Italia, la 'Repubblica dell'amianto': "Picco di mesoteliomi tra il 2020 ed il 2030"

"Seimila morti ogni anno per l'esposizione alle polveri e fibre killer. Le scuole sono imbottite". I dati allarmanti contenuti nel Secondo rapporto mesoteliomi dell'Osservatorio Nazionale Amianto, in anteprima su Today

“Di amianto si continua, e purtroppo, si continuerà a morire per i prossimi 130 anni, considerando che, anche con le più rosee aspettative, le bonifiche non finiranno prima di 85 anni. Ecco perché occorre bonificare al più presto i 40 milioni di tonnellate contenenti amianto che sono disseminate nell’intero nostro territorio nazionale”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

I nuovi dati epidemiologici diffusi dall'ONA nel dossier “Italia: la Repubblica dell’Amianto” confermano che questo killer provoca ogni anno non meno di seimila morti per mesotelioma, cancro ai polmoni, alla faringe, alla laringe, allo stomaco, al fegato, all’esofago, al colon, al retto e alle ovaie, per non parlare dell’asbestosi con le sue complicazioni cardiocircolatorie, e questo per fermarci alle sole malattie per le quali c’è totale unanimità scientifica. “Anche le scuole sono imbottite di amianto - insiste l’avvocato Ezio Bonanni - 2400 in Italia, censite dall’ONA, per fermarci a quelle che abbiamo censito, ma temiamo che siano di più: e che cosa fanno le istituzioni, e i cittadini? Ecco perché abbiamo creato i nostri Dipartimenti, attraverso i quali forniamo assistenza medica e legale, naturalmente in piena sussidiarietà con le strutture pubbliche”.

Morire di amianto: il caso di Taranto

Solo in Italia sono più di seimila coloro che perdono la vita ogni anno per malattie correlate all'amianto, cui si aggiungono decine di migliaia di nuovi malati. L’emergenza, dunque, non è soltanto sanitaria e giudiziaria, ma è anche sociale ed economica, perché tali patologie sono molto invalidanti e determinano una necessità di assistenza, terapie e cure. E perché morti cruente come quelle che provoca l’amianto sconvolgono intere famiglie e spesso intere comunità anche dopo il decesso. L'Osservatorio Nazionale Amianto cita il caso di Taranto: "L’utilizzo scriteriato di materiali di amianto, in assenza di misure di prevenzione e protezione, determina la malattia e la morte di interi gruppi di lavoratori. E’ sufficiente fare un raffronto sull’indice di mortalità del reparto fonderia dell’Ilva di Taranto con il personale impiegatizio, esposto solo in via indiretta, per dimostrare che c’è un’incidenza di cancro superiore del 50%, e del 400% dei cancri di amianto in chi lavora in fonderia. Se poi si paragona chi lavora come impiegato nell’Ilva di Taranto alla popolazione di Taranto, l’indice di mortalità è comunque superiore al resto della popolazione della città e a sua volta l’indice sulla popolazione di Taranto è comunque superiore a quello di ogni altra città. Per quanto riguarda la sola città di Taranto, la spesa sanitaria per curare i cittadini e lavoratori dalle patologie provocate dalle esposizioni e dall’inquinamento dell’Ilva di Taranto è pari a circa 4.000.000.000 di euro, a cui si aggiungono le altre spese. L’amianto non è stato quindi un business. Forse lo è stato solo per Stephan Ernest Schmidheiny e per coloro che hanno fatto parte della sua corte qui in Italia. Più di 3milioni sono stati i lavoratori esposti all’amianto nel corso dei decenni ed ancora oggi ci sono centinaia di migliaia di cittadini esposti e quindi il rischio di contrarre patologie asbesto-correlate non può dirsi circoscritto".

Cosa fa la politica e le e proposte dell’ONA

La legge che in Italia mette al bando l'amianto c'è e a marzo 2017 ha compiuto 25 anni. Dal 27 marzo 1992 l'Italia ha una norma all'avanguardia che ha messo al bando l'amianto fermandone la commercializzazione. Peccato che nei fatti, per il mancato obbligo di rimozione, per la situazione caotica di centinaia di codici e leggi che regolamentano il monitoraggio, per mappature incomplete o inesistenti dei siti a rischio, per mancanza di fondi per le bonifiche e le discariche specializzate, la "257" sull'amianto rimane una bella legge che non viene pienamente applicata. Per dirne una: le Regioni hanno l'obbligo di trasmettere al Ministero dell'Ambiente i dati relativi alla presenza di amianto sul territorio entro il 30 giugno di ogni anno. Ad oggi i dati delle Regioni risultano molto incompleti e non omogenei. Cosa propone l’Osservatorio Nazionale Amianto? Mappatura e bonifica (la prevenzione primaria per evitare ogni forma di ulteriore esposizione quale unico strumento effettivamente efficace anche per debellare complessivamente questo tipo di patologie), ricerca scientifica e sorveglianza sanitaria (per ottenere la diagnosi precoce e le cure migliori) e l’assistenza ai lavoratori malati e loro familiari, oltre al risarcimento dei danni e alla punizione dei colpevoli.

I nuovi dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale Amianto

Il trend del numero dei nuovi casi di mesotelioma si presenta in Italia in costante aumento, e ciò lo sarà anche per gli anni successivi. L'ONA aveva già a suo tempo censito 20629 casi per il periodo 1993-2011 (tenendo presenti anche i dati del V Rapporto Mesoteliomi), poi occorre tener conto dei casi successivi. L’associazione ha riscontrato un continuo aumento di segnalazioni di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto-correlate. L’associazione ha istituto il Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma e la piattaforma digitale Ona Repac-Registro delle Patologie Asbesto Correlate, attraverso i quali sono state raccolte tutte le segnalazioni dei nuovi casi di mesotelioma. Nel portale Ona Repac-Registro delle Patologie Asbesto Correlate risulta consultabile la mappa interattiva, nella quale risultano centinaia di nuovi casi solo negli ultimi 30 giorni. L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, grazie alle segnalazioni ricevute, alle rilevazioni delle sedi territoriali e del gruppo di lavoro del Dipartimento Ricerca e Cura del Mesotelioma, e all’incrocio di tutti i dati, ha formulato una stima di 3700 mesoteliomi per il periodo dal 1 gennaio 2015 al 31 dicembre 2016.

Negli uomini il 40% dei casi si è manifestato tra i 65 ed i 74 anni, mentre invece il 40% dei casi femminili concentra la manifestazione del mesotelioma nella fascia di età compresa fra i 75 ed gli 84 anni e ciò perché si presume che le esposizioni femminili siano state di minore intensità e quindi con maggiori tempi di latenza. Il mesotelioma presuppone sempre l’esposizione ad amianto, salvo rari casi, ed è di origine professionale per il 90% dei casi per gli uomini e in circa il 50% per le donne, mentre per il resto l’esposizione è ignota e tuttavia non è da escludere che ci siano dei settori nei quali le esposizioni di amianto, nonostante non siano conosciute, si siano comunque verificate. I dati elaborati dall’Ona permettono la ripartizione dei casi di mesotelioma nei diversi comparti, tra i quali spiccano quello edile per il 15,2%; quello dell’industria metalmeccanica, più dell’8,3%; quello dell’industria tessile, per più del 7%; quello della cantieristica navale per circa il 7%. Questi ultimi settori con un limitato numero di lavoratori, ad eccezione del settore edile e della metalmeccanica. Il comparto Difesa, con più di 620 casi, censiti al 2012, rappresenta il 4,1% del totale dei mesoteliomi insorti in seguito alle esposizioni professionali, ed è preoccupante anche il numero dei casi di mesotelioma registrati nel settore della scuola (63, al 2011, con il censimento di almeno altri 20 nuovi casi fino al 2016, per un totale che si stima superiore agli 80 casi), che sono quindi la punta dell’iceberg, che certificano l’inadempimento prima di tutto dello Stato. Così, nel settore dei rotabili ferroviari, fino al 2011 sono stati censiti 505 casi solo di mesotelioma e negli anni a seguire si stima che i nuovi casi per i successivi 5 anni (e quindi fino al 2016), siano saliti a 650.

Le novità sulla terapia del mesotelioma

Per calcolare l'impatto dell'esposizione all'amianto sulla popolazione è opportuno però tenere conto anche delle altre patologie riconducibili all'asbesto. In primis, scrive l'ONA, i decessi per tumore al polmone, non sono inferiori a 3500 l'anno, a cui devono essere sommati i tumori della laringe, delle alte vie aeree, i tumori del tratto gastrointestinale, e quelli dell'ovaio, e altri rispetto ai quali vi sono ancora pochi studi, come i tumori biliari e ai reni. Poi vi sono poi le patologie fibrotiche come le placche pleuriche e gli ispessimenti pleurici e asbestosi, e le complicazioni cardiache e cardiocircolatorie. Ci sono importanti novità sulla terapia del mesotelioma, come spiega il professor Luciano Mutti, titolare della Cattedra di Oncologia Medica e Ricerca Oncologica della Facoltà di Medicina presso l'Università Salfor di Manchester. "Non ci sono dubbi che negli ultimi anni nuovi approcci terapeutici sono stati presi in considerazione per il trattamento del mesotelioma. Tra i fattori che influenzano l’efficacia dei nuovi agenti terapeutici e rendono questo tumore così unico e letale è l’esistenza di un complesso ed alterato microambiente. La “miglior” attuale opzione terapeutica permette di allungare la sopravvivenza di solo 2.7 mesi, e si basa su uno studio pubblicato dal nostro gruppo ben 16 anni fa. Quindi, dovremmo soffermarci a riflettere sul perché non sono ancora stati raggiunti significativi passi avanti dal punto di vista terapeutico. Sulla base della nostra esperienza di ricerca è molto più accurato basarsi sullo studio della biologia del tumore, soffermandosi sullo studio della genetica, dei processi cellulari e delle funzioni che rendono peculiari questo tumore in organismi modello, in linee cellulari prelevate dal paziente o utilizzando sistemi cellulari in 3D, favorendo il nostro impatto clinico. Il nostro scopo dovrebbe essere quello di estendere la sopravvivenza globale di più di tre mesi per il trattamento del mesotelioma. L’approccio genetico per trattare il mesotelioma è attualmente in discussione e valutato poiché è considerato controverso dovuto al basso numero di mutazioni presenti nel mesotelioma. Noi crediamo che soltanto un più integrato ed equilibrato approccio permetterà di andare avanti e raggiungere significativi risultati clinici. Questi incoraggianti piccoli passi sono stati effettuati senza il coinvolgimento di case farmaceutiche ma grazie alla rete di collaborazioni che stanno permettendo di trovare punti deboli di questo incurabile tumore".

Come segnalare i casi di mesotelioma

L’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – ONA Onlus ha deciso di dotarsi di uno strumento che permetterà la raccolta e la sintesi dei dati sull’impatto delle patologie asbesto correlate, sempre più capillare e aperto anche al contributo dei cittadini. Per questo scopo è stato costituito il Centro di Controllo delle Malattie Asbesto Correlate (C.C.M.A.C.) che con la realizzazione dell’applicativo e della piattaforma web (con il sito https://www.onanotiziarioamianto.it/wp/ona/onarepac/) consentirà la gestione dei dati di incidenza delle patologie asbesto correlate che saranno raccolti nelle diverse sedi territoriali, con la possibilità dei cittadini e delle istituzioni di segnalare, anche in forma anonima, i casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate. Parallelamente prosegue l'attività del Dipartimento bonifica e decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi, che permette ai cittadini di segnalare la presenza di amianto su territorio. Uno strumento che contribuisce alla mappatura avviata dalla Guardia Nazionale Amianto al fine di richiedere la  bonifica dei siti contaminati e la collaborazione delle istituzioni locali nello spirito di sussidiarietà proprio dell’Associazione. In un anno e mezzo di attività le segnalazioni pervenute al portale sono 852, di cui 619 in forma anonima e 233 mediante registrazione nominale.

"Il picco di mesoteliomi si verificherà tra il 2020 ed il 2030"

Il mesotelioma può manifestarsi anche a distanza di 40-50 anni dalla prima esposizione alle polveri e fibre di amianto. Poiché il periodo di più intenso utilizzo e di più elevata esposizione è quello dal 1960 al 1985, e tenendo conto dei tempi di latenza, secondo l'Osservatorio il presumibile picco delle patologie asbesto-correlate, ed in particolare dei mesoteliomi, si verificherà tra il 2020 ed il 2030. Tant’è vero che il trend dei mesoteliomi è in continuo aumento, con 1800 casi del 2015 e 1900 nel 2016. "Le importazioni italiane di amianto grezzo sono state sempre superiori a 50mila tonnellate/anno fino al 1991 e ci sono stati casi di importazione anche nei tempi più recenti", come denunciato dall’ONA e come confermato anche dal Governo.

Tutte condizioni che, nella totale assenza di validi strumenti di prevenzione primaria e di efficace prevenzione tecnica, hanno innescato una vera e propria epidemia di patologie asbesto-correlate, con un trend in aumento dei casi di mesotelioma, che sono stati stimati in 1800 per il 2015 e 1900 per il 2016. Se si tiene conto che soltanto il 5% dei malati di mesotelioma sopravvive ai 5 anni, l’impatto per il solo mesotelioma è pari a 1800 decessi per il 2016. Poiché i decessi per tumore polmonare da amianto sono almeno il doppio dei casi di mesotelioma, vi è un’ulteriore incidenza di circa 3500 decessi (stima prudenziale a ribasso), e complessivamente 5300 decessi solo per queste due patologie e, tenendo conto di tutte le altre, il conteggio finale di circa seimila decessi l’anno è stata formulata in via prudenziale dall’associazione perché si teme che i casi siano maggiori.
 

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