A San Ferdinando i braccianti continuano a morire: "La peggiore smentita alle vanterie di Salvini"

Le ruspe del ministro dell'Interno hanno cancellato una delle più vergognose baraccopoli d'Italia, ma non hanno risolto il problema. Chi raccoglie gli agrumi continua a morire, esattamente come prima

La tenda dove è morto un migrante la notte scorsa in un incendio divampato nella nuova tendopoli gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas a San Ferdinando, 22 marzo 2019. ANSA/Marco Costantino

Le ruspe di Salvini non rappresentano una soluzione per San Ferdinando. Nella Piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria, i braccianti impegnati nella raccolta delle arance continuano a morire. Bruciati vivi negli incendi divampati nelle tende. Esattamente come prima, ma a pochi metri di distanza dalla vecchia baraccopoli sgomberata pochi giorni fa con una prova muscolare del Viminale.

A San Ferdinando è morto un altro bracciante

I fatti. Un migrante di cui non sono ancora note le generalità è morto la notte scorsa in un incendio divampato nella nuova tendopoli, gestita prima dal Comune ed ora dalla Caritas. La tendopoli si trova a poche centinaia di metri dalla vecchia baraccopoli - smantellata nelle scorse settimane per volontà del ministro dell'Interno Matteo Salvini - dentro la quale lo scorso anno tre migranti hanno perso la vita a causa di incendi divampati nelle strutture fatiscenti di cui era fatta.

San Ferdinando, la tendopoli che ospita alcuni migranti della vecchia baraccopoli

"Speravamo di non dover più raccontare episodi come questi, ma purtroppo è accaduto ancora", ha detto stamattina il sindaco di San Ferdinando, Andrea Tripodi. "Non ce lo aspettavamo, è una tragedia inattesa, un fatto che non doveva succedere e che ci addolora", ha affermato Vincenzo Alampi, direttore della Caritas di Oppido Mamertina Palmi.

E invece no. C'è poco di inatteso, purtroppo. Perché il problema dei braccianti che raccolgono alcune delle arance che compriamo nei supermercati è stato spostato di pochi metri ma non risolto. Centinaia di persone continuano a vivere in condizioni di sfruttamento lavorativo inaccettabile, alla mercé dei caporali. E continuano a vivere sotto le tende, spesso tra grovigli di fili elettrici da cui possono generarsi cortocircuiti. La tendopoli, realizzata alcuni anni fa dalla Protezione civile, è attrezzata, con presenza di servizi igienici e presidi sanitari, ed è vigilata. All'inizio di marzo, la struttura è stata ampliata per consentire il trasferimento di una parte dei migranti che viveva nella baraccopoli sorta a poche centinaia di metri e che è arrivata ad ospitare, nel periodo invernale della raccolta degli agrumi, anche tremila persone. La baraccopoli è stata definitivamente abbattuta il 7 marzo scorso. I migranti che sono confluiti nella nuova tendopoli sono stati complessivamente 840. Ma evidentemente questo non basta ad impedire che si possa morire bruciati vivi in un rogo.

"Chiediamo che sia fatta piena luce sulle circostanze di questa tragedia", denuncia il sindacato USB. "È la peggiore conferma agli allarmi inascoltati dell’Unione Sindacale di Base, che da anni si batte affinché la soluzione agli immani problemi dei lavoratori della piana di Gioia Tauro passi per il riconoscimento dei diritti salariali e previdenziali e per l’insediamento abitativo diffuso, attuando cioè il piano che prevede il riutilizzo delle migliaia di case sfitte o abbandonate della zona. È anche la peggiore conferma di quanto strumentale e disumana sia la linea del ministro dell’Interno, nonché senatore eletto in Calabria, Matteo Salvini, l’uomo che non più tardi di due settimane fa si vantava di aver risolto ogni problema demolendo le baracche di San Ferdinando".

Quale soluzione per i braccianti di San Ferdinando?

"È stata finalmente cancellata una delle più vergognose baraccopoli d’Italia dove proliferavano degrado, illegalità e sfruttamento. Dopo anni di chiacchiere, ora sono arrivati i fatti", si era vantato il ministro, supportato dal prefetto di Reggio Calabria. Le chiacchiere purtroppo sono le sue, le loro. Non un solo problema dei braccianti della piana di Gioia Tauro è stato risolto con l'esibizione muscolare contro i lavoratori. Non è con le tendopoli o con altre soluzioni emergenziali che si metterà fine alla condizione disumana nella quale vivono e lavorano i braccianti di San Ferdinando".

La soluzione prospettata dall'Unione sindacale di base per i lavoratori agricoli della Piana di Gioia Tauro è quella dell'inserimento abitativo diffuso, "con il riutilizzo del cospicuo patrimonio di case vuote e/o abbandonate. Una soluzione sulla quale era stato trovato un punto d’incontro e di trattativa con le istituzioni locali, ma che Salvini ha deciso di spazzare via a colpi di ruspa".
 

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