Meno delitti, più persone in carcere: così gli allarmi sulla sicurezza fanno crescere i detenuti

In Italia diminuiscono sensibilmente i reati - soprattutto quelli che creano maggiore allarme sociale - ma crescono i detenuti presenti nei 190 istituti penitenziari della Penisola. I perché di un fenomeno preoccupante spiegati nel XIII Rapporto sulle condizioni di detenzione

C'è un grande paradosso nella situazione carceraria italiana. Il numero dei detenuti torna a crescere - e con esso, di conseguenza, riemerge il tema del sovraffollamento degli istituti penitenziari - ma i reati diminuiscono sensibilmente. Perché? Nei dati forniti da "Torna il carcere", il Rapporto sulle condizioni di detenzione elaborato da Antigone, l'associazione che da oltre vent'anni si occupa di carceri, diritti umani e tortura, emerge una oggettiva ossessione per la sicurezza, spesso veicolata da media e social network poco attenti ai numeri reali o ingigantita dalle requisitorie populiste e indelicate di politici in cerca di consensi facili.

I numeri, quelli reali forniti dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e raccolti da chi come Antigone da anni visita tutte le strutture carcerarie italiane, ci aiutano a capire meglio. Negli ultimi sei mesi il numero dei detenuti presenti nei 190 istituti penitenziari italiani è aumentato di circa 1500 unità, raggiungendo quota 56.436. Una crescita progressiva ma non lineare: nel semestre precedente la crescita era stata di circa 1100 unità. Negli ultimi sedici mesi i detenuti sono cresciuti di 4.272 unità. Dalla fine del 2015 alla fine del 2016 il tasso di affollamento è passato dal 105% al 108,8%. Al 30 aprile 2017 eravamo già al 112,8%. I detenuti in custodia cautelare sono passati dal 34,1% del 2015 al 34,6% di oggi. Secondo il Rapporto di Antigone, aumenta la percentuale degli stranieri in carcere, che passa dal 33,2% della fine del 2015 al 34,1% di oggi. Aumentano i detenuti per condanne inferiori ai tre anni (dal 23,7% al 24,3%) e diminuiscono i detenuti per condanne superiori ai dieci (dal 28,9% al 28,6%), dimostrando così che ci si allontana da quel modello di extrema ratio cui l'uso del carcere dovrebbe essere improntato.

Eppure, come detto, i reati in Italia diminuiscono sensibilmente. Nel 2015 il totale di quelli denunciati è stato pari a 2.687.249, contro i 2.812.936 del 2014. Negli ultimi decenni il calo di alcuni reati è stato enorme: nel 1991 gli omicidi sono stati 1.916, a fronte dei 397 del 2016. Nel giugno del 1991 i detenuti erano però 31.053. Dunque si ammazzava cinque volte di più, ma si finiva in galera due volte di meno. "Non si era ossessionati dalla sicurezza", conclude Antigone. Ancora, tra il 2014 e il 2015 diminuiscono tutti i reati che dovrebbero creare maggiore allarme: violenze sessuali (-6,04%), rapine (-10,62%), furti (-6,97%), usura (-7,41%), omicidi volontari (-15%). Tra il 2014 e oggi i delitti sono diminuiti senza che fossero approvate norme che cambiassero in modo significativo la legislazione pre esistente. Nonostante ciò, i detenuti sono tornati a crescere inesorabilmente.

MENO REATI, PIU' DETENUTI: CAPIAMO PERCHE'

Le spiegazioni possono ricondursi a tre circostanze, secondo Antigone. La prima: tra il 2010 e il 2014 c'è stata una grande attenzione pubblica sulle carceri e il sovraffollamento, sia giurisdizionale (con la sentenza Torreggiani nel 2013, in cui la Corte europea dei Diritti dell'uomo condannò l'Italia per i trattamenti inumani o degradanti subìti dai ricorrenti, sette persone detenute per molti mesi nelle carceri di Busto Arsizio e di Piacenza) che politica (il messaggio alle Camere del capo dello Stato Giorgio Napolitano, sempre nel 2013). Il messaggio arrivato agli operatori di Polizia e giudiziari, in entrambi i casi citati, era di ridurre la pressione repressiva. Nel frattempo, però, complice ovviamente l'avvicinarsi delle elezioni politiche, è ripartita una campagna sulla sicurezza che evita accuratamente di fondarsi sui dati della realtà ma piuttosto si appella alla percezione di insicurezza, adottando un atteggiamento repressivo nei confronti soprattutto di persone che vivono ai margini della società. Ultima circostanza, poi: alla fine del 2015 è giunta a scadenza, non rinnovata, la misura straordinaria a tempo della liberazione anticipata speciale, che portava da 45 a 75 giorni il periodo di sconto pena per buona condotta concedibile a semestre.

I REATI PER CUI SI FINISCE IN CARCERE

Al 31 dicembre 2016, erano 30.900 le persone in carcere condannate o accusate di reati contro il patrimonio (24,8% del totale dei reati), contro i 29.913 dell'anno precedente. A seguire, la tipologia di reati più rappresentata negli istituti di pena italiani era quella dei reati contro la persona, con 21.887 detenuti (pari al 17,8% dei reati), a fronte delle 21.468 del 31 dicembre 2015. A 18.702 detenuti erano ascritte violazioni della normativa sulle droghe (erano 17.676 un anno prima). Queste violazioni rappresentavano il 15% del totale dei reati. 9.944 erano i detenuti in carcere per violazione della legge sulle armi (erano 9.897 nel dicembre 2015), 7.407 erano i detenuti per reati contro la pubblica amministrazione (erano 6.923), 6.967 le associazioni di stampo mafioso (contro le 6.887 dell'anno precedente), 6.373 le persone in carcere per reati contro l'amministrazione della giustizia (erano 6.006 un anno prima). Troviamo poi 4.503 reati contro la fede pubblica, 3.004 contro l'ordine pubblico, 2.194 contro la famiglia, 1.457 reati contro la pubblica incolumità, 1.797 violazioni del Testo unico sull'immigrazione, 1.067 delitti contro il sentimento e la pietà dei defunti, 794 delitti contro la pubblica economia e 724 violazioni della legge sulla prostituzione. Ben 3.869 sono le persone in carcere per piccoli reati di tipo contravvenzionale. 2.949 sono gli altri reati censiti. Naturalmente a ciascun detenuto può essere ascritto più di un reato.

CUSTODIA CAUTELARE, COSTI E PERSONALE

Questo il quadro che, peraltro, fa dell'Italia il quinto paese dell'Unione Europea con il più alto tasso di detenuti in custodia cautelare. Al 31 dicembre 2016, infatti, i detenuti ancora in attesa di una sentenza definitiva (e quindi innocenti fino a prova contraria) erano il 34,6% (percentuale in crescita rispetto all'anno precedente quando erano il 34,1%). La media europea è del 22%. Nel 2008, la carcerazione in assenza di condanna definitiva riguardava il 51,3% dei detenuti. Le riforme degli ultimi anni hanno permesso una certa deflazione, senza tuttavia riportarci a soglie accettabili in linea con il resto d'Europa. Il ricorso alla custodia cautelare - sottolinea Antigone - è peraltro ingiusto e selettivo, giacché riguarda soprattutto i detenuti più vulnerabili come gli stranieri.

648 sono i milioni che l'Italia ha speso dal 1992 a oggi per risarcire le ingiuste detenzioni cautelari. 42 milioni solo lo scorso anno. Il bilancio del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nel 2017 è di circa 2,8 miliardi di euro. Una cifra sostanzialmente stabile negli ultimi anni, anche se in calo di quaranta milioni rispetto al 2016. Più del 70% delle risorse va alla voce "polizia penitenziaria". Solo l'8,5% di esse, invece, è speso direttamente per i detenuti (tra attività di istruzione, culturali, ricreative e sportive). In definitiva, nelle carceri italiani ci sono molti agenti, pochissimi educatori e poco personale medico e paramedico. Il rapporto tra detenuti e agenti in Italia è di 1,67: per ogni poliziotto poco più di un detenuto e mezzo. Quando si sente parlare di carenza d'organico bisogna dunque tenere a mente che ciò è dovuto a un numero molto alto di agenti previsti nelle piante organiche. 

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