Sea Watch, nel governo l'unica voce è di Salvini: "assordante" silenzio di Conte e M5s

Dal premier e dal Movimento 5 stelle non arrivano né commenti né tantomeno prese di posizione sul caso. Direttiva del Viminale che diffida la nave della Ong ad entrare in acque territoriali italiane. Mediterranean Hope: "In Libia torture sistematiche"

Foto repertorio

Sarà una lunga giornata quella di oggi sul fronte migranti. La Sea Watch si dirige verso Malta, dopo aver fatto inizialmente rotta su Lampedusa ed esser arrivata a poche miglia dalle acque territoriali italiane. Di fatto la nave è però ferma. Non è chiaro verso quale porto procederà e - unica certezza - non potrà restare al largo ancora per giorni.

Una direttiva ad hoc del Viminale vieta alla nave umanitaria di soccorso di entrare  in acque italiane. Prima ancora che venisse assegnato ufficialmente Tripoli come porto sicuro per lo sbarco dei 53 migranti soccorsi da Sea Watch 3 - assegnazione rifiutata dalla Ong, perché la Libia non è un porto sicuro -, i legali della Ong, Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, avevano annunciato una querela per diffamazione nei confronti di Salvini. Annuncio cui il Viminale ha replicato ieri sera con una direttiva che diffida la nave ad entrare in acque territoriali italiane.

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La posizione della Sea Watch alle 7.30 di oggi (fonte: Marine Traffic)

Germania disponibile ad accogliere i 53 migranti

"Se necessario sono pronto a mandare degli autobus per prendere queste persone". Il sindaco di Rottenburg annuncia, insieme ad altre città tra cui Berlino, la propria disponibilità ad accogliere le 53 persone soccorse da Sea Watch.

Direttiva Salvini contro Sea Watch: "Divieto ingresso e transito"

La direttiva del dicastero guidato da Salvini dispone di "vigilare affinché il comandante e la proprietà della nave Sea Watch 3 si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare; rispettino le prerogative di coordinamento delle Autorità straniere legittimamente titolate ai sensi della vigente normativa internazionale al coordinamento delle operazioni di soccorso in mare nelle proprie acque di responsabilità dichiarate e non contestate dai paesi costieri limitrofi; non reiterino condotte in contrasto con la vigente normativa nazionale, europea ed internazionale in materia di soccorso in mare, di immigrazione, nonché con le istruzioni di coordinamento delle competenti Autorità". Alle autorità di polizia il compito esecutivo "a partire da ogni possibile forma di diffida", si legge nella direttiva, intimando il "divieto di ingresso e transito nelle acque territoriali, in caso di eventuale avvicinamento dell’imbarcazione in acque di responsabilità italiane".

Tra le considerazioni introduttive della direttiva che preannunciano le disposizioni di "divieto di ingresso e transito" della Sea Watch 3 in acque territoriali italiane, viene spiegato che, secondo la Convenzione di Montego Bay, "un eventuale transito della nave nell’area marittima di competenza italiana in violazione delle disposizioni in materia di immigrazione si configurerebbe, necessariamente, quale passaggio 'non inoffensivo'. Nel mirino la condotta della Sea Watch 3 che, in questo caso, ha rifiutato il porto di sbarco assegnato (Tripoli): "Anche in ragione del pregresso reiterato modus operandi - si sottolinea nella direttiva - può ragionevolmente evincersi l’intenzione dell’assetto navale di condurre attività analoghe alle precedenti condotte finalizzate al preordinato trasferimento in Italia di migranti in condizione di irregolarità, per le quali pendono procedimenti penali per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina".

La direttiva ricorda inoltre che l'attivita di soccorso in mare "incentiva gli attraversamenti via mare" e "può determinare rischi di ingresso sul territorio nazionale di soggetti coinvolti in attività terroristiche o comunque pericolosi per l’ordine e la sicurezza pubblica, in quanto trattasi nella totalità di cittadini stranieri privi di documenti di identità e la cui nazionalità è presunta sulla base delle rispettive dichiarazioni".

Mediterranean Hope: "In Libia torture sistematiche, negati diritti umani"

''Condividiamo la scelta di Sea Watch di non riportare in Libia i migranti soccorsi e salvati nel Mediterraneo per la semplice ragione che in Libia non c'è alcun porto sicuro. Lo attesta l'Alto Commissariato per i rifugiati dell'Onu e lo confermano le cicatrici sui testimoni che arrivano a raccontarci l'inferno libico". Lo dichiara Paolo Naso, coordinatore di Mediterranean Hope - Programma rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia. "Le persone che abbiamo incontrato e accolto in questi anni - continua Naso - descrivono un paese in cui si pratica sistematicamente la tortura, un paese in guerra, costellato di centri di raccolta e detenzione in cui sono negati fondamentali diritti umani".

"Di fronte a questa tragedia, come cristiani non possiamo voltarci dall'altra parte e per questo solidarizziamo con chi continua a praticare accoglienza e solidarietà. Lo facciamo insieme a tante chiese protestanti europee - ad esempio la Chiesa evangelica tedesca che proprio nei giorni scorsi ha visitato l'equipaggio della Sea Watch nel porto di Licata - che insieme a noi sostengono i nuovi samaritani che, di fronte a persone ferite e perseguitate, non proseguono sulla loro strada ma, evangelicamente, le soccorrono e se ne fanno carico", conclude Naso.

Migranti, l'assordante silenzio di Conte e del M5s

''Mentre Salvini si imbarca, è davvero il caso di dirlo, nell'ennesimo braccio di ferro con la Sea Watch, Conte preferisce non commentare. E' davvero incredibile come palazzo Chigi  abbia appaltato la nostra politica migratoria al Viminale''. Lo afferma il senatore del Pd Edoardo Patriarca. ''Considerare la Libia porto sicuro vuol dire bendarsi gli occhi e  fregarsene di cose avviene nel Mediterraneo. Le sparate propagandistiche di Salvini le conosciamo, ma perché Conte su questi temi non prende mai posizione?'', conclude Patriarca.

Anche dal Movimento 5 stelle non arrivano né commenti né tanto meno prese di posizione sul caso. Curioso, se si pensa che è la prima forza di governo e che c'è un suo uomo al Ministero dei Trasporti. L'imponente macchina comunicativa pentastellata sceglie la linea del silenzio: nessun comunicato stampa, nessuna dichiarazione del vicepremier Luigi Di Maio né degli esponenti del governo né di alcun deputato o senatore sul caso Sea Watch. L'intesa Lega-M5s sul tema immigrazione c'è, e non traballa mai.

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