Con la riforma del Senato sarà più facile dichiarare lo stato di guerra

L'allarme è stato lanciato dalla Rete italiana per il disarmo. Con la tanto voluta riforma del governo Renzi basterà soltanto un partito di maggioranza per dichiarare guerra

Un allarme che riporta alla mente brutti e oscuri periodi della nostra storia e di quella dell'Europa: con la riforma del Senato sarà più facile dichiarare lo stato di guerra. Tutto è partito dalla Rete italiana per il disarmo e da altre organizzazioni pacifiste. Con la riforma istituzionale voluta dal governo Renzi per ridurre gli sprechi istituzionali, tra i vari provvedimenti c'è anche la modifica dell'articolo 78 della Costituzione che recita: "Le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari".

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Il tutto dipende sia dalla riforma del Senato che da quella che cambierà la legge elettorale. Le preoccupazioni della Rete italiana disarmo non sono da sottovalutare, come ci spiega il suo coordinatore, Francesco Vignarca: 

Abbiamo fatto una nota congiunta con Rete della Pace e Sbilanciamoci, le tre principali reti pacifiste e disarmiste in Italia che raggruppano circa 200 organizzazioni per sottolineare che una modifica così rilevante viene attuata quasi recependo in automatico, formalmente, quasi da burocrate.

Con il Senato che diventa camera delle autonomie i suoi membri potranno esprimere pareri su atti normativi della Camera. Il rischio che ne deriva è quello che la dichiarazione dello "stato di guerra" sia affidata solo ai deputati, quindi la decisione venga presa fondamentalmente soltanto con i voti del partito di maggioranza alla Camera. "Insomma una minoranza rispetto al Paese e all'elettorato" continua Vignarca.

C'è qualcuno che ha deciso di muoversi in questo senso: alcuni parlamentari hanno presentato un emendamento per alzare il numero di consensi necessari a due terzi dei deputati. Ma quello che chiedono la Rete italiana disarmo e le associazioni pacifiste va oltre: "Vorremmo che su questo tipo di variazioni e su questo tema si aprisse una discussione più generale per capire cosa vuol dire ripudio della guerra e quali meccanismi mettere in pista - dice Vignarca che aggiunge - la soluzione immediata potrebbe essere la proposta di questi parlamentari che almeno spinge ad alzare il quorum di modo che sia più qualificato, perché altrimenti il rischio è che ci vogliano meno voti per dichiarare lo stato di guerra che per eleggere il presidente della Repubblica". Quello che potrebbe accadere è "la sospensione del corso naturale della democrazia e la riattivazione del codice militare". Per i pacifisti quello che il governo sta facendo potrebbe essere il frutto di una "leggerezza". Di conseguenza bisogna intervenire subito: "Sono questioni fondative della nostra Repubblica. Chi ha scritto la nostra Costituzione sapeva bene cosa fosse la guerra e per questo il ripudio era netto. A noi piace l'idea di poter riaprire una discussione politica e pubblica su questi argomenti a cominciare dall'articolo 78 e dall'articolo 11 della Costituzione dove chiaramente si dichiara che 'l'Italia ripudia la guerra'" conclude Vignarca.

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