono circa 450mila albanesi (8,9%) e 420mila marocchini (8,3%)

Sono quasi sei milioni (5 milioni e 958mila) le presenze di cittadini stranieri, regolari e non, al 1 gennaio 2017. La stima è della Fondazione Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità), che riporta un aumento di 87mila unità (+1,5%) rispetto all'anno precedente, dovuto soprattutto alla componente irregolare (+56mila), che registra una lieve ripresa: al 1 gennaio 2017 ISMU stima che non sono in possesso di un valido titolo di soggiorno 491mila stranieri (contro i 435mila alla stessa data dell'anno precedente).

Stranieri sono l'8,2 per cento della popolazione

L'incidenza degli irregolari sul totale della popolazione straniera presente è dell'8,2%. Per quanto riguarda le provenienze, anche per il 2016, si conferma il primato dei rumeni, che, con quasi un milione e 169mila residenti, rappresentano il 23,2% del totale, cui seguono circa 450mila albanesi (8,9%) e 420mila marocchini (8,3%).

Ismu sottolinea una crescita delle acquisizioni di cittadinanza: nel corso del 2016 si contano ben 202mila nuovi italiani (in 4 casi su 10 si tratta di minori). Per quanto riguarda gli arrivi, i dati quantitativi sulla presenza straniera in Italia non sembrano mettere in luce dinamiche e prospettive preoccupanti.
Infatti anche se gli sbarchi sulle coste italiane sono passati da 63mila del 2011 a 181mila del 2016 (mentre nel 2017, al 4 dicembre, se ne contano oltre 117mila), non siamo di fronte a un'invasione.

Ma quali sono le previsioni sul futuro? In base alle stime di Fondazione ISMU, estrapolando le tendenze in atto nel periodo 2014-2016 (tenuto conto delle crescenti acquisizioni di cittadinanza), nel prossimo ventennio potremmo assistere a un sempre più ridotto incremento della popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei comuni italiani, sino a raggiungere un massimo di 5 milioni e 374 mila unità alla fine del 2033 e a dar vita, da allora in poi, a una fase di sostanziale stabilità (i residenti si assesterebbero quindi sui 5,3 milioni).

In calo la disoccupazione

Il rapporto sulle migrazioni 2017 presentato oggi a Milano segnala che gli stranieri occupati nel 2016 raggiungono la cifra di 2 milioni e 401mila, contro i 2.359.065 del 2015 e rappresentato il 10,5% dell'occupazione complessiva. Il lavoro immigrato resta in netta prevalenza di tipo dipendente (86,6% degli occupati rispetto al 74,8% degli italiani) e operaio (76,6% rispetto al 30,7% degli italiani). Diminuisce la disoccupazione: nel 2017 gli stranieri senza lavoro sono 437mila, contro i 456mila del 2015. Una particolare attenzione merita il fenomeno dell'inattività: nel 2016 sono 1 milione e 181mila gli stranieri inattivi in età lavorativa (ovvero tra i 15 e i 64 anni), di cui il 72% per cento è costituito da donne. Rimangono invece stabili gli alunni stranieri presenti nel sistema scolastico italiano: nell'anno 2015/2016 gli studenti non italiani sono 814.851 (solo 643 in più rispetto all'anno scolastico precedente) e rappresentano il 9,2% del totale della popolazione scolastica.

Al convegno hanno partecipato Mariella Enoc, presidente di Fondazione ISMU; Massimo Gaudina, Direttore rappresentanza Regionale a Milano della Commissione Europea; Vincenzo Cesareo, Segretario Generale di Fondazione ISMU; Gian Carlo Blangiardo, Responsabile Settore Statistica di Fondazione ISMU. Alla tavola rotonda, "Immigrazione e futuro dell'Europa", moderata dal vicedirettore del Corriere della Sera Venanzio Postiglione, hanno partecipato: Laura Corrado, DG Migration and Home Affairs della Commissione Europea; Nicola Pasini, responsabile linea strategica "Europa e immigrazione" di Fondazione ISMU; Nello Scavo, giornalista di Avvenire.

Nel corso del convegno sono stati assegnati due premi ISMU 2017, in collaborazione con Fondazione Bracco, uno alla cooperativa Nazareth di Cremona che si occupa di minori stranieri non accompagnati, l'altro a Fondazione AVSI per "Cucinare per Ricominciare", un progetto di accoglienza e integrazione di richiedenti asilo e rifugiati tramite la formazione e il lavoro. Un terzo premio è stato assegnato da Fondazione Cariplo a Roberta Lo Bianco, una dei primi tutori volontari di minori stranieri non accompagnati, figura introdotta in Italia dalla Legge n. 47 del 7 aprile 2017.

Nessuna invasione

"È necessario sottolineare - si legge nel Rapporto - come la dinamica degli ingressi in Italia rimane pur sempre ai livelli del recente passato, se non inferiori. La caduta del numero di iscrizioni anagrafiche "tradizionali/regolari" per trasferimento dall'estero, avvenuta ininterrottamente dal 2007 al 2014, ha trovato compensazione negli arrivi non autorizzati sulle nostre coste". Secondo lo studio, "i dati quantitativi sulla presenza straniera in Italia non sembrano mettere in luce dinamiche e prospettive preoccupanti. Infatti anche se gli sbarchi sulle coste italiane sono passati da 63mila del 2011 a 181mila del 2016, fino agli oltre 117mila del 2017 (dati aggiornati al 4 dicembre), non siamo di fronte a un'invasione".

"In ogni modo - prosegue il Rapporto - si osserva un cambiamento qualitativo. Passando in rassegna il panorama delle provenienze di chi è giunto sulle nostre coste nel periodo 2014-2017, le fonti ministeriali mostrano un ridimensionamento delle cittadinanze medio-orientali e una forte crescita di quelle sub-sahariane. La Siria, che alimentava nel 2014 un quarto del totale degli arrivi, è scesa al 5% nel 2015 ed è scomparsa nel 2016 tra le principali nazionalità tributarie del fenomeno. Contemporaneamente la Nigeria ha raggiunto i vertici della graduatoria (dal 5% nel 2014 al 21% del 2016, confermato dal 17% del 2017) e lo stesso vale per il Bangladesh. I dati più recenti sugli arrivi in Italia mostrano la decisa crescita di una componente soprattutto africana, che riflette la combinazione tra guerre, regimi persecutori e condizioni di estrema miseria".

Le previsioni per il futuro sono di un rallentamento della crescita. Secondo stime svolte da Ismu, estrapolando le tendenze in atto nel periodo 2014-2016, si valuta nel prossimo ventennio un sempre più ridotto incremento della popolazione straniera iscritta nelle anagrafi dei comuni italiani, sino a raggiungere un massimo di 5 milioni e 374mila unità alla fine del 2033 e a dar vita, da allora in poi, a una fase di sostanziale stabilità attorno a poco più di 5,3 milioni di residenti. Peraltro, è interessante osservare come, secondo le stesse stime, le variazioni più significative che vanno prospettandosi nella struttura per età degli stranieri residenti in Italia siano, da un lato, la marcata crescita della componente più "matura", a partire dai cinquantenni e con punte particolarmente alte per gli ultra65enni; dall'altro, una forte riduzione sia tra i 35-49enni, sia tra i meno che quindicenni.

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Commenti (3)

  • Allora l'invasione c'è eccome. I migranti sono circa 700.000 ed il 90% sono maschi giovani. I giovani maschi italiani in italia sono circa 7 milioni. Questo fa si che il 9% dei giovani sia migrande!!! e' un numero impressionante! Se poi confrontiamo con il nuonero delle giovani ragazze viene fuori che un ragazzo si 10 non troverà una compagna!! perché ci sono troppi maschi! I dati di questo articolo sono letti in modo distorto! Perché dietro ci sta il business della Droga e dell'accoglienza che frutta milioni! e con i milioni di compri articoli come questo!

  • se sono dati reali, dovremmo iniziare a fare pulizia... a partire dalle 420 mila cacche negre.

  • Marea di c@zz@te....come se sapessero (e volessero...) fornire dati reali....

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