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Sparano in faccia per sfigurare le vittime: viaggio inchiesta sulla "Quarta Mafia"

Il 9 agosto di due anni fa l’Italia si è accorta all'improvviso che esisteva un’altra mafia: la quarta mafia, la più spietata. Tra il 2017 e il 2018 nel foggiano si è registrata la media di un omicidio a settimana e una rapina al giorno

 

Luigi e Aurelio Luciani. Due fratelli, onesti lavoratori e padri di famiglia. Uccisi in un'esecuzione spietata a San Marco in Lamis nel foggiano il 9 agosto del 2017. Forse per uno sbaglio di persona. Più probabilmente perché avevano visto qualcosa che non dovevano vedere. E proprio come è successo in Sicilia con gli attentati di Falcone e Borsellino - proprio oggi cade l’anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta - dopo quel 9 agosto di due anni fa, l’Italia si era accorta all'improvviso che esisteva un’altra mafia. La quarta mafia, la più spietata.

"Non si può andare a lavorare la mattina e non ritornare più. Aurelio e Luigi sono stati rincorsi per 700 metri prima di essere uccisi. Vogliamo sapere cosa è successo quel 9 agosto 2017, lo dobbiamo ai nostri figli". A parlare sono Marianna, la moglie di Aurelio Luciani e Alberto, fratello di Luigi e Aurelio.

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Da Foggia a San Severo, dal Gargano a Manfredonia fino a Cerignola. Dagli anni ’70 a oggi gli omicidi sono stati 360, l’80% dei quali irrisolti. Tra il 2017 e il 2018 nella sola provincia di Foggia si è registrata la media di un omicidio a settimana, una rapina al giorno, una estorsione ogni 48 ore. Traffico di stupefacenti, riciclaggio, rapine, una mafia ancora legata al fenomeno delle estorsioni. Una mafia giovane, fondata sulla vendetta tra clan rivali, violenta e determinata perché ha fretta di emergere, di farsi conoscere, di entrare in una nuova dimensione del crimine, quella globale.

"Alle vittime, i colpi vengono esplosi in faccia e a distanza ravvicinata per sfigurarle e cancellare la loro memoria, per sempre". Ludovico Vaccaro, procuratore capo di Foggia parla ai nostri microfoni: "Se da un lato le azioni sono bestiali e ne costituiscono la pericolosità, dall'altro ne mostrano il punto debole: un cervello criminale poco evoluto ancora in grado di essere sconfitto".

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Una guerra che stiamo combattendo insieme alla Direzione distrettuale antimafia di Bari e che possiamo vincere, sottolinea Vaccaro. Ma c’è bisogno degli imprenditori e della società civile. Solo lo sviluppo economico e sociale infatti può ridare vitalità a questo territorio, esteso, impervio ma ricco di opportunità come l’agricoltura e il turismo. La direzione è quella della cultura della legalità, una corsa a cui non possono mancare le gambe della scuola soprattutto contro la criminalità minorile in ascesa nelle periferie.

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"Non basta studiare Sciascia e 'Il giorno della Civetta', bisogna confrontarsi sui fatti di cronaca, insegnare ai ragazzi i valori della Costituzione partendo dal rispetto per il compagno di banco". Annarita Iatesta, docente di lettere della scuola Bozzini Fasani di Lucera ci racconta il lavoro che quotidianamente bisogna fare nella scuola per formare i cittadini di domani.

E poi la musica, la sua importanza per stimolare nei ragazzi una visione sensibile e profonda della vita come ci spiega Vincenzo Manna, docente di musica: "Dove senti un canto puoi sostare, il malvagio non ebbe mai canzoni".

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