Fine vita, la lettera di Remo Cerato prima del suicidio assistito: "Politica senza coraggio"

La straziante lettera del 58enne di Germagnano (Torino) ex dipendente della Cartiera, morto due giorni fa per una grave patologia neurodegenerativa

Remo Cerato (Facebook)

Non può che commuovere, ed essere uno sprone affinchè la politica si attivi per davvero, la lettera di Remo Cerato, 58enne di Germagnano (Torino), ex dipendente della Cartiera ed ex consigliere comunale. E' morto due giorni fa per una grave patologia neurodegenerativa che se lo è portato via in pochi mesi. L'annosa assenza di una legge sul fine vita è intollerabile. E Remo Cerato con toni pacati ma decisi, racconta come abbia scelto di concludere la propria esistenza con il cosiddetto suicidio assistito: interrompendo l’alimentazione e aumentando le dosi di morfina. Avrebbe preferito farlo con l'eutanasia legale,per soffrire di meno, per una maggiore dignità. Il suo è un atto d'accusa alla politica. E un appello per una legge sul fine vita degna di un paese civile.

Lascia la moglie Carlotta, tre figli, tanti amici e colleghi della Cartiera che tanto aveva difeso in vita. L'ultimo saluto a Cerato si terrà domani, giovedì 12, alle 15,30 nella parrocchia di San Grato, in piazza della Chiesa nella sua Germagnano.

La lettera di Remo Cerato

"Ciao! Il mio percorso in questa vita si sta per concludere e voglio salutarvi tutti personalmente - scrive Cerato in un post pubblico su Facebook -. Stanotte, con una crisi respiratoria, sono diventato ufficialmente un grosso problema per i miei ragazzi, problema che non posso più tamponare con adeguamenti al ribasso. Grazie per avere condiviso qualche piccola o meno piccola cosa con me. Lascio il mio profilo ai miei figli, a mia moglie e l'utilizzo a scopo ludico al mio amico Gian. Non siate sorpresi dell'epilogo che ho scelto, perché è in linea con quello che sono sempre stato. Non posso permettere a questa terribile malattia di fare ancora di più. Ha già distrutto il mio fisico del quale ero orgoglioso, ha cancellato il mio lavoro, ha fiaccato la mia psiche con mesi di terrore conoscendone bene l'evoluzione, mi ha già allontanato dai miei affetti ed in futuro mi costringerebbe a diventare un peso dannoso per i delicati equilibri familiari. Ho ancora un ruolo ed una responsabilità: tutelare i miei figli a qualunque costo... e per farlo non devo danneggiare troppo il luogo sicuro della loro infanzia con una presenza sempre più destabilizzante. Loro sono il mio orgoglio, la mia proiezione nel futuro e sono stati la mia vita finchè è stata tale. Quindi... lo devo fare... è molto semplice! In verità, la mia decisione iniziale è sempre stata un'altra, ma continuando a rimandare una scelta che mi è oggettivamente difficile, sono giunto all'impossibilità di auto infliggermi proprio un bel nulla... Subentra il piano B".

"La politica è in colpevole ritardo"

"Lancio, in qualità di parte in causa, un'accusa/appello affinchè la politica, già in colpevole ritardo per una legge sul fine vita che, se fosse stata in vigore, mi avrebbe regalato qualche sofferenza in meno, trovi il coraggio di affrontare e sanare una mancanza grave - scrive Cerato - . Morire in ospedale... vuol dire farlo in diversi giorni, morendo di sete e di morfina. E'quello che chiamano suicidio assistito... cosa molto diversa dall'eutanasia legale. E' il lavarsene le mani per mancanza di coraggio e lungimiranza politica, è fortemente deludente. Porterò con me i miei momenti più importanti e gli affetti più profondi. Spero di tornare in una qualche forma per stare vicino a coloro che ho amato e che devo lasciare con un dolore straziante. Me ne andrò incompiuto ed arrabbiato, assolutamente non in pace perchè subisco la mia morte come un'intollerabile ingiustizia. Lascio figli da crescere, lascio progetti incompiuti... nessuna compensazione di nessun'altra vita, compresa quella eventuale "eterna", potrà mai risarcirmi di quanto sono obbligato a lasciare in questa".

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