Euro? No, grazie: parte il referendum

Da due settimane il Partito Base Italia e l'Unione Movimenti di Liberazione hanno cominciato una raccolta firme per un referendum abrogativo per abolire la moneta unica. "Non c'è più tempo, troppa esasperazione"

"Uscire dall’euro. Subito. Senza dubbi, senza ripensamenti, senza aspettare di essere ancor più devastati da una crisi economica senza precedenti" questo è l'obiettivo del Partito Base Italia e dell'Unione Movimenti di Liberazione (Uml). Così da due settimane alcuni volontari si stanno impegnando per poter raccogliere le firme necessaria a istituire un referendum d'iniziativa popolare.

Serviranno 500 mila firme e i volontari avranno a disposizione 90 giorni e il primo quesito referendario sarà volto ad abrogare il decreto legislativo 213 del 24 giugno 1998 dal titolo che riguarda le "Disposizioni per l'introduzione dell'Euro nell'Ordinamento Nazionale a norma dell'art 1 comma 1 della legge 17 dicembre 1997 n. 433". Recita invece il secondo: "Volete Voi che sia abrogata interamente la Legge 17 dicembre 1997 n. 433, pubblicata nella G.U. n. 295 del 19 dicembre 1997, dal titolo: "Delega al Governo per l'introduzione dell'Euro"?

Insomma, come ci dice il presidente del Uml, Filippo Sciortino l'esasperazione è trasversale: non sono più le classi sociali più deboli a non riuscire ad andare avanti ma tutta la popolazione. Le ragioni sarebbero addebitabili alla moneta unica europea. "In vari comuni la gente si sta recando a firmare. In particolare stiamo ricevendo consensi in zone del Friuli, Veneto, Lombardia, Toscana, Lazio, Sicilia".

Ma perché gli italiani dovrebbero uscire dall’euro? “Perché l’Unione Europea non è nata per unire i popoli, ma per sottometterli - continua Sciortino - Quasi 7 mila suicidi in Italia, le migliaia e migliaia di aziende che stanno chiudendo. Cosa vogliamo aspettare ancora?". C'è già chi ha rinunciato alla moneta unica: "In Sicilia stanno progettando una moneta complementare, il grano. Il solo fatto di dare vita a questo progetto ha fatto risalire la fiducia nel settore commerciale. In Veneto ci sono circuiti in cui si basa tutto sullo scambio e si riduce al minimo l'uso dell'euro".

L'obiettivo è quello di ricominciare ad avere una sovranità monetaria nazionale, concetto che non vale soltanto per l'Italia ma per tutti i Paesi dell'Unione che stanno subendo la crisi: "La banca nazionale svizzera ha dichiarato recentemente che lo Stato che guadagnerebbe di più a lasciare l'euro sarebbe l'Italia e io non posso non crederci. Con l'introduzione dell'euro il nostro Paese ha dovuto sottostare a dei diktat che hanno impedito la crescita delle aziende e questo è accaduto anche negli altri Paesi europei che stanno subendo la crisi".

La proposta del referendum per l'abolizione dell'euro ha anche ricevuto consensi da parte di alcuni partiti politici: "Alcuni esponenti della Lega si sono detti interessati, tra cui anche il governatore della Lombardia Maroni. Ma è normale: il premio nobel per l'economia Krugman ha recentemente detto che l'Italia si sta apparentando con i Paesi del terzo mondo e noi confermiamo. Riceviamo centinaia di mail ogni giorno con le storie di piccoli imprenditori disperati, dipendenti pubblici che non arrivano a fine mese. Una situazione d'emergenza".

Il movimento e l'idea del referendum hanno già degli ispiratori e dei punti di riferimento a livello politico: "Siamo vicini a Marie Le Pen e a chi sta combattendo per farsì che l'Europa cessi d'esistere. Se persino la corte costituzionale tedesca con una sentenza ha detto che la Germania deve smettere di fare sforzi per salvare l'euro e uscire dall'unione monetaria, perché non dovremmo farlo anche noi? E' l'ultima possibilità che abbiamo".

Ma per ora non si scenderà in piazza: "Ci siamo dissociati dalla protesta dei Forconi dei mesi scorsi e domani anche se appoggiamo le ragioni della mobilitazione della Confederazione Nazionale Artigiani non saremo con loro in Piazza del Popolo a Roma. Pensiamo di non essere più in democrazia ma in un sistema autoritario e l'unica arma che abbiamo per combattere tutto ciò sono i provvedimenti giuridici. Per questo vogliamo raccogliere le firme al più presto e dare vita al referendum abrogativo No Euro".